Il vicepresidente Ue: «Le idee di Salvini sull’immigrazione sono rivoltanti» | italia | Il Secolo XIX

4 Marzo 2015 0 Di macwalt

ilsecoloxix.it – Il vicepresidente Ue: «Le idee di Salvini sull’immigrazione sono rivoltanti» – Marco Zatterin corrispondente da Bruxelles

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Bruxelles – «Tutto si tiene», confessa Frans Timmermans. Lo dice in italiano, alla vigilia del dibattito di orientamento sulla questione dei flussi migratori previsto per oggi alla Commissione Ue, di cui l’olandese è primo vicepresidente. «Per tutti i governi è un caso da affrontare in modo omnicomprensivo – spiega -. Si impone più efficacia nel combattere gli illegali, ma si deve anche trovare una via per utilizzare i flussi legali e metterli al servizio dell’economia. Sono due facce della stessa medaglia. Se non risolvi l’una, difficilmente la gente accetterà l’altra».

L’ex ministro degli Esteri del governo Rutte, già diplomatico, poliglotta e socialista, suggerisce la necessità di «combinare politica estera, efficacia normativa, interventi nelle regioni di provenienza dei rifugiati e rafforzamento della sicurezza dei confini esterni». Oltretutto, aggiunge, «abbiamo bisogno d’una vera solidarietà fra gli Stati», cosa non facile nell’era dei populismi diffusi quanto le minacce. «Dobbiamo agire in modo razionale – spiega –. Senza commettere gli errori che fanno dire alla gente “stanno distruggendo la nostra vita”».

Le regole ci sono. Spesso non sono ben applicate.
«In effetti vanno usati strumenti e leggi esistenti in modo migliore e più coordinato. Il fenomeno è mutato, non riguarda solo alcuni. Ecco l’esigenza d’un approccio diverso e di nuova politica comune».

A Lampedusa riprendono gli sbarchi. Le soluzioni potrebbero arrivare troppo tardi .
«Non è vero. Il problema che abbiamo in Libia, per esempio, è che non c’è uno Stato con cui parlare, bensì tre gruppi che non lavorano insieme. Renzi ha ragione. Serve uno sforzo maggiore per favorire la nascita di strutture libiche funzionanti. Bloccherebbe il flusso dei rifugiati. Può essere fatto in tempi brevi».

Come arginare i trafficanti di anime in fuga?
«Sono grandi gang criminali a cui la gente paga 4500 euro in cambio del rischio di morire nel Mediterraneo. Dobbiamo identificare i loro asset finanziari, abbiamo strumenti europei e nazionali per farlo. Trovare i soldi, vedere dove vanno, scoprire chi possiede le navi. Guadagnano milioni sfruttando chi fugge dalla guerra. Possiamo fermarli».

I Ventotto hanno davvero la volontà di farlo?
«C’è un’ambizione diffusa fra le capitali di aumentare la cooperazione solidale alla voce “Immigrazione”.

In ogni paese esiste però un Salvini che dice cose come «i padani sono vittime della pulizia etnica coordinata dall’Ue».
«È un pensiero rivoltante».

C’è chi gli crede e lo vota.
«Invito sempre a diffidare dei politici che hanno soluzioni semplici per problemi articolati, di chi trova sempre qualcuno a cui dare la colpa. Gli estremisti affermano che è tutto facile. Poi non li vedo rispettare le promesse fatte».

Avete rifinanziato la missione Triton in febbraio. Ci potranno essere altri soldi?
«Seguiremo la situazione. Non lo escludiamo».

La questione migratoria si unisce al dossier Sicurezza, no?
«È l’altra faccia, anche se è sciocco pensare che con una diversa politica per l’immigrazione si fermano i jihadisti. Chi commette gli attacchi vive già fra di noi».

Qual è la risposta?
«Identificarli e sapere come si muovono. Rafforzare Schengen per sapere chi esce e quando torna. Serve un migliore scambio di informazioni, una piattaforma che permetta ai servizi di polizia di lavorare insieme, per esempio mediante Europol. E un sistema europeo per la raccolta dei dati dei passeggeri».

Il jihadismo è anche un problema sociale.
«Ha radici profonde. Sono giovani che si sentono esclusi e nei salafiti vedono chi li fa sentire a casa. È problema sociale, ma anche morale: sono catturati dal totalitarismo».

Come opporsi?
«C’è molto da fare in termini di istruzione e consapevolezza. Non si diventa jihadista in un attimo. È un cambiamento graduale che bisogna riuscire a capire».

Siamo in pericolo?
«Non esistono società sicure. Siamo vulnerabili perché aperti. Ma la risposta non è chiuderci, sarebbe un errore tragico. Diventeremo ostaggi dei terroristi».

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