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Una strage contro il pensiero | Oliviero Beha

La strage nella redazione di “Charlie Hebdo”, il magazine satirico parigino che si è sempre fatto (giustamente) beffe di tutti come nel famoso caso delle vignette su Maometto, è in qualche modo una strage annunciata. Hanno colpito un bersaglio eclatante, più eclatante dei cosiddetti “obiettivi sensibili”, per mandare un messaggio terroristico in chiave Isis che si può rivoltare contro i mandanti di tale atto. Se la partita si gioca tra Islam fondamentalista e Islam moderato su scala europea, colpire un bene simbolico come la libertà d’espressione attraverso una simile strage può sortire un effetto di terrore, ma insieme una resistenza alla rassegnazione.

La visibilità immateriale del bersaglio (fra l’altro senza reale cordone di difesa delle forze dell’ordine: perché? L’intelligence non poteva prevedere qualcosa del genere? Davvero?) può colpire durissimamente cuori e menti costringendo a una diversa consapevolezza della situazione, proprio perché è senza confini: non è una chiesa, o un palazzo delle Istituzioni o altro del genere, luoghi fisici, non da immaginare ma da vedere.

La satira di “Charlie Hebdo” è invece la rappresentazione del pensiero difficile da restringere. E’ questo che fa la differenza.

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