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Neocatecumenali: chi sono i cattolici che fanno figli come conigli – nextquotidiano.it

nextquotidiano.it- Neocatecumenali: chi sono i cattolici che fanno figli come conigli. Una frase del Papa su quanti figli deve avere una coppia cattolica sembra puntare il dito contro i neocatecumenali, ma i problemi del Movimento sono ben altri – Giovanni Drogo

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Durante il volo che lo ha riportato a Roma dopo la visita pastorale nelle Filippine il Papa ha rilasciato diverse dichiarazioni ai giornalisti. Una di queste sembrava fare un riferimento non troppo velato ad una delle “sette” cattoliche più importanti e diffuse. Il Papa infatti ha detto che secondo lui una famiglia ideale ha al massimo tre figli e che non c’è alcun bisogno per i cattolici di “fare figli come conigli”. Con chi ce l’aveva il papa quando parlava di fare figli come conigli? Il pensiero va subito ai Neocatecumenali, ma in che rapporti sono le comunità del Cammino Neocatecumenale con il pontificato di Papa Francesco?

PAPA FRANCESCO E I NEOCATECUMENALI

In realtà i rapporti tra Papa Francesco e il movimento fondato da Kiko Argüello e Carmen Hernández non sono pessimi, anzi. Il primo febbraio 2014 il Papa ha ricevuto in udienza alcuni rappresentati del movimento del Cammino (tra cui il suo fondatore Kiko) e in quell’occasione ha sostanzialmente dato il via libera ai neocatecumenali a dire messa come piace a loro. Un successo insomma visto che la liturgia eucaristica del Cammino era uno dei punti maggiori di attrito con le parrocchie che ospitano le comunità dei neocatecumeni. Sostanzialmente il Papa ha bloccato la procedura d’esame (intrapresa verso la fine del pontificato di Benedetto XVI) degli abusi liturgici commessi dal Movimento. Certo, il Papa aveva anche mosso tre “rimproveri” a Kiko e ai suoi. Il primo riguardava il loro rapporto con i vescovi, che spesso è fonte di conflitti interni alla Chiesa; il secondo invece la modalità con la quale i missionari del Movimento neocatecumenale approcciano le culture locali, spesso con poca attenzione per le differenze culturali. Il terzo ammonimento papale invece riguardava invece il trattamento degli adepti. Questa è la questione più spinosa per il Movimento, che a quanto pare esercita non poche pressioni su coloro che stanno all’interno e soprattutto su quelli che scelgono di abbandonare il Cammino. Insomma per Papa Francesco il problema non è tanto che i Neocatecumenali “facciano figli come conigli” quanto aspetti ben più importanti della loro pratica religiosa.

GLI SCRUTINI

C’è un aspetto particolarmente interessante del modo di fare Chiesa dei neocatecumenali: gli scrutini. In breve gli scrutini sono un vero e proprio procedimento d’esame al quale sono regolarmente sottoposti gli adepti. Ad esaminare i singoli membri della comunità, sono i catechisti che rivestono parecchio potere all’interno del Movimento. Gli scrutini hanno lo scopo di valutare se gli adepti e la comunità dei fedeli sono pronti per fare il passo successivo nel Cammino. Durante questi momenti molto intensi gli adepti vengono invitati a raccontare i dettagli più intimi e privati della loro vita, davanti ai catechisti e a tutto il resto della comunità. Naturalmente a volte questa modalità viene usata, secondo alcuni, per ottenere qualcosa dal partner. Ad esempio si può accusare la moglie di essere “chiusa alla vita” per forzarla a concedere favori sessuali. Ecco come due fuoriusciti raccontano si svolgono gli scrutini:

Come e quando si svolgono gli scrutini?
C: Sono i catechisti a decidere quando la comunità è pronta a passare ad una fase successiva del cammino. Solo allora i membri della comunità vengono interrogati dai catechisti, che fanno domande riguardanti la vita personale, per saggiare il livello di conversione alla fede di ciascuno. Gli scrutini si svolgono all’interno di saloni parrocchiali o in qualche salone degli alberghi dove si svolgono le convivenze. Di solito si svolgono la sera, dopo le 21 (e si protraggono, a volte, fino all’1.30). Ogni membro della comunità viene a turno fatto sedere avanti al crocifisso e di fronte all’équipe di catechisti e l’interrogatorio avviene davanti a tutti gli altri fratelli. La croce serve per far vedere, come prescrive Kiko, che i candidati si trovano davanti a Cristo, per cui in nessun modo si può mentire o essere reticenti. Le domande sono a tutto campo, e i catechisti non hanno riguardo per alcun tipo di privacy. Non fanno mai domande di carattere trascendente, ma si soffermano sempre a chiedere dei nostri rapporti coniugali, familiari, sessuali, sociali, lavorativi, ecc.

Da chi è composta l’équipe che compie lo scrutinio?
C: Interamente da laici, ad eccezione d’un membro che è il presbitero. Il suo ruolo però è del tutto marginale: i nostri scrutini erano sempre guidati dai laici. Se il sacerdote interviene è sempre per confermare quanto detto dai catechisti. Finito lo scrutinio, i catechisti si ritiravano per decidere tra loro se il candidato era o meno idoneo ad essere ammesso alla tappa successiva.
Spesso i contenuti dell’interrogatorio erano drammatici e succedeva che la gente si mettesse a piangere disperata. Alla presenza dei propri figli, genitori, consorti, si venivano a sapere particolari intimi, come le infedeltà coniugali. Ricordo che una coppia, davanti a tutti, apprese dalla figlia che aveva rapporti prematrimoniali col fidanzato. In un’altra occasione una donna raccontò i desideri sessuali del marito nei suoi confronti, per difendersi dalle accuse dei catechisti che ritenevano la coppia “chiusa alla vita”.

Eravate sempre costretti o confessavate le vostre colpe anche in assenza di una sollecitazione esplicita?
C: Spesso le persone erano così soggiogate da queste dinamiche che confessavano cose intime anche quando non era esplicitamente richiesto. Questo ad esempio avveniva quando qualcuno di noi offriva una “testimonianza” del proprio cammino nella fede: in una assemblea regionale, un membro di un’altra comunità disse davanti a circa 300 persone di essersi unito a sua moglie durante la giornata trascorsa in albergo. A volte si confessavano colpe inventate o ingigantite, per non correre il rischio di essere chiamati davanti a tutti falsi o ambigui. Far vedere a tutti d’essere peccatori era quasi un motivo d’orgoglio, perché chi non aveva nulla da raccontare era visto da noi come un fariseo.

Questa modalità non è differente da quella cui vengono sottoposti gli adepti di Scientology durante i numerosi “audit” per poter accedere ad un livello ulteriore di conoscenza all’interno nella setta fondata da El Ron Hubbard. Durante il processo di Auditing gli adepti vengono invitati dai Clear a raccontare ogni aspetto della loro vita e ogni cosa detta viene registrata. In questo modo Scientology ha a disposizione un immenso archivio di “nefandezze” compiute dai suoi membri. Costringere gli adepti a confessare i propri peccati, a dire la verità su sé stessi, è un metodo utile (e banale) usato dalle religioni e dalle setti di tutto il mondo per poter ottenere una maggiore presa sulle menti dei fedeli. Come per i Clear anche ai catechisti neocatecumenali il fedele deve obbedienza assoluta ed è tenuto a obbedire gli ordini del catechista senza discuterli.

IL CAMMINO DEL DENARO

Come tutti i grandi Movimenti religiosi anche i Neocatecumenali hanno bisogno di denaro. Nel Cammino si parla di “decima” ovvero dell’offerta che tutti i fedeli che hanno raggiunto “il secondo passaggio” sono tenuti a versare per poter far fronte alle necessità della comunità (affitto dei locali, arredi sacri etc). A quanto sembra i fedeli subiscono notevoli pressioni psicologiche al momento di dover versare il loro contributo, e non si parla di raccolte da poche centinaia di euro, denaro che non viene rendicontato formalmente:

Nel 1998 – racconta – raccogliemmo la bellezza di 66 milioni di lire. In parte in contanti, in parte in catenine, collane e altri monili d’oro che io, come responsabile, fui incaricato di vendere»: due terzi rimangono al gruppo per le attività, un terzo finisce «nelle tasche del vescovo».

A quanto pare i soldi non servono solo per le esigenze della comunità locale:

Convinta a partecipare all’incontro del papa con le famiglie, circa due anni fa andai a Milano, successivamente partecipai all’incontro con Kiko Argüello – per conto mio un “assatanato” -, la cosa che mi ha più schifato, sentirlo urlare per convincere la gente a sborsare cifre considerevoli perchè l’affitto della fiera andava pagato, se ricordo bene chiedeva centinaia di migliaia di euro.
Di Kiko e Carmen si sa veramente tutto, o sono degli impostori, che accumulano per se cifre da capogiro.

Spesso è Kiko stesso a chiedere soldi per poter organizzare le “convivenze” (gli incontri di catechesi). In occasione dell’incontro a Manila del giugno 2014 Kiko inviò una lettera chiedendo 400.000 euro per una conferenza per 1500 aspiranti seminaristi. E sono diverse le testimonianze di ex-adepti che se ne sono andati via dal Movimento proprio a causa della sfacciata esibizione di lusso ostentata dal fondatore e dalle figure principali del Movimento.

oltre la decima

ABBANDONARE IL CAMMINO

Quando si va a cercare qualche informazione sulle sette religiose non è raro imbattersi nei racconti di chi, dopo averne fatto parte per molti anni, ne è uscito e racconta la sua esperienza. Questo perché “da fuori” è difficile avere una percezione di quello che succede all’interno. È successo con il romanzo di Ignazio Tarantino “Sto bene è solo la fine del mondo” dove l’autore racconta in modo romanzato la sua esperienza tra i Testimoni di Geova. E succede anche andando a leggere i numerosi blog che mettono in luce alcuni aspetti poco conosciuti della vita all’interno del Cammino Neocatecumenale. Per quanto riguarda i neocatecumenali la maggioranza delle persone sa infatti solo una cosa ovvero “che fanno tanti figli” ma sono altri i punti controversi del Movimento fondato e diretto da Kiko, Carmen e Don Mario Pezzi (la cosiddetta triade del Cammino). Tutti i racconti letti hanno in comune una cosa: chi abbandona il Movimento viene considerato un Giuda, un traditore che deve essere isolato dalla comunità:

Chi è rimasto dentro, come vi tratta?
M: Siamo stati totalmente emarginati. Alcuni ci guardano con compassione o disprezzo, altri neanche ci guardano. Kiko stesso dice che nella Chiesa sono necessari i Giuda. Io sono una di quelli. Se non avessi la fede nella Chiesa, mi deve credere, sarei disperata. Ci sono stati anche suicidi nel Cammino.

Questo naturalmente costituisce un potente deterrente psicologico per coloro che avessero intenzione di lasciare il Cammino; le comunità neocatecumenali monopolizzano l’intera vita sociale degli adepti che, una volta usciti, si trovano nel bel mezzo di un deserto relazionale.

Una testimonianza di un ex-neocatecumenale raccolta da http://www.internetica.it/neocatecumenali/testimonianze-ex.html

Infine un consiglio per tutte le coppie che volessero seguire il consiglio papale in materia di procreazione responsabile senza però infrangere le severe regole riguardanti la contraccezione:

The Loophole by Garfunkel and Oates

Foto copertina Kiko Argüello al raduno vocazionale del Cammino Neocatecumenale via Flickr.com

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Neocatecumenali: chi sono i cattolici che fanno figli come conigli.

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6 Comments

  1. Sono stato nel cammino (anzi ci sono nato visto che i miei genitori vi facevano parte) e confermo tutto quello che questo articolo dice.
    Ciò che inculcano i catechisti e l’ambiente che sta più in generale è talmente potente che ha persino sovrastato gli insegnamenti di mio padre (che nonostante fa parte del cammino lo ritengo di una rara minoranza libera da tutti questi bigottismi, non a caso è un teologo e capisce bene cos’è la chiesa, i membri del cammino sono spesso ignoranti).
    Resta il fatto che per via dei sbagliati insegnamenti inculcatomi dal cammino ho avuto una vera e propria psicosi dove pensavo di essere indemoniato.
    La cosa peggiore è che ho seguito alla lettera un’affermazione che spesso fanno i catechisti (chi vi è dentro può confermare) ama i tuoi nemici. questo mi ha portato alla pazzia, mi sono umiliato davanti ad una persona che mi aveva fatto del male e questa cosa mi ha deformato mentalmente.
    Sono esaurito per via dei discorsi che troppo spesso vengono fatti all’interno del cammino (viene persino detto o ti fai prete o ti sposi!!!!!!).
    Un giorno ho portato la mia ragazza ad una messa neocatecumenale e il mio catechista mi chiede “convivete? perchè se è così non potete prendere la comunione” di fronte a lei (per inciso io con questa ragazza vi stavo da solo 5 mesi) SCANDALOSO IL BIGOTTISMO!!!!
    la pressione psicologica viene anche da chi è troppo preso da questo movimento infatti ad un mio amico dopo una messa ho detto “vado a ballare con i miei amici” e la risposta è stata “ci diamo alla pazza gioia eh!” come se ballare con i miei amici e perchè no ubriacarsi un po’ sia anatema più grande
    confermo le pressioni psicologiche che hai quando esci, un mio amico di comunità mi disse di dire a tutti la mia intenzione di andarmene (perchè io saggiamente mi volevo lentamente allontanare) e io l’ho fatto, la risposta è stata primo totale indifferenza da parte dei miei “fratelli” (non ho ricevuto da allora in poi neanche più una telefonata da nessuno di loro) in secondo, sono tornato dopo alcuni mesi e ho solo sentito battute ironiche sulla mia scelta.
    Poche cose buone posso prendere dal cammino, forse l’unica è la buona abitudine di pregare con i propri figli la domenica mattina un ideale momento di dialogo tra genitori e figli molto costruttivo che in futuro nonostante fuori dal cammino attuerò perché inculcatomi da mio padre, nonché i valori cristiani (se letti bene) portano splendore ad una persona, ma credo che non sia stato il cammino a inculcarmi quei valori bensì i miei genitori a cui voglio un mondo di bene.
    Oggi sono fuori tranne qualche volta vado a trovare i miei amici veri che ne fanno ancora parte ma ascolto le messe in modo molto distaccato (prendendo la comunione in una sola specie come è previsto dalla messa normale).
    Posso in definitiva dire che ora che ne sono uscito mi sento molto più libero, libero di godermi la vita senza quel pressante senso di colpa che avevo ogni volta che alzavo un po’ il gomito (come è normale che un ragazzo di 23 anni faccia a volte, senza esagerare ovviamente), godermi la vita con la mia ragazza (assolutamente proibito prima del matrimonio all’interno del cammino).
    la parola che dico a seguito della mia scelta è LIBERTA’

  2. Mi sento di commentare perché quando si generalizza si rischia sempre di cadere nell’errore. Primo, perché una persona può avere i suoi problemi al di là dei posti che frequenta o dei “movimenti religiosi” cui fa parte. Secondo, é facile intervistare persone che sono uscite e che magari serbano del rancore verso il cammino, per motivi personali e tutto. Innanzitutto non si parla di “setta” o “movimento”. Poi, la realtà non mi sembra affatto quella descritta dall’articolo. Per esperienza affermo che ascoltare la Parola e prendere l’Eucaristia, insieme a tutte le altre cose annesse, sono un’ancora per chi non vede altra via d’uscita che la depressione o l’angoscia. E in ogni singolo momento il cammino mi ha aiutato e continua a farlo. Non sono migliore di nessun altro. E credo che se una persona prova cosi tanto rancore é perché non è soddisfatta dentro. Ah e non si è mai detto che se si è catecumeno bisogna avere molti figli. Bisognerebbe capire il senso di Libertà secondo me.

  3. caro michele credo alluda a me riguardo a quella persona che ha problemi, sebbene le cause della mia psicosi sono molteplici che non sto qui a raccontare sono senza ombra di dubbio assai rilevanti gli insegnamenti del cammino troppo spesso esagerati ed estremisti. La prego di non controbattere riguardo alle cause della mia psicosi perché so solo io cosa ho passato e le cause che l’hanno portata e le auguro di non vivere un’esperienza del genere.
    Lei ha perfettamente ragione nel ritenere che prendere l’eucarestia e ascoltare la parola portino alla salvezza spirituale e psicologica di una persona (non a caso continuo ad andare a messa la Domenica mattina ma a quella tradizionale).
    Per farle capire il concetto prendo ad esempio un annedoto dove una signora divorziata chiede a papa Francesco di prendere l’eucarestia visto il suo parroco non glie lo permette, la risposta del santo padre fu “cambia parroco”.
    Essere cristiani significa amare punto! senza questi moralismi posti in essere dal cammino che dimostra sempre di più di essere ritardato e non al passo con i tempi.

  4. Mi permetta una domanda, come fa dire che non sono soddisfatta dentro? io sono pienamente soddisfatto dentro, questo lascia capire come nel cammino spesso si usino anche a cuor leggero schemi mentali predefiniti che poco tengono conto dell’interlocutore…. come si suol dire chi ha orecchi per intender intenda

  5. Mi dispiace averle fatto credere questo, ma la mia intenzione era tutt’altro che insultarla o comunque giudicare lei o la sua vita. In realtà parlavo in generale, riferendomi agli esempi riportati nell’articolo. Sicuramente, e con tutta la sincerità, le dico che non era mia intenzione riferirmi a lei. La Pace

  6. Io sono nata nel cammino e ci sto tutt’ora,posso dire che nonostante molte volte mi sia trovata con la voglia di andare via,sono testata e con i miei buoni motivi. Penso non si debba generalizzare troppo su queste faccende anche perché spesso parlando della propria esperienza si tende a non guardare con occhi critici. Vorrei ricordare che siamo tutti uomini e di conseguenza tutti pecchiamo, perciò non si può dire che tutto il cammino è così perché dove sono stata io facevano e dicevano così… Io per esempio mi sono trovata bene crescendo nella comunità dei miei,con gli altri figli della comunità sono cresciuta e chi non ha continuato da adulto e chi invece si,ma sono testati comunque i rapporti stretti,e lo stesso vale per le persone che sono uscite dalla mia comunità in questi anni di cammino,vengono ricordati ogni giorno nelle preghiere anche in comunità con affetto e non come emarginati o giuda…le vie del Signore sono infinite ci ricordano sempre i catechisti, perciò che qualcuno scelga un altro percorso diverso dal nostro non è da considerare traditore. Inoltre proclamiamo una fratellanza che non è solo tra noi del cammino ma con chiunque,in quanto tutti siamo fratelli e non solo quelli che voi chiamate “adepti”. Quoto poi chi ha ricordato che non siamo una setta. Il papà ci ha ufficialmente riconosciuti e anzi ci ha anche incoraggiati e questo perché ha visto che abbiamo fatto molto di buono. Ma come quando si parla di idee,tutto è da vedere quando si parla di metterle in pratica. I principi sono gli stessi dei cristiani,ma ci sono persone che estremizzano esageratamente ma come succede per ogni religione! La comunità mi è sempre stata molto vicina,mi hanno sostenuta in momenti difficili sia con la vicinanza che economicamente…la decima tanto criticata va a fine mese al fratello che più ne ha bisogno e che il mese dopo ridarà per aiutare qualcun’altro come ha aiutato lui…e gli scrutini anche a me avevano messo tanto dubbi,ma inanzitutto non sono registrati,e poi ha me ha aiutato alla fine aprirmi verso qualcuno che ha fatto giuramento di non parlarne al di fuori,mi sentivo giudicata all’inizio è vero,ma poi ho visto che ascoltando anche gli altri ti rendi conto che magari qualcuno che giudicavi è così perché ha vissuto quello che ha vissuto,ti aiuta a conoscere più a fondo i fratelli e te stesso,a sentirti più vicino a loro,a ricordarti che siete tutti umani e nessuno è perfetto,ne tu ne gli altri.impari a guardare gli altri in modo diverso ,al contrario di quello che si crede impari a guardare con meno giudizio è più cuore. E i catechisti non so i vostri ma i nostri sono i primi ad averci parlato di loro anche dell’intimità,ci hanno chiesto obbedienza si ma mettendosi comunque allo stesso livello nostro,in quanto loro erano lì dove siamo noi qualche anno prima. Sono i primi a ripeterci ogni volta che se ci chiedono qualcosa è per noi è per la comunità e ci ricordano sempre che loro non sono migliori di noi ma bensì a volte anche peggio di noi,perché loro non sono Dio. Fare il cammino è una scelta tua,come in tutti i cammini si può cadere e ricadere,ma impari…io almeno ho imparato tanto…e per quanto riguarda i figli…nessuno ti dice sii come i conigli,io sono l’ultima di sei figli e sai che dicono sempre i miei? “Nessuno ci ha detto quanto dovevate essere,siete venuti e basta e ringraziamo Dio per questo perché ognuno di voi è stato un dono grande!”. La scelta è di ognuno e io ringrazio di essere nata in una famiglia numerosa perché non avete idea che palestra di vita sia…e che grande dono…se resti è una scelta tua,se vai via è una scelta tua,siamo tutti figli dello stesso Dio a prescindere dal movimento che seguiamo…e come tali dovremmo cercare di capirci e accertarci non giudicarci…e questo è un messaggio che molto spesso non arriva fuori ma neanche dentro al cammino…non siamo adepti siamo uomini che hanno fatto la scelta di un cammino di fede più intenso e in comunione con gli altri,mangiamo e respiriamo e pecchiamo come tutti. Non obblighiamo nessuno a fare nulla e non vogliamo arricchirsi alle spalle di nessuno.per quanto riguarda Kiko…è il primo che si è allontanato da una vita di ricchezza per imparare a vivere nelle favelas con i poveri,poteva starsene a casa tranquillo e invece gira il mondo con la sua musica e messaggi d’amore di speranza è di incoraggiamento,io l’ho visto e ascoltato anche quando era malato,quando era distrutto dalla morte di Carmen…è un uomo proprio come noi,non santo ma di sicuro non uno che vuole arricchirsi alle spalle di tutti noi. E i suicidi nel cammino ci sono stati come ci sono sempre fuori dal cammino,questo perché ripeto siamo tutti umani ognuno con la sua vita col suo bagaglio di esperienze e col suo modo di affrontare le situazioni,il cammino anzi ti incoraggia a vivere la vita è a rispettarla anche quando va tutto male ti dice che devi avere speranza e non arrenderti,che il bene verrà quando meno te lo aspetti,che non sei solo che sei amato così come sei e non importa quanto sbagli, c’è un papà che ti amerà sempre e comunque anche così

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