Le tre elezioni del 2015 che tengono Europa e mercati col fiato sospeso

2 Gennaio 2015 0 Di luna_rossa

Ad Atene e Madrid due partiti anti-sistema avanzano nei sondaggi e minacciano di provocare un terremoto nella politica europea . A Londra voto decisivo per capire se il futuro del Paese sarà dentro la Ue o fuori

di Gabriele Meoni

1. Elezioni 2015 / Grecia

È il primo appuntamento elettorale dell’anno, e quello più temuto dai mercati. Si vota il 25 gennaio, oltre un anno prima del previsto perché il Parlamento greco non è riuscito a eleggere il capo dello Stato . Lo spauracchio di Bruxelles e delle Borse si chiama Alexis Tsipras, il giovane e rampante leader della sinistra radicale che ormai da 5 anni calca da protagonista la scena politica ellenica. Perché i mercati lo temono? Perché i sondaggi lo vedono in vantaggio sul premier uscente Samaras e dunque come il favorito a guidare il nuovo Governo.

Tsipras nei mesi scorsi ha detto che in caso di vittoria vuole rinegoziare gli accordi con Ue e Fmi, abbandonare le politiche di austerità e cancellare buona parte dei debiti che deve rimborsare agli Stati europei e alla Bce. L’ex studente della gioventù comunista greca ha però ammorbidito i toni nelle ultime settimane, chiarendo che non vuole assolutamente portare il Paese fuori dall’euro e sfumando le bellicose minacce di ristrutturazione del debito. E’ parso insomma più pragmatico. I mercati hanno apprezzato e sembrano meno spaventati di qualche mese fa. Molti analisti scommettono sul fatto che anche in caso di vittoria, Tsipras non riuscirà a formare una coalizione e la Grecia tornerà alle urne come già accaduto nel 2012. Uno scenario che in ogni caso prelude a un 2015 all’insegna dell’instabilità politica ad Atene, proprio nell’anno in cui il Paese esce dal programma pluriennale di aiuti Ue-Fmi.

2. Elezioni 2015 / Gran Bretagna

Nigel Farage (Afp)

 

 

Il voto del 7 maggio in Gran Bretagna è uno dei più importanti del dopoguerra. In gioco c’è infatti la permanenza del Regno nell’Unione Europea e la sua coesione interna dopo il referendum di settembre sull’indipendenza della Scozia, che è fallito ma ha lasciato non poche scorie. I sondaggi vedono in leggero vantaggio i Laburisti di Ed Miliband sui Conservatori del premier uscente David Cameron. Terzo incomodo non è più il Partito liberaldemocratico ma lo Ukip del combattivo Nigel Farage, che fa dell’uscita dalla Ue la sua bandiera programmatica. Un’ipotesi ormai sul tavolo, se è vero che Cameron ha promesso in caso di vittoria di indire nel 2017 un referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell’Unione Europea dall’esito nient’affatto scontato. Referendum che i Laburisti assolutamente non vogliono.

Di fronte a un bivio così drammatico, il mondo delle imprese e la City sono ovviamente in allarme. Il voto è talmente incerto che secondo il Financial Times finirà per dar vita a una grande coalizione tra Labour e Tories. Un governo di unità nazionale senza precedenti nel dopoguerra inglese, ma visto come unico argine alla doppia minaccia rappresentata dallo Ukip e dal Partito nazionalista scozzese.

3. Elezioni 2015 / Spagna

Pablo Iglesias (Afp)

Quello spagnolo è in ordine cronologico il terzo voto cruciale del 2015 europeo, ma non quello meno importante. Mariano Rajoy, il premier uscente del partito popolare, cerca la riconferma dopo il trionfo del 2011 che aveva messo fine all’era socialista. Fino a pochi mesi fa la sua vittoria appariva scontata: nonostante gli scandali di corruzione che hanno coinvolto in pieno i Popolari, Rajoy può vantare a suo favore i progressi dell’economia. La Spagna infatti sta uscendo dalla crisi meglio dei suoi vicini, ha ripreso a crescere, persino la disoccupazione comincia a diminuire e si respira una certa fiducia.

Poi è arrivato Podemos. Un partito in fasce – ha dieci mesi di vita – che alle elezioni europee di maggio ha ottenuto l’8% dei voti e secondo un recente sondaggio è clamorosamente balzato al primo posto, proprio davanti ai Popolari. Un vero terremoto. Guidato dal trentaseienne Pablo Iglesias, ha nel mondo universitario e giovanile la sua base elettorale ed è lo sbocco politico di quel movimento degli Indignados che aveva invaso le piazze spagnole al culmine della crisi. Paladino della lotta alla corruzione, Podemos è stato spesso associato a movimenti di sinistra, ma preferisce qualificarsi come una forza anti-regime che vuole portare in Parlamento le istanze provenienti dal basso, lotta contro i pignoramenti delle case da parte delle banche, chiede meno austerity. È probabile che di qui al voto d’autunno i suoi consensi scendano ma è certo che non potrà più essere ignorato. La Spagna, unico Paese europeo rimasto finora al riparo dai movimenti anti-sistema, non è più un’eccezione e il vento dell’instabilità politica ora soffia anche su Madrid.

viaElezioni 2015 / Grecia.

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