Hanno più fame di noi |Un colpo di remo|di walter maccari

19 Gennaio 2015 0 Di macwalt

Un colpo di remo – Hanno più fame di noi, i volti emaciati, scavati dalla sofferenza ed anche dallo sdegno per quanto subiscono oltre certune convinzioni trasmesse loro dai vari Mullàh, e Ahkbar, .che ne hanno condizionato l’aspetto interiore depotenziando una dignità di soggetti pensanti e determinanti. Son tutti schiavi (come noi d’altronde) di un Omar così come lo sono del Profeta, dell’alcol e del sesso e non hanno altro pensiero che “ il credere” e che cio’ li innalzerà fino al cielo.

jihad2 -imagos dal web

Li vedo con lo sguardo sfuocato considerare la vita di sacrifici che stanno vivendo qui nella periferia dell’Impero, in attesa, massima attesa, di un riconoscimento civile, o di una moschea che non sia uno squallido garage, e di un riscatto nel presente che diciamolo chiaramente è interdetto a loro così come ai nostri milioni di “poveri” che li hanno accolti tra maledizioni e rabbia mai sopita, segno di un razzismo sempre più pressato, nelle bidonville di ciascuna Capitale del Regno.

Il sacrificio supremo porta alle porte del Paradiso e ci si arriva con le mani bagnate del sangue del miscredente, dell’ateo e del diversamente credente… Lotta secolare tra Damasco e Granada, tra la Sacra Porta e Vienna, tra Washington e Kabul, tra Roma e Tripoli che non si è mai interrotta a sentir urlare i Boko Haram, il Califfo o Al Quaeda, che ormai hanno fatto strale di quanto ingenuamente pensavamo di offrire, ma che la televisione mondiale ha sconfessato denunciando l’incapacità occidentale di risolvere i propri problemi civili e lasciando indegne risposte ai Salvini, ai Gasparri, alle NKW con croce uncinata che vanno riempiendo un’altra volta quelle stesse periferie di bidonville che intristiscono i nostri quartieri periferici.

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Noi ci possiamo permettere di nominare il nome di Dio invano e addirittura chiamarlo Guido in spregio certo non della fede, ma evidenziando quanto nella nostra cultura abbia diritto di cittadinanza, la satira, il nudo e lo sberleffo, proprio perché abbiamo gli strumenti logici e ideologici per affermare che di quasi tutto è vero anche il suo contrario.

Noi certo, ma noi chi? Noi occidentali, noi che purtroppo abbiamo dato potere alla vergogna, alla tortura, alla violenza, al sesso a pagamento, che dalle notti di Samarcanda è arrivato alle fellatio in Casa Bianca.

Noi occidentali che non siamo andati oltre certune immagini datate e depotenziate dell’alto pensiero civile che abbiamo elaborato, creato: il Socialismo, la Liberté e la Dignità, strumenti della grandezza non del dio ma dell’uomo, che annunciavano un tempo di pace e di progresso per tutta l’umanità.

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Strumenti e partecipazione creati nell’intimo come azione generante e spirituale, ma pregni di un risultato sociale; e quel creato quale attributo di Dio è divenuto esso stesso strumento dell’uomo quasi sconfiggendo il Dio ma comunque somigliante a un attributo del Dio.

E come si può sconfiggere una fede e non pagarne il tributo come divisione immanente, così nel momento che noi uomini occidentali abbiamo ricordato la creazione del Dio è ri-cominciata la lotta fratricida tra pensiero e credenza.

Lo scontro secolare è stato per secoli addomesticato e l’occidente del Mondo con la supremazia tecnico industriale ha mascherato le molte mancanze dottrinali nella spensieratezza giovanile di un tempo momentaneo di pace, una tregua che la nostra cultura non è riuscita ad utilizzare portando in avanti le lancette della storia dell’Uomo; quella Libertè appare naufragata nel lager di Guantanamo. La Dignitas appare sommersa di Findomestic e Casinò Royale, e pure il Socialismo sembra sconfitto dai rinascenti nazionalismi e i gratta & vinci di una improbabile ricchezza personale.

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Il panorama è desolante e forse l’orizzonte appare migliore dove sono radicate alcune convenzioni sociali di uguaglianza così come manifestate nei paesi dell’Est Europa e nella Cina del dopo Mao tze Tung, ma è assolutamente disperante tra quei milioni di diseredati creati dalle dittature militari dei signori del petrolio, tra shaarie e regni assolutisti dove il tempo sembra essersi fermato e dove ancora l’unica parola credibile appare una summa teologica medievale.

I nostri sberleffi non bastano più, le differenze sono aumentate e l’ingiustizia regna sovrana e le nostre bamboline colorate non sono più sufficienti a fermare l’indignata protesta civile e religiosa, collante di una umanità disprezzata che altro non ha che richiamarsi a quel sacrificio che noi offriamo ampiamente nelle nostre bidonville e che loro hanno traslato in un riscatto personale di fronte al Dio… Poiché non riusciamo più a tenerli a freno con immaginari paradisi materiali contemporanei, siamo divenuti ormai ai loro occhi spenti e spiritati soltanto preda, vittime del sacrificio possibile per l’ingresso nei giardini di Allah. Facilmente identificabili come oggetti, noi che mai siamo riusciti a riconoscerli come soggetti anche perché è una battaglia civile che non abbiamo ancora realizzato per noi stessi, siamo messi prepotentemente davanti alla sola via di scelta del credente: combatterli per non morire decapitati.

macwalt

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