Il Califfo ora fa strage anche di musulmani | Giornale del Popolo

4 Novembre 2014 0 Di macwalt

gdp.ch – Lotta agli jihadisti – Il Califfo ora fa strage anche di musulmani. Mentre la coalizione internazionale anti-ISIS guarda solo a Kobane (Siria), lo Stato islamico marcia verso la capitale irachena Baghdad. Massacrando chiunque si opponga al piano folle di Al Baghdadi, come le tribù sunnite della zona.

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ndr – ma i vestitini tutti uguali chi li cuce?? – macwalt

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Miliziani dell’ISIS mentre marciano nella piana di Ninive (che ora hanno occupato). -di Maria Acqua Simi

È di ieri l’ultimo proclama dello Stato islamico: «Arriveremo al cuore di Gerusalemme, colpiremo il Sinai». Hanno detto la stessa cosa poche settimane fa perfino di San Pietro, a Roma, cuore della cristianità. Ma se la propaganda jihadista lascia il tempo che trova, è sul terreno che si combatte la vera guerra. Nelle ultime 48 ore in Iraq il mondo ha assistito silenzioso allo sterminio della tribù irachena degli Albunimr e del clan di Ras Mas: sono queste le due anime più importanti della regione irachena di al Anbar, terra di gruppi tribali di religione rigorosamente sunnita, tradizionalmente ostili al Governo centrale di Baghdad (sciita) ma che questa volta non hanno voluto sposare la causa degli integralisti dell’ISIS.

Non l’hanno fatto perché la dottrina del Califfato jihadista presenta elementi di radicalismo e ideologia talmente violenti che nulla hanno a che fare con l’islam tradizionalmente praticato da queste popolazioni. Che sono quindi state decimate. Gli uomini del Califfo al Baghdadi sono impietosi: o con noi o contro di noi. Lo fanno perché l’obiettivo è chiaro: conquistare la regione di al Anbar (lì vi sono città come Falluja, Ramadi, Hit) per poi accerchiare Baghdad.

La capitale irachena del resto è il vero unico obiettivo dell’ISIS: perché essa è nell’antico immaginario jihadista la capitale dell’epoca d’oro degli Abbassidi, l’antico Califfato. Conquistarla significa dare un segnale al mondo ma anche e soprattutto all’universo islamico e alle migliaia di movimenti radicali jihadisti sparsi per il globo: «Venite qui e riunitevi sotto la grande bandiera nera del Califfo». Tutto questo avviene nella sostanziale inerzia di quella coalizione internazionale a guida americana che aveva promesso di fermare lo Stato islamico.

La coalizione anti-ISIS da settimane guarda solo a Kobane, la città curdo-siriana accerchiata dall’ISIS, ma che per l’ISIS stesso non è altro che un diversivo. Gli sforzi internazionali  si sono concentrati nel Nord della Siria, permettendo allo Stato islamico di agire indisturbato in Iraq. Nel Paese, intanto, l’emergenza rifugiati rimane altissima. La comunità più colpita rimane quella cristiana e un impegno, esplicito e personale, a farsi carico della difesa dei cristiani iracheni è stato espresso dal premier iracheno, Haider al Abadi in un incontro con i capi delle Chiese cristiane presenti a Baghdad.

Come riportato dal patriarca di Baghdad, Louis Sako, il premier al Abadi, sciita, «ha ripetuto più volte di sentirsi personalmente responsabile della protezione e della difesa anche dei cittadini cristiani. Ha deplorato il fenomeno dell’esodo dei cristiani, definendolo come una grave perdita per la Nazione. Riguardo alla tragica vicenda delle terre cadute sotto il controllo del Califfato islamico, abbiamo sollecitato il Premier a favorire in tutti i modi la liberazione delle terre occupate. Con molto realismo lui ha riconosciuto che l’intervento militare non sarà sufficiente a risolvere il problema e che occorre favorire, nei tempi lunghi, un processo che elimini le radici del fenomeno, e faccia emergere il vero volto di un islam aperto e rispettoso di tutti i diritti».

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