Elezioni americane, valanga repubblicana | Europa Quotidiano

5 Novembre 2014 0 Di macwalt

europaquotidiano.it- Elezioni americane, valanga repubblicana. I repubblicani conquistano il Senato con un margine superiore alle attese, rafforzano la maggioranza alla Camera e strappano molti governatorati ai democratici. Una sconfitta evidente per Obama (ma anche i Clinton non festeggiano) –

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Gli ultimi sondaggi della vigilia assegnavano al partito repubblicano, il Gran Old Party, 53 seggi nel nuovo senato americano contro 47 dei democratici (inclusi due senatori indipendenti che votano coi democrat). Il dato finale potrebbe addirittura superare questa previsione: con tre stati ancora da “chiamare” i repubblicani sono già a quota 52, è probabile che arrivino a 54. Una vittoria chiara, persino oltre le attese, che consente al Gop di riprendersi la camera alta per la prima volta dopo la sconfitta del 2006.

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Almeno sette seggi sono stati strappati ai rivali democratici, un’oscillazione notevole del pendolo della politica americana. Le sorprese più grosse arrivano dalla North Carolina, dove si è corsa la campagna più costosa di queste elezioni e i repubblicani hanno ottenuto un successo a sorpresa, e dalla Virginia, dove la conta dei voti è ancora in corso per il ristrettissimo margine tra i due candidati. Alla vigilia la vittoria del senatore uscente democratico sembrava un fatto scontato.

Già in nottata, verso le 3 italiane, l’ex leader della minoranza repubblicana al Senato – Mitch McConnell, fresco di rielezione – ha pronunciato un discorso in cui annunciava la vittoria del Gop e la volontà del paese di cambiare direzione. I repubblicani hanno confermato la loro forza elettorale tra gli uomini (pare che stavolta il gender gap abbia giocato a loro favore: gli uomini hanno votato “rosso” più di quanto le donne abbiano votato “blu”) e tra i bianchi, con una buona affermazione anche nell’elettorato latino, che ormai vota a destra per oltre il 35 per cento.

Il grande sconfitto, con ogni evidenza, è Barack Obama. Ma anche Hillary Clinton – col marito Bill –  non esce bene dalla campagna elettorale. Si è spesa grandemente per molti candidati, ma spesso ha fallito. I Clinton non sono riusciti a ribaltare i pronostici nelle corse per il governatore della Florida e del Wisconsin, né a conservare i seggi senatoriali di Colorado, North Carolina e dell’Arkansas (terra natale di Bill), o a strappare ai rivali la Georgia e il Kentucky.

Alla Camera dei rappresentanti i repubblicani si avviano a consolidare la loro maggioranza: avevano 233 seggi, dovrebbero conquistarne una decina in più, riportando i loro numeri nella camera bassa ai livelli del 2010 (dopo aver perso terreno nel 2012).

Nelle corse per i governatori, i repubblicani hanno conservato alcuni stati che sembravano perduti, a partire dalla Florida di Rick Scott, e strappato ai repubblicani poltrone inattese, come in Colorado (con Bob Beauprez) e in Illinois (con Bruce Rauner).

Ecco i risultati più significativi nella battaglia per il Senato.

Senato in sintesi
Democratici (45 seggi): partono da quota 34, hanno vinto Delaware, Hawaii, Illinois, Massachusetts, Michigan, Minnesota, New Hampshire, New Jersey, New Mexico, Oregon, Rhode Island.
Repubblicani (52 seggi): partono da quota 30, hanno vinto Alabama, Arkansas, Colorado, Georgia, Idaho, Iowa, Kansas, Kentucky, Maine, Mississippi, Montana, Nebraska, North Carolina, Oklahoma (2 seggi), South Carolina (2 seggi), South Dakota, Tennessee, Texas, West Virginia, Wyoming.
Al ballottaggio: Louisiana
Mancano all’appello Virginia e Alaska, ancora in fase di spoglio.

Arkansas (Rep). La sconfitta democratica negli ultimi giorni era stata prevista ma non per questo è meno fragorosa. Tom Cotton – rappresentante repubblicano alla Camera, veterano di guerra dell’Iraq sostenuto dal Tea Party, pro-life – ha sconfitto l’incumbent democratico Mark Pryor. Dopo la West Virginia è il secondo “cambio di colore” della nottata, nello stato di Bill Clinton.

Colorado (Rep). Uno dei seggi chiave, il senatore democratico Mark Udall contro il congressman repubblicano Cory Gardner. Campagna giocata in buona parte sulla rincorsa al voto femminile. Fox News assegna il seggio a Gardner: un altro stato che passa da blu a rosso.

Georgia (Rep). Gli ultimi sondaggi indicavano che nessuno dei due sfidanti – il repubblicano David Perdue e la democratica Michelle Nunn – avrebbe superato il 50 per cento dei voti, portando lo stato al ballottaggio. Non è andata così: il manager Perdue ha distaccato di otto punti la rivale, figlia di un ex senatore democratico. Nessuno prevedeva la portata di questa sconfitta.

Kansas (Rep). Le speranze dell’indipendente Greg Orman si sono infrante contro il successo del senatore repubblicano Pat Roberts. A urne aperte il vice presidente Joe Biden ha fatto una gaffe delle sue: ha detto che «Orman voterà con noi», scatenando la reazione eccitata dei repubblicani, che per tutta la campagna avevano dipinto il candidato indipendente come un cripto-democratico. Avrà pesato?

Kentucky (Rep). Non era uno degli otto stati “in bilico”, ma comunque è un test importante. L’attuale leader della minoranza repubblicana al Senato, Mitch McConnell, avrebbe conservato il suo seggio, secondo le proiezioni dei maggiori network televisivi. Una vittoria più ampia del previsto, contro la democratica Alison Lundergan Grimes, che ha fatto di tutto per distanziarsi dal presidente Obama affidandosi in campagna elettorale allo charme dei coniugi Clinton. Una vittoria quasi scontata, quella di McConnell (che ora può aspirare a guidare la nuova maggioranza in Senato), ma forse inattesa nella misura se il distacco dei primi dati fosse confermato).

Louisiana (ballottaggio). L’unico stato in cui il risultato è rinviato al 6 dicembre. I candidati più forti sono la senatrice democratica Mary Landrieu e il repubblicano Bill Cassidy sono appaiati. Ma c’è un terzo incomodo, un altro repubblicano, Rob Maness, ex ufficiale d’aviazione sostenuto dal Tea Party, che sarebbe intorno al dieci per cento. La Landireu è arrivata in testa per una manciata di voti, ma sarà difficile al ballottaggio tenere testa alle armate repubblicane indivise.

New Hampshire (Dem). Stato decisivo, fondamentale per le speranze del partito di Obama. La senatrice democratica Jeanne Shaheen contro l’ex senatore repubblicano Scott Brown. Secondo Politico si può assegnare la vittoria alla incumbent. Scott Brown, che perse le elezioni del 2012 per un seggio al senato in Massachusetts contro Elizabeth Warren, sarebbe il primo uomo a esser stato sconfitto da due donne diverse.

North Carolina (Rep). Uno degli otto seggi chiave di questo voto, la campagna elettorale più costosa. Ristrettissimo il margine tra la senatrice uscente democratica Kay Hagan e il repubblicano Thom Tillis, speaker del parlamento locale. La Hagan pareva in vantaggio, poi il sorpasso. È uno dei sette stati (almeno) che da blu diventano rossi.

Virginia (–). Quest’anno i sondaggi la assegnavano (di nuovo) ai democratici, ma la corsa è sempre combattuta, anche stavolta. Col 5 per cento dei voti ancora da contare il senatore democratico Mark Warner supera il rivale repubblicano Ed Gillespie di diecimila voti, un soffio (il New York Times ha dato da subito la vittoria ai democratici con uno stretto margine). In ogni caso Gillespie ha recuperato, nelle ultime settimane di campagna elettorale, un divario che sembrava incolmabile.

West Virginia (Rep). La vittoria dei repubblicani era pronosticata, ma si tratta di un seggio strappato ai democratici: la candidata del Gop Shelley Moore Capito ha vinto contro la rivale Natalie Tennant. La Capito è stata definita «l’anti-Elizabeth Warren» per i suoi forti legami col mondo della finanza, che ha finanziato pesantemente la sua campagna (mentre la Warren, senatrice del Massachusetts ha fatto della campagna contro «l’1 per cento» più ricco della popolazione un cavallo di battaglia).

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