Quattro domande per meglio comprendere il ruolo della NATO – International Business Times

5 Settembre 2014 0 Di macwalt

it.ibtimes.com – Quattro domande per meglio comprendere il ruolo della NATO. E’ inziato a Newport (Galles) il vertice della NATO in cui i leader dei 28 paesi membri dovranno decidere i provvedimenti da adottare per contrastare le due grandi emergenze di questo periodo: la crisi ucraina e la continua avanzata dei miliziani dell’IS. – Di Stefano Consiglio

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Per quanto riguarda l’Ucraina il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, e il PM britannico, David Cameron, hanno assunto una linea comune rispetto all’invasione della Russia. Sul quotidiano britannicco Times si legge che: “La Russia ha violato le regole con la sua annessione illegale e autoproclamata della Crimea e con l’invio di truppe sul suolo ucraino, minacciando e minando le fondamenta di uno Stato sovrano”. I due leader hanno anche sostenuto che: “l”Alleanza dovrebbe mettere in piedi una presenza permanente nell’Europa dell’Est, supportata da una forza di reazione rapida composta da forze speciali terrestri, aeree e marittime che potrebbero essere dispiegati ovunque nel mondo in tempi molto rapidi”.

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Anche la questione irachena è stata messa nell’agenda della NATO. Il Segretario Generale, Anders Fogh Rasmussen, ha fatto sapere che: “Finora non abbiamo ricevuto alcuna richiesta di impegno da parte dell’Iraq, ma sono sicuro che se il governo iracheno presentasse una richiesta di assistenza della NATO, gli alleati la valuterebbero seriamente”.

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La rivitalizzazione di un’Organizzazione che in molti davano per spacciata fa sorgere un importante interrogativo: qual è il ruolo della NATO nel mantenimento della pace e della sicurezza internazionale? Con quattro semplici quesiti cercheremo di rispondere a questa domanda.

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Quali sono le origini della NATO?

La NATO venne istituita il 4 aprile 1949 con uno scopo ben preciso: difendere il mondo occidentale dalla minaccia rappresentata dall’Unione Sovietica e dai suoi Stati satellite. Il primo Segretario Generale, Hastings Ismay, dichiarò che lo scopo dell’Organizzazione era: “di tenere fuori i russi, dentro gli americani e di impedire la rinascita dei tedeschi”. La Germania, in particolare Berlino, furono determinanti nella nascita della NATO. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, infatti, la capitale tedesca venne suddivisa in quattro zone controllate dalla Francia, dalla Gran Bretagna, dagli Stati Uniti e dalla Russia. I leader sovietici, che per mesi avevano criticato la suddivisione amministrativa di Berlino, reagirono duramente alla decisione dei paesi occidentali di unificare i loro settori e introdurre una moneta unica. Ogni via di accesso a Berlino ovest venne bloccata da Stalin, che interruppe la fornitura di viveri, medicinali ed energia elettrica. Per ovviare a questa situazione il Presidente Truman organizzò un ponte aereo che portò alla popolazione di Berlino ovest viveri, medicinali e altre provviste per 462 giorni, cioè fino a quando Stalin non rimosse il blocco. La vicenda del ponte aereo di Berlino convinse i leader occidentali che occorreva prepararsi ad un conflitto con l’Unione Sovietica. La creazione della NATO fu una diretta conseguenza di questo ragionamento.

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Nei primi anni di vita dell’Organizzazione vennero intraprese una serie di esercitazioni militari che si intensificarono in occasione della guerra scoppiata in Corea nel 1950.  Nel 1954 l’Unione Sovietica avviò dei negoziati con i leader occidentali per entrare a far parte della NATO. Stando a quanto dichiarato da Chruscev, successore di Stalin, l’unione militare dei due blocchi era necessario se si voleva garantire la pace in Europa. I paesi membri della NATO, tuttavia, temevano che la reale intenzione dell’URSS fosse quella di indebolire l’organizzazione dal di dentro, pertanto respinsero la proposta sovietica. Questa decisione portò l’Unione Sovietica a firmare il Patto di Varsavia, un’accordo militare tra i paesi del blocco sovietico che diede ufficialmente inizio alla guerra fredda. Nel 1958 si verificò una parziale rottura degli equilibri esistenti nella NATO quando il Presidente francese, Charles De Gaulle, ritirò le proprie truppe dal comando militare dell’organizzazione, accusata di essere caratterizzata da un potere eccessivo degli Stati Uniti e della Gran Bretagna. Questa scelta determinò il trasferimento del quartiere generale della NATO da Parigi a Bruxelles.

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Durante gli anni della guerra fredda nessuna azione militare concreta venne intrapresa dai membri della NATO. Ai 12 Stati fondatori dell’organizzazione andarono ad aggiungersi, nel 1952, la Grecia e la Turchia, seguite nel 1955 dalla Germania. Nessuna nuova adesione si verificò fino al 1982 quando la Spagna, che aveva nuovamente un regime democratico, venne accolta nella NATO. La fine della guerra fredda e la dissoluzione del patto di Varsavia determinarono una decisa riorganizzazione dell’Organizzazione, che aveva evidentemente perso la funzione per cui era stata creata. Nel 1990 tra la NATO e i paesi membri dell’ex patto di Varsavia venne stipulato il trattato per la riduzione e la limitazione delle forze armate convenzionali in Europa. Si trattò del primo vero accordo raggiunto tra la NATO e l’ex Unione Sovietica dall’inizio della guerra fredda. E’ interessante notare che proprio in questi anni, in cui apparentemente la NATO sembrava aver perso la propria utilità, l’organizzazione intraprese le sue prime azioni militari.

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Gli interventi militari dell’Organizzazione sono sempre stati un successo?

I primi interventi militari della NATO si sono svolti durante la prima guerra del Golfo, attraverso le operazioni Anchor Guard e Ace Guard. Si trattò essenzialmente di azioni di supporto all’esercito turco, qualcosa di ben diverso rispetto alle successive operazioni intraprese dall’organizzazione.

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Il primo intervento su ampia scala si realizzò durante la crisi jugoslava che ebbe inizio il 25 giugno del 1991, con la decisione della Slovenia e della Croazia di proclamare la propria indipendenza dal Governo federale. Immediata fu la reazione dell’esercito federale, che intervenne per preservare l’integrità territoriale della Jugoslavia. In quell’occasione il Consiglio di sicurezza autorizzò l’uso della forza da parte degli Stati che decisero, tuttavia, di intervenire per mezzo della NATO. Inizialmente l’intervento di quest’organizzazione regionale avvenne in stretto collegamento con il Consiglio di sicurezza. Questa situazione, tuttavia, mutò radicalmente con l’operazione Deliberate Force, una campagna militare aerea condotta dalla NATO contro le forze della Repubblica Serba in Bosnia. L’operazione, che si svolse tra il 30 agosto e il 20 settembre 1995, venne organizzata dalla NATO ignorando completamente le posizioni assunte dal Consiglio di sicurezza e dal Segretario generale. Questi due organi, infatti, erano contrari ad un uso massiccio della forza e all’abbandono della neutralità che aveva caratterizzato l’intervento dell’UNPROFOR, la forza di protezione creata dalle Nazioni Unite.

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Grandi perplessità ha suscitato anche l’intervento militare della NATO in Kosovo, in cui l’oppressione esercitata dal PresidenteMilosevic nei confronti della popolazione kosovara innescò una vera e propria guerra civile. In questo caso l’intervento della NATO, iniziato nel marzo del 1999, non si limitò ad oltrepassare i limiti fissati dalle Nazioni Unite ma violò del tutto la Carta dell’Onu, la quale prevede un’autorizzazione esplicita e preventiva affinché un’organizzazione regionale possa intervenire in un conflitto. In questo caso, inoltre, l’intervento non poteva essere giustificato nemmeno invocando la legittima difesa, dal momento che la Jugoslavia, stato in cui si era verificato il conflitto, non solo non aveva richiesto l’intervento della NATO ma lo aveva anche contestato dinanzi alla Corte di Giustizia.

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Quelli che abbiamo indicato sono solamente due dei numerosi interventi realizzati dalla NATO. Tra i più recenti occorre ricordare le operazioni militari organizzate in Afghanistan dopo l’11 settembre; le operazioni anti-pirateria condotte nel Golfo di Aden, l’intervento aereo contro la Libia di Gheddafi. L’intervento in Afghanistan è senza dubbio uno dei più significativi, non tanto per le azioni intraprese dalla NATO quanto perché in quell’occasione gli Stati Uniti invocarono per la prima volta l’articolo 5 del Trattato istitutivo dell’Organizzazione.

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Quali principi regolano il funzionamento della NATO?

Occorre anzitutto precisare che all’interno della NATO le decisioni vengono prese seguendo la regola dell’unanimità. Ciascuno dei 28 paesi membri, infatti, ha il diritto di esprimere un voto vincolante nell’organo che detiene il potere politico nell’organizzazione: il Consiglio del Nord Atlantico. Tra gli articoli più importanti del trattato vi è l’articolo 5 il quale dispone che ogni attacco contro uno Stato membro dell’Organizzazione sarà considerato un attacco contro l’intera alleanza, i cui membri dovranno reagire ai sensi della legittima difesa prevista dall’articolo 51 della Carta dell’Onu. Questo articolo, invocato per la prima volta dagli americani durante l’intervento militare in Afghanistan, è anche il motivo per cui la NATO non può intervenire in Ucraina. Essa, infatti, è in attesa di essere ammessa al così detto piano d’azione per l’adesione, una sorta di test in cui l’Organizzazione stabilisce se il paese candidato possiede le caratteristiche necessarie ad entrare nella NATO. Per ovviare a questa situazione diversi paesi hanno proposto di accelerare il processo di adesione il che, tuttavia, sembra assai improbabile dal momento che comporterebbe una violazione sia del Trattato del Nord Atlantico che della prassi sviluppatasi dalla nascita dell’Organizzazione.

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I paesi membri della NATO potrebbero decidere comunque di intervenire ai sensi dell’articolo 51 della Carta dell’Onu, il quale riconosce il diritto naturale alla legittima difesa, sia individuale che collettiva. Una simile decisione, tuttavia, sembra essere contraria alla posizione assunta dalle Nazioni Unite, il cui contenuto è stato reso evidente in una dichiarazione rilasciata dal Segretario Generale Ban Ki-moon: “Non c’è una soluzione militare alla crisi in Ucraina. Un dialogo politico per una soluzione politica è il cammino più sicuro”. Nonostante l’evidente intenzione dell’ONU di evitare un intervento militare, la legittima difesa sarebbe comunque possibile, almeno finché il Consiglio di sicurezza non intervenga direttamente nella questione. L’articolo 51, infatti, stabilisce chiaramente la natura temporanea della legittima difesa, esercitata in via d’urgenza e destinata a cessare al momento dell’intervento del Consiglio di sicurezza. Il problema è che qualunque decisione del Consiglio richiederebbe la votazione favorevole dei membri permanenti, ivi compresa la Russia, rendendo di fatto impossibile qualunque intervento dell’Onu in Ucraina.

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Esistono delle alternative al sistema NATO?

La crisi attualmente esistente tra la Russia e i paesi membri della NATO ha determinato una rivitalizzazione di questa organizzazione, la cui riunione a Newport sembra concretizzare il rischio di una “seconda guerra fredda”. In questo contesto viene da chiedersi se esiste un’alternativa al sistema NATO capace di garantire la pace e la sicurezza internazionale. La risposta è contenuta nell’articolo 43 della Carta dell’Onu il quale prevede la creazione di un esercito permanente posto sotto il controllo del Consiglio di sicurezza. L’istituzione di un simile organismo, finanziato sia in termini economici che in termini di organico da tutti i 193 membri dell’Onu, garantirebbe un forte deterrente contro eventuali conflitti internazionali o interni. La capacità militare dei singoli Stati, inoltre, potrebbe essere ridotta, garantendo la formazione di una forza internazionale talmente potente da disincentivare con la sua sola presenza chiunque abbia intenzione di iniziare un conflitto. Sicuramente sarebbe  necessario rivedere le regole di funzionamento del Consiglio, affetto da un’evidente anacronisticità, tuttavia una simile soluzione avrebbe un’efficacia decisamente maggiore rispetto alle singole autorizzazioni adottate oggi dal Consiglio di sicurezza.

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L’articolo 43 della Carta, purtroppo, non ha mai trovato attuazione. Nessuno Stato membro, infatti, ha concluso un accordo con il Consiglio che mettesse a sua disposizione le forze armate necessarie al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. La mancata attuazione di questa norma ha  impedito al Consiglio di esercitare pienamente i poteri che gli vengono riconosciuti dalla Carta dell’Onu, costringendolo a ricorre agli Stati o alle Organizzazioni regionali, come la NATO.

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