Non solo Ucraina: l’interesse della Russia nella Repubblica del Nagorno-Karabakh – International Business Times

12 Settembre 2014 0 Di macwalt

it.ibtimes.com – Non solo Ucraina: l’interesse della Russia nella Repubblica del Nagorno-Karabakh. Da mesi la stampa di tutto il mondo si occupa della situazione esistente in Ucraina. La proclamazione di indipendenza da parte della Crimea, così come il recente Summit organizzato dalla NATO per decidere come contrastare l’avanzata dei Russi, fanno parte di un copione che sembra essere stato scritto durante gli anni della guerra fredda. I rapporti tra gli Stati Uniti e la Russia, infatti, si fanno sempre più tesi così come la contrapposizione tra gli Stati allineati con l’una o con l’altra parte.- Di Stefano Consiglio

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In questo contesto, in cui non è ben chiaro se i separatisti filo-russi di Donetsk accetteranno o meno la sovranità ucraina, un altro territorio è infiammato da conflitti interni che potrebbero ben presto trasformarsi in una vera e propria guerra. Stiamo parlando dell’autoproclamata repubblica del Nagorno-Karabakh, una piccola nazione con un’area circa 30 volte inferiore a quella dell’Italia, chiusa tra l’Armenia, l’Iran e l’Azerbaigian. Nelle prime settimane di agosto una quarantina di soldati appartenenti sia alle forze armate azere che a quelle armene hanno perso la vita a causa di una ripresa degli scontri tra le due nazioni, che da anni si combattono per il controllo del Nagorno-Karabakh. Per comprendere le motivazioni che spingono l’Armenia e l’Azerbaigian a combattersi per questo territorio, è utile ripercorrere le tappe che portarono alla proclamazione di indipendenza da parte del parlamento locale.

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Origini del conflitto tra armeni e azeri

L’attuale conflitto tra Armenia e Azerbaigian per il controllo del Nagorno-Karabakh ha le sue radici in una decisione adottata da Stalin, allora Commissario politico per le nazionalità, che decise di porre quest’area sotto il controllo dell’Azerbaigian. Inizialmente Stalin aveva promesso questa regione all’Armenia ma cambiò idea quando capì che una simile concessione avrebbe danneggiato le relazioni con la Turchia, Stato in cui la Russia stava tentando di esportare l’ideologia comunista. Alla fine il futuro leader dell’Unione Sovietica optò per la sovranità azera sulla regione, nonostante il fatto che i suoi abitanti fossero di origine armena e di fede cristiana, a differenza degli azeri che sono principalmente musulmani sciiti.  La decisione di Stalin creò non poche tensioni tra la popolazione locale e le autorità armene, che si tradussero in una vera e propria guerra alla fine degli anni ’80, quando il Parlamento del Nagorno-Karabakh approfittò della disgregazione dell’Unione Sovietica per proclamare la propria indipendenza dall’Azerbaigian. Legalmente la decisione dei politici del Nagorno-Karabakh avvenne nel pieno rispetto della legge vigente nell’Unione Sovietica. Essa, infatti, garantiva alle regioni autonome appartenenti a Stati che decidevano di staccarsi dall’URSS il diritto di scegliere se seguire o meno la nazione secessionista. Il Parlamento del Nagorno-Karabakh decise di non seguire l’Azerbaigian e di costituire una repubblica autonoma; questa scelta causò una violenta guerra tra la repubblica del Nagorno-Karabakh, supportata dall’Armenia, e l’esercito azero. Iniziata nel 1988 si concluse solamente il 5 maggio del 1994 con la sottoscrizione in Kirghizistan di un accordo di cessate il fuoco che, tuttavia, è stato ripetutamente violato da entrambe le parti. Le forze armene, al termine del conflitto, erano riuscite a riconquistare la maggior parte del territorio della repubblica del Nagorno-Karabakh garantendo la creazione di uno Stato de facto, cioè di una nazione indipendente e con una struttura politica organizzata ma non riconosciuta a livello internazionale.

Nagorno-Karabakh - Credit: pubblico dominio
Nagorno-Karabakh – Credit: pubblico dominio

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La recente ri-esplosione del conflitto azero-armeno è una evidente dimostrazione che la tregua raggiunta nel lontano 1994 non è stata sufficiente a garantire la pacificazione di quest’area. L’interesse dell’Azerbaigian per la Repubblica del Nagorno-Karabakh è motivato, chiaramente, dall’idea di avere diritto ad esercitare la propria sovranità su quest’area. Allo stesso modo l’Armenia ritiene di dover proteggere una popolazione con cui condivide la stessa etnia. È molto più complesso, invece, stabilire le motivazioni che si celano dietro l’interesse mostrato dalla Russia. Non è un segreto che durante la guerra del Nagorno-Karabakh la Russia finanziò gli armeni nella lotta contro gli azeri che, a loro volta, ricevettero ingenti risorse dalla Turchia. Attualmente Putin, che continua comunque a mantenere un rapporto privilegiato con l’Armenia, non disdegna di intrattenere relazioni diplomatiche e commerciali con l’Azerbaigian. Recentemente i leader russi e azeri hanno raggiunto diversi accordi atti a garantire una maggiore cooperazione sia in ambito militare che in ambito economico. Basti pensare, ad esempio, alla scelta azera di privilegiare la Trans-Adriatic Pipeline piuttosto che il Nabucco West, un progetto che avrebbe tagliato la Russia completamente fuori dalle esportazioni del gas azero dirette verso l’Europa.

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La scelta della Russia di intervenire quale mediatore nel conflitto tra Azerbaigian e Armenia ha, secondo molti esperti, uno scopo ben preciso: espandere l’influenza del Governo russo nell’area del Caucaso, evitando la conclusione di accordi di associazione paragonabili a quello che l’Ucraina ha già firmato e che è in corso di ratifica da parte delle istituzioni comunitarie. Nella prima metà del 2013 il Governo armeno aveva valutato l’ipotesi di siglare un accordo di libero scambio con l’Ue, ma infine ha preferito l’Unione commerciale eurasiatica promossa da Mosca. Questa unione politica ed economica è stata istituita attraverso un trattato firmato il 29 maggio 2014 da Bielorussia, Kazakistan e Russia, il quale prevede la creazione di un mercato unico che coinvolgerà oltre 170 milioni di persone. La sua entrata in funzione è prevista per il 1 gennaio del 2015, data in cui probabilmente ne faranno parte solamente gli Stati fondatori. In seguito, tuttavia, è probabile che anche l’Armenia, il Kyrgyzstan e il Tagikistan entreranno a far parte dell’Unione. Il ministro dell’Economia dell’Azerbaigian, invece, ha sostenuto che il paese non è ancora pronto ad aderire all’Unione eurasiatica ma non ha escluso che ciò possa avvenire in futuro. La pacificazione dell’area del Caucaso, attualmente scossa dal conflitto tra azeri e armeni, faciliterebbe senza dubbio la rapida progressione di questo progetto di unificazione voluto da Putin. L’obiettivo finale del leader russo appare sempre più chiaro: ricreare un blocco orientale (per non dire sovietico) che possa contrapporsi sia economicamente che all’eventualità militarmente agli Stati Uniti e all’Unione europea, garantendo la creazione di una nuova super-potenza capace di influenzare gli equilibri geo-politici mondiali.

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