CATTURATI E SOTTOPOSTI AD INTERROGATORIO 2 MERCENARI APPARTENENTI AL “PRAVO SEKTOR EUROMAYDANA”, DI CUI UN ITALIANO-Alessia Santarelli Nikita‎

3 Giugno 2014 0 Di ken sharo

“РАДЯНСЬКИЙ” Donetsk 1 GIUGNO 2014 – CATTURATI E SOTTOPOSTI AD INTERROGATORIO 2 MERCENARI APPARTENENTI AL “PRAVO SEKTOR EUROMAYDANA”, DI CUI UN ITALIANO. La cattura è avvenuta a Bilbasivka ( Una cittadina nei pressi di Slaviansk) DURANTE UNO SCONTRO A FUOCO tra un plotone di irregolari dell’esercito Ukraino del “PRAVO SEKTOR” e una formazione della 2* Brigata partigiana antifascista “РАДЯНСЬКИЙ” . Dai documenti rinvenuti addosso al “soggetto” questi figurerebbe tra i 16 Mercenari Italiani di cui era stata accertata l’identità e già presente nell’eleco mominativo pubblicato da noi qualche mesa fà all’interno di vari blog Ucraini, Russi, Italiani tra o quali ( nuovaresistenza) (stella rossa) (computerhpc) e molti altri siti e Social Network , Facebook/Gruppi. ECCO LE GENERALITA’ DEL SOGGETTO CATTURATO. NOME REALE: Antonio Liofanti. ISCRITTO AL PARTITO DEI RADICALI TRANSNAZIONALI, Amico di Marco Pannella, Jusvald Fioravanti e Silvava Mambro ) E’ Stato agente ( coperto SISMI per gli affari internazionali)
Da un primo interrogatorio non è trapelato nulla di cui non eravamo a conoscenza salvo per l’implicazione di alcuni “Editori/giornalisti” appartenenti all’area della C.D ” Informazione Libera” FALSA DI SINISTRA MA IN REALTAì “ROSSOBRUNA” (i discendenti ideologici dei nazional-bolscevichi seguaci del partito comunitarista di Jean Thiriart dei quali in Italia l’esponente più noto è l’ex ordinovista Claudio Mutti).
Veri e propri Scardinatori della dottrina Marxista e abili mistificatori della realtà sui fatti di Ucraina, a tal punto da dover “sovrastare in mezogna” I media occidentali già sottoposti ad uno stato di censura imposto dal regime USA/NATO. Si tratta di un ordito ben cogegnato il cui funzionamento si stà dimostrando assai efficiente allo scopo di creare dissapori e rotture all’interno delle avanguardie Anti-sistema in qualunque paese e al contempo creare solide infiltrazioni nei gruppi comunisti antagonisti a scopo delatorio.
Ps: Esiste comunque un semplice escamotage per individuare con certezza questi infami traditori della ideologia Marxista, ovverosia quello di prestare attenzione al loro metodo critico, può capitare di trovarsi a discutere con soggetti apparentemente credibili come il FASCISTA ( Falso Giustizialista) TRAVAGLIO . Di solito questi soggetti si esprimono da copione come Gasparri, Capezzone o la Santachè (giusto per citarne alcuni), affermando convintamente che Grillo, Berlusconi e Bersani ( Il Peggio Traditore Affamatore di popoli e massimo resposabile di crimini contro l’umanità !! ) rappresentino la medesima espressione politica, paragonano Hitler e Stalin, come se conoscessero Heller o Conquest ( in realtà attingono unicamente dalla Santachè) .Denigra il sindacato, crededo che portella delle ginestre sia un negozio di fiori, discutono dell’attuale femminismo in maniera palesemente strumentale e misogina! Il loro “insano” accanimento nei confronti di tutti, all’ifuori delle destre populiste e xenofobe ovviamente. Questo atteggiamento becero e fasullo rivela un sottofondo più recondito ma facilmente intuibile.
SIA CHIARO! NOI COMUNISTI COMBATTIAMO CON LE ARMI NON E’ NOSTRA ABITUDINE TRASCORRERE IL NOSTRO TEMPO CRITICANDO LE MALEFATTE ED I CRIMINI CONTRO L’UMANITA’ COMMESSI DA UN ” QUALSIASI RENZI DI PASSAGGIO” .. Come recita lo stesso Jean Thiriart «essere di sinistra o di destra, è scegliere uno degli innumerevoli modi che si offrono agli uomini d’essere imbecille; tutte due i modi di definirsi sono forme di emiplagie morali» ( E QUESTA FRASE E’ DI FATTO LA PIU’ GRANDE IMBECILLITA PENSATA DA UN ESSERE UMANO n.d.r ) ‘ Ma il loro scopo è evidentemente quello di favorire sempre più il dilagare delle estreme destre nel mondo, dunque Nothing New. A questo punto vi invito a leggere l’articolo circa le riflessioni dell’amico Valerio Evamgelisti che ho trovato particolarmente interessanti e che in taluni casi chiamo in causa anche la sottoscritta in quanto Già “denunciata” da alcuni di loro come appartenente alle Nuove Brigate Rosse durante la mia permanenza in Italia.

( Nikita )

Strani Comunisti Rossobruni di: Valerio Evamgelisti

Abbiamo spesso parlato delle organizzazioni politiche cosiddette rossobrune e questa volta intendiamo analizzare uno dei casi più emblematici di strane commistioni tra rossi e neri, quello inerente alla gestione del quotidiano Liberazione (organo di Rifondazione comunista) dall’ottobre 2004 al gennaio 2009 per mano di Piero Sansonetti. In quegli anni il direttore responsabile non solo riuscì a ridurre ai minimi termini (culturali, qualitativi ed economici) un giornale che già aveva dei problemi per conto proprio, ma la linea editoriale di Liberazione influì anche sull’involuzione del partito, che com’è noto, non si è mai ripreso dalle batoste elettorali seguite a quella del 1999.
Il giornalista Piero Sansonetti, cresciuto all’Unità, ne fu direttore e condirettore dal 1994 al 1996; poi andò per un paio di anni negli Stati Uniti come corrispondente, esperienza nordamericana che ci ricorda altri dirigenti del PCI, Walter Veltroni e Giorgio Napolitano (l’attuale Presidente fu il primo iscritto al PCI a recarsi ufficialmente negli USA, casualmente nel periodo del rapimento Moro).
Tornato in patria ed al suo quotidiano, nel 2003 fu criticato da Lia Cigarini perché “nel racconto del forum di Parigi (L’Unità 17/11/03), segnalando la presenza importante delle donne” aveva usato “un linguaggio politico vecchio, prefemminista e contradditorio” (http://www.libreriadelledonne.it/Stanze/Movimento/Lia.htm). La critica sembra essergli servita perché giunto a dirigere Liberazione (voluto, a quanto si dice, dalla magica coppia Bertinotti-Vendola nonostante non fosse iscritto al partito – né si sarebbe iscritto in seguito) si è invece messo in luce come colui il quale apriva finalmente il giornale alle tematiche femministe, della liberazione sessuale ed omosessuale, al punto da creare, affidandone la direzione ad Angela Azzaro (che pare avere anche lavorato al Secolo d’Italia in epoca finiana), un inserto pretenziosamente “culturale” dal titolo Queer, dove, a parte qualche raro articolo degno di questo nome, l’insieme sembrava uno sbrodolamento tra la bassa pornografia ed il malinteso sentimento che la sessualità per essere libera deve essere trasgressiva, con cadute agghiaccianti tipo un articolo (maggio 2007) che proponeva il sesso orale come antidoto all’eccitazione che si prova vedendo le immagini di Abu Ghraib (cosa che chi scrive non avrebbe mai pensato di leggere su un giornale che si dice comunista, perché se qualcuno prova eccitazione sessuale invece di orrore e disgusto di fronte ad immagini di torture farebbe meglio a ricorrere allo psicanalista invece di farne un’icona, quantomeno per rispetto delle vittime).
Interessante ciò che scrive di Sansonetti il suo collega Nello Gradirà: “Passato a Liberazione, si sente investito di una missione singolare: quella di sostenere posizioni di destra dalle pagine di un quotidiano di sinistra”, e cita alcuni esempi, come quando, nel “febbraio 2008 si fa intervistare da Il Secolo d’Italia facendo una sviolinata a Gianfranco Fini (forse Azzaro aveva mantenuto buoni rapporti col suo ex editore?) e al sindacato di destra UGL in quanto “esprime posizioni originali e culturalmente interessanti” http://www.senzasoste.it/nazionale/l-irresistibile-discesa-di-piero-sansonetti.
Dopo avere affossato Liberazione grazie anche ad una campagna stampa ferocemente anticubana ed antivenezeluana, che creò tensioni di non poco conto tra la base del partito ed i dirigenti bertinottiani, Sansonetti fu licenziato e passò dapprima al Riformista, poi a Calabria Ora, fino a dirigere una propria testata Gli altri (nata come L’Altro dovette cambiare nome per motivi legali), della quale il direttore disse “faremo riferimento a Sinistra e libertà ma senza esserne l’organo ufficiale” (http://www.senzasoste.it/nazionale/l-irresistibile-discesa-di-piero-sansonetti) e la fedele Azzaro è divenuta “vicedirettora” (noi continuiamo a non capire come la cacofonia sia più politically correct dei termini finora usati).
Durante la direzione di Calabria ora fece notizia, nel 2010, il licenziamento di un giornalista che scriveva sulla n’drangheta ed aveva intenzione di continuare a farlo anche dopo avere ricevuto delle pesanti minacce. Nel novembre dello stesso anno la testata organizzò un convegno dal titolo “C’era il vento del Nord, ci sarà il vento del Sud”, con la parola d’ordine Boia chi molla, slogan che per chi ha memoria storica, è uno slogan fascista, il grido di battaglia della “rivolta di Reggio”, un misto di eversione, interessi politici e mafia, che però Sansonetti riabilita scrivendo in un editoriale: “Boia chi molla lo inventarono gli insorti della Repubblica napoletana e fu ripreso da Carlo Rosselli” (d’altra parte non possiamo fare a meno di ricordare come i neofascisti si siano ripetutamente appropriati delle testate e dei motti di sinistra, dall’Ordine Nuovo di Gramsci al Fronte della Gioventù di Curiel, fino alla storica testata comunista Rinascita che in mano ai rosso bruni è diventata Rinascita Nazionale) aggiungendo che la rivolta di Reggio non fu fascista, come per quarant’anni ha sostenuto la sinistra, ma vera rivolta di popolo. E la manifestazione unitaria dei sindacati del 1972, centinaia di migliaia di lavoratori e studenti da tutta Italia, “fu sbagliata, sbagliatissima” (altro editoriale di fuoco), perché animata da una “logica da occupazione militare”, e poi quello slogan “Nord e Sud uniti nella lotta era insensato”.
Così si presentano nel sito: “un gruppo di giornalisti di sinistra che si sono messi in testa di fare un settimanale che va in edicola, più un sito online, senza avere un editore, senza avere una lira, senza avere un padrone” (http://www.glialtrionline.it/chi-siamo-3/).
Tra i “giornalisti di sinistra”, oltre a Sansonetti ed Azzaro troviamo il nome interessante di Andrea Colombo, già collaboratore de l’Unità, e poi al Manifesto e Liberazione, “ex militante di Potere operaio e dal 2006 al 2008 portavoce del gruppo parlamentare di Rifondazione Comunista al Senato” (http://www.mirorenzaglia.org/collaboratori/), come leggiamo nel blog di un giornalista che si schiera indiscutibilmente a destra e del quale è anche collaboratore. Inoltre Colombo è uno dei più convinti sostenitori della tesi innocentista di Mambro e Fioravanti relativamente alla strage di Bologna del 1980.
Torniamo all’analisi di Gradirà.
“Ma L’Altro si caratterizza soprattutto per l’ampio spazio che dedica all’estrema destra neofascista: nel giugno 2009 alcune realtà della sinistra romana denunciano: “Un’intervista a Iannone, capo dei “fascisti del terzo millennio” di Casapound, senza contraddittorio alcuno, quasi un volantino di propaganda, in cui si bercia contro l’antifascismo; il racconto dell’incendio di Casapound Bologna, con tanto di eroica descrizione del federale locale personaggio interessante e controverso: definizione perlomeno curiosa per chi, neanche due anni fa, è finito in carcere con l’accusa di associazione a delinquere con l’aggravante razzista per una quindicina di pestaggi” (http://www.senzasoste.it/nazionale/l-irresistibile-discesa-di-piero-sansonetti).
Altro “sdoganamento” di Sansonetti è andato ai camerati di Blocco studentesco, che nel maggio 2010 gli avevano domandato di firmare un appello “a favore della libertà – per tutti – di manifestare e di sfilare in corteo”, ed egli aveva aderito assieme ad altri amici (tra i quali i suoi colleghi Azzaro e Colombo; l’ex giornalista di Liberazione e collaboratrice di Giuliano Ferrara a 8 e 1/2, Ritanna Armeni; l’ex Potere operaio poi approdato a La7, Lanfranco Pace; la deputata del PD Anna Paola Concia che, relatrice ad un dibattito a CasaPound, aveva asserito che su certi diritti CasaPound era meglio del suo stesso partito (http://www.queerblog.it/post/6205/anna-paola-concia-su-alcuni-diritti-meglio-casa-pound-del-pd)
In un articolo sul Riformista Sansonetti giustifica la sua solidarietà ai “ragazzi del Blocco” perché ritiene che ciascuno abbia diritto di manifestare (cosa che riteniamo anche noi, ma la nostra discriminante antifascista ci impedisce di firmare a favore di chi si rifà a dottrine fasciste), e poi, dimessamente, afferma “Non so se davvero i ragazzi del Blocco siano particolarmente violenti” (http://operazioneadunata.wordpress.com/2010/05/08/sit-in-blocco-studentesco-sansonetti-sul-riformista-ce-una-sinistra-da-legge-scelba/ ).
Non lo sa? Non ci sembra molto professionale per un giornalista non preoccuparsi neppure di verificare se le persone a cui dà la solidarietà sono violenti (“particolarmente” o “vagamente”, che dir si voglia), considerando tra l’altro che di scontri provocati dai camerati del Blocco Studentesco sono pieni i giornali e le pagine internet. Né ci sembra un buon biglietto da visita per un giornalista che è stato direttore di tante testate e da tanti anni si occupa di politica e non di bulbi olandesi afferma, come ha fatto, che “questi di Forza Nuova non è che li conosco più di tanto… Per quel che ne so mi sembrano un po’ rozzi e con delle venature naziste… Insomma, quanto di più lontano dalle mie idee io possa immaginare. Ma non cambia nulla” (http://emiliaromagna.indymedia.org/node/8781), considerando che Forza Nuova è un movimento che fa parlare di sé dal 1997.
Interessante anche la carriera di Angela Azzaro, che oltre ad essere “vicedirettora” de Gli altri risulta (come Colombo) tra i collaboratori di Miro Renzaglia che come lei scriveva sul Secolo d’Italia ed oggi ha un blog Il Fondo, che mette assieme Mussolini e Che Guevara. Renzaglia si dichiara castrista (come il reduce della Decima mas, Piero Vivarelli, che si è sempre fatto un vanto di essere sempre stato iscritto al Partito comunista cubano e mai a quello italiano) e tra i suoi collaboratori troviamo anche il medievalista Franco Cardini (già militante del MSI e della Jeune Europe di Thiriart, che rivendicò per sé ed i suoi camerati comunitaristi, “una lettura nazionalsocialista e spiritualista del castrismo” (http://www.fascinazione.info/2010/08/proposito-di-giovane-europa.html) ed oggi appoggia Giulietto Chiesa nella sua analisi degli attentati dell’11 settembre 2001); il triestino Lorenzo Salimbeni, collaboratore di Eurasia, la rivista di Mutti nonché responsabile di Strade d’Europa e di Stato e potenza; l’ex parlamentare di AN Antonio Serena, espulso dal gruppo parlamentare perché diffondeva nell’aula il video con l’autodifesa di Priebke ed autore di testi di revisionismo storico finalizzati alla demonizzazione della Resistenza; l’ex brigatista Valerio Morucci (che nel gennaio del 2009 è stato ospite di CasaPound ed ha rilasciato un’intervista alla rivista Otto (pubblicata dall’Alternativa antagonista di Verona, anno XI, n. 1, primavera estate 2009) nella quale affermava che “la gabbia antifascista è un’idiozia preoccupante” e che “il fascismo non è il male assoluto, ammesso che questo concetto esista da un punto di vista storico” e dove i giornalisti di Misteriditalia ipotizzano che sia stata questa iniziativa a sdoganare Morucci nell’ambiente di destra, dato che successivamente ha iniziato a collaborare alla rivista di geopolitica, Theorema, diretta da “un uomo di Alemanno, Salvatore Santangelo, direttore del centro studi di Nuova Italia”, mentre “il direttore editoriale è Alfredo Mantici, vice capo di gabinetto del primo cittadino romano”, che aveva diretto “l’Ufficio analisi del Sisde ai tempi di Mori” (http://www.misteriditalia.it/ultimora/?p=1079), cioè il generale Mario Mori, che presiede il comitato scientifico della rivista, ed è stato dirigente del ROS e poi del Sisde ); ed infine il sedicente futurista Graziano Cecchini, quello che colorava l’acqua delle fontane pubbliche e fece rotolare una quantità di palline di plastica dalla scalinata di Trinità dei Monti).
Conclude Gradirà: “su L’Altro a scrivere tutto ciò è Ugo Maria Tassinari, studioso della destra radicale che partecipa e promuove però le iniziative dei neofascisti stessi (…) ad occuparsi di futurismo è Miro Renzaglia, animatore della galassia culturale della destra radicale e firma di NoReporter, sito d’informazione gestito da Gabriele Adinolfi, ex Terza Posizione, che ogni anno non manca di ricordare con un articolo il compleanno di Adolf Hitler” (http://www.senzasoste.it/nazionale/l-irresistibile-discesa-di-piero-sansonetti ).
Oltre al caso di Sansonetti, un non-comunista direttore di un quotidiano comunista, abbiamo anche casi di comunisti poi virati al bruno: ad esempio Marco Costa, assessore esterno del comune di Besana in provincia di Reggio Emilia, è stato espulso da Rifondazione comunista dopo avere pubblicato il libro Soviet e Sobornost sul nazionalcomunismo di Ceausescu con la casa editrice (di Mutti) All’insegna del veltro; l’anno prima (10/6/11) aveva partecipato ad un convegno organizzato dall’associazione Ultimo baluardo e dalla rivista Eurasia, sul tema “Stati non allineati e sionismo, Italia fascista, Germania nazionalsocialista e Unione Sovietica di fronte al movimento sionista”, assieme a Fernando Rossi, già senatore Pdci (ma poi non più iscritto, che oggi partecipa alle iniziative filo-siriane assieme a vari comunitaristi).
Poi abbiamo Alessandro (Alex) Lattanzio (da non confondere con Maurizio Lattanzio, collaboratore della rivista Avanguardia di Trapani) che è stato militante di Rifondazione a Catania dal 1995 al 1999 e dell’Associazione Marxista Rivoluzionaria-Proposta per il Comunismo, e poi collaboratore del bollettino Aurora, che, stando alle affermazioni dell’interessato è un sito “dedicato all’analisi e allo studio di questioni legate alla Geopolitica, alla Storia, alla Tecnologia e alle Scienze Sociali” e “non ha mai propagandato ideologie legate al razzismo, al colonialismo e all’imperialismo, Rosso-Bruno o Verde-Dollaro che siano” (http://www.fascinazione.info/2010/08/proposito-di-giovane-europa.html). Il problema è che vi sono diverse testate dal nome Aurora, tra le quali il “mensile del Movimento antagonista–Sinistra nazionale” (nato nel 1988 su iniziativa di ex rautiani) oggi reperibile in rete (http://aurora.altervista.org/Aurora_prima.htm ), diretta da Luigi Costa ed alla quale collaboravano, tra gli altri, Mutti ed il rappresentante dell’associazione reduci della RSI Giorgio Vitali, mentre un’altra Aurora, pubblicata a Milano, sarebbe stata ispirata dal criminologo ed ex brigatista Giovanni Senzani.
Richiederebbe infine un approfondimento a parte l’ex coordinatore dei Giovani comunisti di Torino, Andrea Salutari, che sosteneva non avere più senso la “fobia delle infiltrazioni fasciste”, dato che, a differenza degli anni 70, le organizzazioni neofascista non sono in crescita (!); la necessità di unire i concetti di “patriottismo e di socialismo”, come in America Latina (dove, però, osserviamo che tali concetti hanno delle valenze ben diverse); e, in materia economica, abbracciare le teorie della sovranità monetaria (della quale uno dei primi teorici fu l’ex missino Giacinto Auriti, che nel 1999 fece da consulente a Grillo per lo spettacolo Apocalisse morbida e poi nell’areale di Forza Nuova).
In un momento come questo in cui non esiste un partito comunista organicamente strutturato, certe teorizzazioni, sia in materia economica, sia di solidarietà internazionale, possono attecchire anche in militanti di sinistra in perfetta buona fede, ed è per questo che è necessario fare chiarezza.

APPENDICE: “OPERAZIONE BAYGON”

Alle rassegne citate nel corpo dell’articolo, di Claudia Cernigoi e dell’Avamposto degli Incompatibili, ne va aggiunta una più recente, riedita in occasione del 2° Festival Sociale delle Culture Antifasciste di Bologna. Ha curato la riedizione il Nodo Sociale Antifascista bolognese.

Il mio pezzo sarebbe probabilmente passato sotto silenzio se alcuni dei “comunitaristi” chiamati in causa non si fossero messi a strillare, riempiendo la rete e Facebook di proteste, soprattutto in difesa della purezza del marxismo di Costanzo Preve (da me citato solo di sfuggita). Ecco i principali contestatori:

EUGENIO ORSO, fino al 2008 nel comitato di redazione della rivista Opposta Direzione, edita da All’Insegna del Veltro, casa editrice di estrema destra creata da Claudio Mutti. Per sapere chi sia Claudio Mutti, basta cercare su Wikipedia.

UMBERTO TOMMASI: ( LO AVETE TUTTI NELLE AMICIZIE FACEBOOK ) Agente infiltrato Fascista ex collaboratore de’ l’unità (giornalista informatore DIGOS)

MAURO NERI, in realtà Maurizio Neri: ex militante del gruppo nazi Costruiamo l’azione, indagato (ma poi prosciolto) per la strage di Bologna del 2 agosto 1980, appartenuto al Movimento Sociale Fiamma Tricolore e al Fronte Nazionale di Adriano Tilgher.

RODOLFO MONACELLI, ex responsabile romano del Fronte Nazionale e webmaster del sito del gruppuscolo.

RICCARDO CASTAGNERI, ( RIBATTEZZATO IL “GUIDO ROSSA” ) ”Giornale di Sicilia” e collaboratore del suo magazine ”S” , vive e lavora a Torino ed è responsabile della cronaca giudiziaria di ”NuovaSocietà”. Corrispondente dei periodici di inchiesta ”La Voce delle Voci”
AMICO DI Mauro Neri Si serve come fonte di informazione di un gruppo di sedicenti “Anonymous di estrema destra denominato Anonymous#JAG Riccardo Castagneri: https://www.facebook.com/rcastagneri
Benedetta Castagneri: https://www.facebook.com/benedetta.castagneri
Anonimo InfoSec https://www.facebook.com/anonimo.italiano.9256
Anondb Ops: https://www.facebook.com/Lex.Lutor34
https://www.facebook.com/jhonny.mnemonic.146
https://www.facebook.com/salvatore.nero.37/
https://www.facebook.com/mirko.cataneo. giornalista del

STEFANO MORACCHI, amico, ammiratore e seguace di Maurizio / Mauro Neri.

ALEX / ALESSANDRO LATTANZIO, ex pupillo di Pino Rauti, diventato d’improvviso “comunista”. Costui, in un articolo che rasenta la follia, avanza addirittura il sospetto che io sia agente di una “cospirazione sionista” (vecchio vizio) e, non sapendo nulla di me, mi chiama “bertinottiano meneghino” (???).

Personaggi del genere possono dare lezioni di marxismo? Se fossi nei panni di Costanzo Preve, sarei seriamente imbarazzato.

Perché “Operazione Baygon”? Pensateci un attimo…

I rosso-bruni: vesti nuove per una vecchia storia

L’ultimo, sconcertante prodotto della strana famiglia che sto per descrivere ha per nome “autonomi nazionalisti”. Si tratta in effetti di giovani neonazisti che fanno propri alcuni simboli esteriori non tanto dell’autonomia, quanto dell’anarchismo più radicale.

Questo breve articolo di tono divulgativo, apparso sul numero di giugno della rivista Su la testa, legata al PRC, non doveva apparire su Carmilla. Esistono in rete inchieste sullo stesso tema molto più accurate, di cui fornirò i riferimenti. Se mi risolvo a pubblicarlo qui è perché, a scoppio ritardato, ha causato nei diretti interessati reazioni scomposte, ai limiti dell’isteria. In particolare, ciò è avvenuto per le tre righe piuttosto neutre consacrate a Costanzo Preve, elencato tra i marxisti sedotti dall’ipotesi rosso-bruna. In appendice, fornirò qualche indicazione bio-bibliografica sui curiosi difensori che, per l’occasione, l’illustre “filosofo marxista” ha trovato. Naturalmente, a tutti è lecito cambiare idea, ma se la schiera dei “versipelle” è troppo folta dà adito a sospetti.

Vestono le tutine nere dei “Black Bloc”, si fregiano della A cerchiata. Di recente hanno occupato una casa rurale abbandonata nei pressi di Pavia, con l’intento di farne un centro sociale. Inalberano l’insegna del movimento internazionale “Antifa Aktion”, rappresentata da una bandiera rossa giustapposta a una nera, se i militanti sono in prevalenza marxisti, o una nera su una rossa, se prevalgono gli anarchici. L’emblema vuole comunque indicare l’unità di anarchici e marxisti contro il fascismo.
Non è così per gli “autonomi nazionalisti”. Nella loro versione, la bandiera nera copre la rossa, ma la scritta attorno è “Anti-Antifa Aktion”. Il nemico è dunque l’antifascismo militante.
Si tratta, in Italia, di un pugno di giovanotti, per di più invisi a Casa Pound, che li ha trattati a male parole. In realtà il piccolo movimento è nato in Germania, dove, visto il successo degli “Antifa”, alcuni militanti di estrema destra hanno pensato che fosse solo questione di look; poi il nucleo iniziale si è ramificato, raggiungendo persino l’Australia. Prassi di questi gruppi? Infiltrarsi nelle manifestazioni degli Antifa e causare il maggior numero possibile di danni insensati, con obiettivi certamente diversi da quelli dei Black Bloc propriamente detti.
Restano comunque un’esigua minoranza, come gli “anarchici nazionalisti” che li avevano preceduti. Ben diverso — anche se numericamente ancora marginale — il peso esercitato dalla tendenza fascista detta “rosso-nera”, o “comunitarista”, o “nazional-bolscevica”, o “socialista nazionale”. In Italia è una lunatic fringe, eppure può contare su un quotidiano, qualche rivista, diverse case editrici e molti siti web, che alcuni, in buona fede, credono di estrema sinistra. Il fatto è che questo filone ha una sua storia e, qui e là per l’Europa, persino un suo radicamento.
Un recente numero del Bollettino Aurora di Alex Lattanzio — pubblicazione “rosso-bruna” in rete molto ben dissimulata, tanto che prende nome dal famoso incrociatore che appoggiò gli insorti della Rivoluzione d’Ottobre — rievocava i “padri nobili” in quei comunisti nazionalisti che negli anni ’20, in Germania, ebbero un qualche seguito, fino a venire cancellati dai nazisti hitleriani. In realtà, l’origine della corrente è più recente. Il fondatore autentico è il belga Jean-François Thiriart (1922-1992), ex combattente delle SS valloni, collaborazionista in nome di gruppuscoli provenienti dall’estrema sinistra approdati al sostegno al Terzo Reich. Nel dopoguerra, Thiriart pagò le sue scelte con alcuni anni di carcere. Tornato in libertà, fondò alla fine degli anni ’50 il movimento Jeune Europe (avente per simbolo la croce celtica, poi divenuta di uso comune a destra), che si opponeva alla decolonizzazione del Congo belga, dell’Algeria e degli altri possedimenti europei in Africa. In Italia, Jeune Europe ebbe quale primo referente Ordine Nuovo, mentre all’interno dell’OAS (Organisation Armée Sécrète) franco-algerina, trovò un discepolo brillante e intelligente in Jacques Susini, l’ideologo del gruppo terroristico.
Lentamente, tuttavia, le idee di Thiriart, inizialmente tanto antiamericane quanto antisovietiche e centrate sulla nozione di Europa quale culla della civiltà, mutarono. Cominciò a leggere l’URSS quale baluardo nazionalista, specialmente nella figura di Stalin, e a considerare con simpatia la Cina. Formulò la nozione di “Eurasia”, entità politica e culturale in fieri capace di dare scacco all’imperialismo americano, ormai quasi il solo nemico (con la sua appendice ebraica, Israele). Accantonò il filocolonialismo per appoggiare i movimenti di resistenza dell’America Latina e del Medio Oriente.
In Italia i referenti cambiarono. Per i dettagli rimando a un saggio di Claudia Cernigoi, La strategia dei camaleonti: comunitarismo e nazimaoismo, apparso nel 2003 sulla rivista triestina La Nuova Alabarda e facilmente reperibile sul web. Vi si trova anche un dizionario con i nomi più significativi, sempre ricorrenti. Riassumendo almeno tre decenni, chi traspose in Italia le nuove idee di Thiriart fu in primo luogo “Lotta di popolo”, il più noto gruppo detto nazi-maoista. Seguirono “Lotta Studentesca”, in parte “Terza Posizione”, la rivista “Orion” di Milano (facente capo alle edizioni Barbarossa e alla Libreria del Fantastico di viale Plinio), fino all’ala estrema e armata, i NAR di Giusva Fioravanti. Più raggruppamenti minori, misticheggianti o aventi radicamento locale, in forma di circoli e associazioni culturali.
Più interessante vedere gli sviluppi attuali. Non senza avere notato che quella componente, sicuramente minoritaria, del fascismo “di sinistra”, ha comunque contagiato l’intero arco della destra extraparlamentare, o parzialmente extraparlamentare in quanto associata elettoralmente ai partiti del centrodestra. Se ne trovano tracce in Fiamma Tricolore, in Forza Nuova, in Casa Pound-Blocco Studentesco (l’espressione più “moderna” e originale) e in molte formazioni assenti dalla scena nazionale.
Una rassegna dei gruppi e dei siti che sto per citare è compresa in un saggio, L’arcipelago della destra radicale, presente nel sito web L’Avamposto degli Incompatibili (ora qui). Quello che tento ora è un rapido aggiornamento.
Anzitutto è d’obbligo il rimando a una delle maggiori formazioni che agiscono a livello europeo, a dimostrazione che siamo di fronte a una piccola Internazionale. Si tratta del Partito Comunitario Nazional-Europeo, i più diretti eredi di Jean-François Thiriart. Quando si accede in rete al loro sito, si è accolti dall’inno sovietico. Si passa poi a una pagina fitta di ritratti di Stalin e Che Guevara. Il partito sembra avere molte filiazioni soprattutto nell’Est europeo, e, quanto all’Europa occidentale, in Francia. Qui pubblica un periodico, Les Causes du Peuple. Fa il verso a La Cause du Peuple, il noto settimanale maoista francese diretto, negli anni successivi al ’68, da Jean-Paul Sartre. Per comprendere l’ispirazione autentica basta esaminare il dossier dedicato a Thiriart, in termini osannanti.
Il PCN non sembra avere relazioni dirette con il russo Partito Nazional-Bolscevico fondato dal poeta e scrittore Eduard Limonov (eccellente, va detto, in entrambe le sue espressioni artistiche). Questo è un partito slavofilo, aggressivo, trasgressivo, che di comunista non ha molto, a parte il solito richiamo alla grandezza di Stalin. Raccoglie giovanissimi sotto bandiere curiose: falce e martello in un cerchio rosso (o nero) che ricorda le insegne naziste, o, addirittura, l’immagine di Jean Marais con maschera verde nel film “Fantomas ’70”.
Gli italiani sono più seri e, pur condividendo in certa misura le idee dei loro confratelli dell’Europa orientale, sono più abili a camuffarsi. Prima di catalogarli, vediamone le idee di fondo (non comuni a tutti i nuclei, ma alla maggior parte):
– L’unione di Europa e Asia (“Eurasia”) è in grado di sconfiggere l’imperialismo statunitense. Chiaramente, l’attuale Unione Europea non è un passo avanti in quella direzione (e qui mi sento di concordare);
– A questo fine, va bene l’alleanza con tutti gli Stati e le forze che perseguono il medesimo obiettivo, dagli integralisti islamici, ai nazionalisti slavi, a paesi socialisti o socialisteggianti come Cuba, il Venezuela o altri dell’America Latina;
– Il capitalismo è aborrito, ma identificato in sostanza con le banche e i grandi fondi di investimento. Nella maggior parte dei casi nelle mani di ebrei;
– Il conflitto di classe è taciuto o considerato “superato”. Non rientra negli schemi interpretativi. I rapporti di forza sono diventati “geopolitici”, e la Russia di Putin, la Cina o il Vietnam che promuovono il neocapitalismo, l’Iran ecc. sono oggettivamente oppositori del sistema globale. Le classi escono dal quadro. Si parla di “nazioni”, “etnie” o “popoli” come surrogato delle classi.
– Nessun “comunitarista” si definirebbe razzista. Ogni comunità deve mantenere la sua identità culturale, e nel proprio ambiente va più che bene. Gli esodi di massa verso i paesi più ricchi sono dovuti non a miseria, ma un piano americano per piegare l’Europa — e la futura Eurasia. Ovviamente con l’appoggio della finanza internazionale e dei suoi organi di controllo, che mirano a soffocare la nostra cultura e ad averci in pugno per debolezza di fronte all’invasione.
– Israele è identificato con gli ebrei in toto, e comanda in pratica il mondo intero. La resistenza alla politica del governo israeliano è indifferenziata. Contro gli israeliani, per i rosso-bruni, va bene di tutto: i palestinesi veri e propri (in tutte le loro componenti, spesso assai diverse), i talebani, gli estremisti islamici, Ahmadinejad, fino ai naziskin di quartiere. Il nemico sono “gli ebrei” in genere. Controllano il sistema finanziario, si sono inventati l’Olocausto per tenerci sotto ricatto perenne. Ciò li coinvolge come “genus” potenzialmente pericoloso, a prescindere da età, sesso, cultura, fede religiosa o non religiosa effettiva, ecc.
Questo “corpus” di idee, condiviso in larga misura ma raramente in ogni punto, connota vari piccoli gruppi esistenti in Italia, maestri di confusione.
Il sito Aurora, già citato, è apparentato con la rivista Eurasia, che fin dal nome denuncia i suoi riferimenti nascosti. Quando Arcoiris TV trasmetteva via satellite, dedicò a Eurasia anche una rubrica settimanale, forse senza sospettare che si trattasse di “rosso-bruni”. Sia Aurora che Eurasia svolgono una cospicua attività editoriale. Sono fascisti almeno quanto a estrazione, ma lo nascondono con notevole abilità.
Ancora meglio lo nasconde il sito Comedonchisciotte. Chi lo seguì dalla nascita, ricorda che in principio offriva da scaricare I protocolli dei Savi di Sion. Adesso pare un sito di estrema sinistra, che colleziona articoli di ogni tendenza. Fulvio Grimaldi, la cui collocazione a sinistra non è in discussione, lo linka sul suo blog, quasi fosse affidabile. In effetti converge su molte valutazioni. Ma questo è un suo problema. In equivoci analoghi cade abbastanza spesso Giulietto Chiesa, che con i rosso-bruni condivide l’interpretazione — fondata o meno che sia — degli attentati dell’11 settembre 2001 come complotto maturato all’interno degli Stati Uniti. Antiamericanismo viscerale e antisionismo (da leggersi come detto sopra) sono i punti di forza di Comedonchisciotte, un sito che gode di una certa popolarità.
Qui va detto, per inciso, che non riconoscere il conflitto di classe come centrale priva la destra “nazional-bolscevica” della filosofia della storia propria della sinistra. A ciò sopperisce cercando il motore degli eventi in cospirazioni raffinate (a volte credibili in parte, altre volte no), e in gruppi di potere che nascostamente guidano le scelte palesi di Stati e coalizioni tra nazioni (Gruppo Bildeberg, Club di Roma, ecc.). Se l’11 settembre è il cavallo di battaglia, attraverso “personalità” come il saggista americano di estrema destra Webster Griffin Tarpley (autore tra l’altro di un libro contro Toni Negri, visto, tanto per cambiare, come manovratore delle BR), in siti che costeggiano l’area senza appartenervi integralmente, come Luogo Comune, ciò si estende anche a eventi come la spedizione dell’Apollo 11 sulla luna, frutto di manipolazione cine-televisiva. L’importante è che ci sia qualcuno che complotta nell’ombra, dai banchieri ai Savi di Sion attualizzati.
Malgrado simili bizzarrie, alcuni transfughi della sinistra sono finiti per approdare alle sponde rosso-brune, con maggiore o minore consapevolezza. E’ il caso dell’economista Gianfranco La Grassa, allievo di Antonio Pesenti (firmò con lui un cospicuo Manuale marxista di economia politica), sempre citato dai “nazional-bolscevichi”; di un altro economista radicale, Vittorangelo Orati, che a suo tempo collaborava alla Monthly Review (1); ma soprattutto è il caso del “filosofo marxista” Costanzo Preve, divenuto un autentico teorico del “comunitarismo”. Ha un suo sito, Comunismo e Libertà (prima si chiamava Comunitarismo.it), da cui divulga il nuovo verbo, sempre richiamandosi a Marx.
Tornando all’ala “militante” dei rosso-bruni, ecco Socialismo Nazionale e Gerarchia, vincolati a Militia, gruppuscolo (un tempo denominato Movimento Politico Occidentale) che di recente ha avuto guai giudiziari, anche per le sue connessioni con alcune curve calcistiche di tifosi; ed ecco Rinascita — Quotidiano di Sinistra Nazionale (da non confondere, è chiaro, con La Rinascita del PdCI). Il giornale ha una versione cartacea, non facile da reperire in edicola. Accanto al titolo riporta una citazione di Nietzsche; i contenuti sembrano di estrema sinistra. In realtà i fondatori hanno vecchi percorsi che ben poco hanno a che fare con la storia del movimento operaio. Rimandano invece al terribile vecchietto ex SS, Jean Thiriart, e alla sua Jeune Europe.
Potrei continuare pagine e pagine con l’elencazione. Mi limito invece a fare un breve riferimento a un’altra corrente rosso-bruna, di origini differenti. Si tratta dei seguaci, che si potrebbero definire “fascisti ecologisti”, del filosofo francese di destra Alain de Benoist. Costoro hanno circoli, siti e riviste, nonché una casa editrice di dimensioni non piccole, con sede a Bologna: Arianna Editrice (appoggiata a una catena distributiva, Macrolibrarsi). Arianna pubblica testi di medicina alternativa, libri su cospirazioni varie, saggi sulla decrescita e su forme di illuminazione interna, pamphlet contro il “signoraggio bancario”. Diffonde quotidianamente un bollettino in rete, in cui hanno ampio spazio il negazionismo dell’Olocausto, le tesi sul superamento delle distinzioni tra destra e sinistra, la geopolitica di impostazione “eurasiatica”.
Cosa pensare di tutto ciò? Ho inteso limitarmi a una semplice, sommaria rassegna. La mia idea è che la “crisi delle ideologie” non si sia abbattuta solo sulle forze del movimento di classe, ma abbia lasciato orfana anche parte della destra più aggressiva, desiderosa di scendere sul terreno del sociale a occupare le piazze lasciate vuote da una sinistra sfiancata. Lo fa ripescando teorie ambigue e tutt’altro che nuove, come si è visto. Vi riuscirà? Non ci si faccia illusioni sui numeri, i “rosso-bruni” sono pochi ma non mancano di potenziale di crescita. L’unico modo per impedirlo è che quelle piazze tornino a riempirsi di bandiere rosse.

FEMEN EUROPE.

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