| Logistica e sfruttamento dei lavoratori. Il caso Piacenza

11 Maggio 2014 0 Di luna_rossa

globalist.it – Intervista su una realtà fatta di sfruttamento e assenza dei più elementari diritti sindacali e lavorativi: il comparto della logistica. Il caso Piacenza-Ikea. [Anna Lami]

Piacenza è uno snodo logistico fondamentale nel sistema produttivo dell’Italia settentrionale.
Negli ultimi anni, le lotte dei lavoratori impiegati nel comparto logistico (tra cui Tnt, Ikea, Gls, Amazon) hanno squarciato il velo su di una realtà fatta di sfruttamento ed assenza dei più elementari diritti sindacali e lavorativi.
Lunedì scorso 5 maggio, la cooperativa San Martino, operante nel magazzino Ikea, ha sospeso 33 facchini tra i più attivi e sindacalizzati, tutti appartenenti al SiCobas. Immediatamente è scattato lo stato di agitazione con l’adesione della gran parte dei lavoratori. Da martedì tutti i cancelli del magazzino piacentino sono presidiati, l’ingresso e l’uscita delle merci sono bloccati. In risposta, la multinazionale svedese ha deciso la chiusura dello stabilimento fino alla giornata di lunedì 12 maggio, nell’attesa che le autorità di pubblica sicurezza rimuovano i blocchi dei lavoratori. Per avere un quadro più chiaro della situazione abbiamo intervistato Carlo Pallavicini, capogruppo di Rifondazione Comunista al consiglio comunale di Piacenza, da sempre in prima linea nelle mobilitazioni dei lavoratori del polo logistico piacentino.
Pallavicini, Fratelli d’Italia ha mandato un comunicato in cui ti accusa di essere una delle possibili cause di un’eventuale chiusura dello stabilimento Ikea di Piacenza: «Pallavicini non distrugga ciò che altri hanno costruito». Cosa ne pensi?
Rimando al mittente questa chiara provocazione. Quella in corso è una vertenza di carattere sindacale e quindi investe prima di tutto i lavoratori che hanno avuto il coraggio di scendere in sciopero, e la parte datoriale. Non può certo riguardare i soggeti politici che portano solidarietà a questi lavoratori. Casomai, Fratelli d’Italia dovrebbe interrogarsi sul perché i lavoratori hanno avuto il coraggio di scioperare. Se non volessero tapparsi gli occhi, le orecchie e la bocca dovrebbero riconoscere che forse c’è qualcosa che non va e che non riguarda solo lo stabilimento Ikea piacentino, ma più in generale tutto il settore della logistica e l’utilizzo dello strumento delle cooperative all’interno di questo comparto economico. In questa dimensione esistono tante realtà aziendali diverse, la peggiore della quale non è neanche Ikea, ma il dato comune è che ci sono delle insofferenze, si lamenta sfruttamento, si denuncia il non riconoscimento dell’agibilità sindacale.
Leggendo le dichiarazioni di Borotti (segretario provinciale Cst-Uil) e Chiesa (Filt-Cgil) pare che le proteste di questi giorni siano incomprensibili ed addebitabili ai i”facinorosi” Sicobas; anzi, secondo la Cgil si stava instaurando un buon rapporto con l’azienda che avrebbe anche fatto un contratto migliorativo delle condizioni di tutti.
Personalmente credo che se ci fossero state prospettive così rosee, le proteste non si sarebbero verificate. Di sicuro non si può imputare ai SiCobas di essere facinorosi. Si può essere d’accordo o meno sulle posizioni politiche che i SiCobas esprimono; eppure, bisogna dare loro atto, e lo dico da non iscritto, che hanno portato allo scoperto la questione delle cooperative all’interno della logistica, emancipando centinaia e centinaia di giovani lavoratori, sia italiani sia immigrati, nel territorio piacentino. Vorrei quindi ricordare a chi definisce facinorosi i SiCobas che nella nostra provincia si sono verificati fatti gravissimi: si parlava, ad esempio a proposito di Tnt, di buste paga dichiarate a zero euro, di lavoro nero, di comportamenti antisindacali sistematici. Ai tempi della prima mobilitazione di Ikea, i dirigenti dell’azienda avevano opposto il rifiuto a confrontarsi con gli esponenti dei SiCobas che sono pur sempre l’organizzazione sindacale maggiormente rappresentativa tra i lavoratori dello stabilimento di Piacenza.. Se pensiamo che attualmente la disoccupazione è altissima e quella giovanile supera il 40%, dovremmo tutti essere grati a chi si batte affinché questa situazione non sia un ricatto che costringa ad accettare qualsiasi condizione di lavoro. Dalle lotte dei lavoratori SiCobas possiamo partire per progredire tutti. Certo, da un certo punto di vista si può dire che da queste lotte progredisce l’organizzazione di classe, ma allo stesso tempo può progredire il benessere sociale e lo sviluppo complessivo del territorio. Insomma, bisognerebbe dare atto ai SiCobas dei loro meriti e non esprimere giudizi dettati esclusivamente da faziosità come fa chi li definisce “facinorosi”.
Oggi c’è stato un fatto nuovo. Per la prima volta, una parte dei lavoratori di Ikea è scesa in piazza per chiedere la fine del blocchi e sono stati ricevuti dal sindaco (PD) e dal presidente della provincia (Forza Italia) che hanno chiuso la porta a qualunque nuovo dialogo con i SiCobas. Cosa ne pensi?
Non credo che serva prendersela con questa componente di lavoratori. Loro semplicemente sono stretti fra il ricatto della disoccupazione e l’accettazione di qualsiasi condizione di lavoro. Si può capire il loro stato d’animo dominato dalla preoccupazione e dalla paura. Va comunque sottolineato che questa componente è minoritaria all’interno di Ikea, la maggioranza dei lavoratori resta con i SiCobas. Ribadisco: non sono questi operai il nemico. Nemico è chi imposta le condizioni strutturali per cui si determinano queste precipitazioni.
In ogni caso, penso che al contrario di quanto è stato detto oggi, servirebbe un vero dialogo. Lo dico anche rivolgendomi alla cooperativa San Martino: rispetto a Cristal che, l’altra cooperativa che fino a qualche tempo fa operava all’interno di Ikea, si era distinta proprio per una maggior apertura al dialogo. Non capisco perché San Martino debba sprecare, come sta facendo in questi giorni, quel capitale d’immagine che aveva anche fra gli iscritti ai SiCobas. Credo che non manchino le condizioni per arrivare a una soluzione positiva di questa vertenza. Se ai SiCobas viene chiesto di non essere facinorosi, altri però non dovrebbero essere “ideologici”, chiusi. Se un sindacato è maggiormente rappresentativo al’interno di una azienda, deve essergli garantita piena agibilità sindacale.
Il comportamento delle forze dell’ordine è stato caratterizzato da una certa durezza. Ci sono stati alcuni feriti, e la questura ha dichiarato che, dopo aver visionato i filmati, sanzionerà i con il foglio di via chi non è di Piacenza. Tutte le forze politiche, dal Pd alla destra, chiedono severità. Anche una delegazione di dirigenti svedesi di Ikea è venuta a Piacenza incontrando i responsabili dell’ordine pubblico. Non ti sembra che le nubi si stiano addensando sul futuro di questa realtà produttiva?
La reazione della questura non mi stupisce, tuttora il segretario dei SiCobas Aldo Milani ha il foglio di via e non può venire a Piacenza. L’intenzione è, chiaramente, quella di colpire la solidarietà attorno a questa vertenza. Però puntare tutto sulla repressione rischia di essere una scelta irresponsabile. Dal momento che in gioco ci sono posti di lavoro, bisognerebbe cercare di non esarcerbare gli animi, mentre decisioni come queste lo fanno eccome. Posso garantire che se la mattina degli scontri Aldo Milani fosse stato presente, sicuramente la situazione sarebbe stata gestita in altro modo. Naturalmente tra le forze dell’ordine in piazza c’è chi si è distinto per buon senso e chi per eccesso di zelo, anche se il loro ruolo ed il potere a cui rispondono mi paiono piuttosto evidenti. Qualcuno si dovrà assumere le responsabilità di quello che potrebbe accadere nel caso in cui i lavoratori siano lasciati in preda alla disperazione e sia loro tolto tutto.
Chiunque volesse portare solidarietà alla lotta dei facchini di Ikea, l’appuntamento è per domenica 11 maggio alle ore 16.00 ai giardini Margherita (Stazione di Piacenza) da dove partirà il corteo contro i licenziamenti di questi giorni.

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