La CIA ha mentito sui suoi successi e sulle torture – Giornalettismo

2 Aprile 2014 0 Di ammiano marcellino

La CIA ha mentito sui suoi successi e sulle torture – Giornalettismo.

di 02/04/2014 – Una verità ora certificata da un rapporto del Senato americano, che pone americani e occidentali nella scomoda posizione di complici di un’organizzazione potente, criminale e fuori controllo

Il rapporto consegnato dal Senate Intelligence Committee, il comitato del Senato che sovrintende ai servizi segreti, accusa la CIA di aver mentito per coprire le crudeli torture che ha impiegato per anni e anche vantando successi mai ottenuti per giustificare metodi che escludeva fossero torture e invece lo erano.

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UN MOMENTO STORICO – Ci sarà chi dirà che si sapeva già, in genere destinato a spuntare tra quanti hanno sempre negato che accadesse, ma il rapporto del Senato americano oltre a certificare una scomodissima verità storica rappresenta un’accusa che faticherà ad essere risolta a tarallucci e vino. Questo per il noto rapporto che hanno le istituzioni americane con la menzogna, Clinton finì nei guai non tanto per essersi intrattenuto con la giovane Monica, ma perché accusato di aver mentito durante un’audizione ufficiale. E in questo caso nelle audizioni ufficiali di balle ne sono volate parecchie, non ultime per peso e tempismo quelle del direttore di NSA Clapper e del direttore della CIA Brennan, che proprio di recente si sono presentati davanti ai senatori negando quella che poi si è trasformata da evidenza in fatti accertati e certificata da inchieste e istituzioni statunitensi.  E come loro ovviamente i loro predecessori nell’ultimo decennio.

C’ERA CONSENSO POLITICO PER QUELLE TORTURE – Istituzioni non certo ostili, visto che per anni si sono fidate o hanno finto di fidarsi delle agenzie preposte alla tutela della sicurezza nazionale, senza avere alcuna supervisione reale su quello che combinavano e apprendendo dai giornali la loro crescita esponenziale nel numero di persone impiegate e nelle attività discutibili. Che Abu Ghraib non fosse un incidente, ma il frutto della stessa cultura che ha partorito Guantanamo, il più infame campo di tortura del ventunesimo secolo, non è mai stato in dubbio, ma si giocava con i cavilli e a inventare definizioni per la tortura che non comprendessero l’uso della parola tortura, il tutto assistiti da battaglioni d’avvocati schierati a controllare che la procedura non diventasse quello che in realtà è stata fin da subito: l’istituzionalizzazione della tortura e dello stato d’eccezione. Se gli stessi agenti americani e le amministrazioni che li hanno armati e slegati per il mondo non fossero stati coscienti dell’innegabile illegalità dei metodi impiegati, non avrebbero creato oltremare un vero e proprio universo criminale sottratto alla giurisdizione americana. Un buco nero sul quale nessuno sembra avere competenza giudiziaria e che ha inghiottito, torturato e detenuto migliaia di persone in prigioni segrete sparse per il pianeta.

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NON SONO SERVITE A NIENTE – Il dato più importante contenuto nel rapporto è però un altro, quello che certifica che tutta questa barbara e illegalissima attività è servita a nulla. Zero, niente, nada, tutto questo è stato messo in piedi e praticato per anni, ma per niente: «La CIA ha descritto ripetutamente [il programma] sia al Dipartimento della Giustizia che al Congresso come capace di raccogliere informazioni altrimenti impossibili da ottenere e utili a sventare complotti terroristici e a salvare migliaia di vite» ha spiegato uno degli ufficiali che hanno presentato il rapporto al Senato, «Era vero in realtà? La risposta è no.» E che fosse no era evidente dalla teoria di poveretti, per lo più americani e male in arnese, «provocati» dagli agenti e dal loro stessi trasformati in «terroristi» poco prima di arrestarli e perseguirli, che sono quelli che inflazionano le classifiche dei «successi» insieme a quelli che avevano già rivelato quel che sapevano prima di essere torturati e non grazie alla tortura come asserito dall’Agenzia intenta a fornire al Senato la lista dei vantaggi prodotti dall’impiego di torture e altre pratiche sommamente illegali.

CAMBIA QUALCOSA? –  Il rapporto, ancora segretato, ma già ampiamente discusso, racconta di ufficiali disgustati che hanno lasciato il servizio in dissenso con quello che avrebbero dovuto fare o a cui avrebbero dovuto assistere, di un metodo di tortura inedito e praticato in Afghanistan che consiste nell’immersione del poveretto di turno in acqua ghiacciata e altre piacevolezze, illuminando l’universo delle prigioni segrete e mettendo nei guai la CIA, che ha sempre fatto quello che ha fatto perché l’ipocrisia del Senato accettava per buoni rapporti che qualsiasi lettore dei giornali sapeva essere maldestre difese d’ufficio che non avrebbero retto a uno scrutinio più severo, che sembra arrivare solo ora.

LA TORTURA NON SERVE A NIENTE – Sottoporre a waterboarding per 83 volte Abu Zubaida o a più di cento un altro pericoloso qaedista non ha aggiunto informazioni a quante non ne avessero già rivelate nel corso d’interrogatori normali, ma si sa da tempo che la tortura non ha alcuna efficacia e non consente di ottenere informazioni più certe o più veloci dai torturati, la casistica è ampia e chi giustifica la tortura ammettendo che sia lecito, ad esempio, torturarne uno per salvarne 100, non tiene conto del fatto che torturare l’uno non sposterebbe le probabilità di sopravvivere di quei cento. Ovviamente non è che alla CIA queste cose non le sappiano, le stesse torture erano già descritte sui manuali editi dall’agenzia negli anni ’70, ma evidentemente qualche cowboy all’indomani dell’undici settembre ha proposto l’adozione di questi sistemi e qualche altro li ha autorizzati e difesi a lungo, prima negandone l’esistenza, poi invocando le mele marce, poi che non sono vere torture, le cavallette, non è stata colpa mia…!

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LA GUERRA TRA SENATO E CIA – Che il rapporto fosse temuto lo dimostra lo scontro scoppiato tra Senato e CIA quando si è scoperto che l’agenzia aveva violato i computer del Congresso e fatto sparire dei dossier che il comitato del Senato non aveva avuto dalla CIA, ma da persone che hanno collaborato all’indagine. Quelli della CIA hanno provato anche a dire che il Senato se li sarebbe procurati illegalmente, ma la partita è stata persa quando anche la senatrice Dianne Fenstein, indefessa paladina delle agenzie, è andata su tutte le furie nel sapere violata la sua intimità, perché è stato subito chiaro che la CIA ha monitorato tutto il processo d’indagine e coloro che vi hanno partecipato. Che non si può fare, la CIA non può spiare il Senato e i senatori, figurarsi poi derubarli di documenti relativi a un’inchiesta sulla CIA. Difficilmente il capo dell’agenzia John Brennan conserverà a lungo il posto dopo i recenti avvenimenti, ma ci sono anche parecchi funzionari dell’agenzia che ora rischiano di trascorrere i prossimi anni a difendersi da accuse decisamente pesanti. Il tutto all’ombra di un conflitto istituzionale grave a contrapporre l’agenzia di Langley al Senato, con gli spioni accusati di complottare contro il potere politico e di violarne le prerogative, che autorizza gli americani a pensare che nel loro paese neppure il Congresso sia al riparo dallo spionaggio sistematico da parte delle agenzie deputate alla difesa della sicurezza nazionale.

UN DISASTRO – Sistemi che appartengono alla storia e alla tradizione dell’agenzia, che solo per questo meriterebbe d’essere riformata di corsa, perché ha fatto strage del diritto e delegittimato completamente quegli Stati Uniti che amavano porsi come campioni dei diritti umani, oltre a provocare egregie sofferenze e a sprecare miliardi di dollari, per niente. O più precisamente per rischiare di finire sotto processo e passare alla storia per una «rogue agency» qualora le cose si mettessero davvero male, perché come tutti sanno la sconfitta è orfana e grandi cantori delle gesta dell’agenzia e difensori delle torture si sono ormai dileguati da tempo. Rischio comunque remoto, ma questa storia si porta dietro un sacco di conseguenze e inquieterà anche gli stessi militari americani, che in tutta evidenza hanno collaborato alla giostra delle torture.

LE GRAVI CONSEGUENZE IN CAMBIO DI NIENTE – Detenere per anni senza accuse centinaia di persone, torturarle alla maniera di Guantanamo o alla più rozza maniera afghana picchiandole selvaggiamente e facendo loro di tutto, umiliarle à la Abu Ghraib o ancora rapirle in gran segreto e farle sparire per anni, equivale a commettere crimini contro l’umanità e ovviamente non giova allo standing di un paese abituato a criticare gli altri paesi perché non rispettano i diritti umani. Ma non giova nemmeno alle forze armate americane, che in caso di cattura e tortura dei loro faranno fatica ad accusare di barbarie i nemici, così come non giova alla causa dei diritti umani in generale, perché se gli Stati Uniti torturano e se la rivendicano, diventa ridicolo pretendere che regimi feudali o teocratici come quelli del Golfo rinuncino alla loro maniera primitiva d’amministrare la giustizia e mantenere i sudditi sottomessi.

L’ESEMPIO DELLA CIA – E in effetti il messaggio è passato fin da subito, non c’è dittatura che dopo il 9/11 non abbia abbracciato l’espediente di bollare come «terroristi» gli oppositori e contro i terroristi vale tutto, lo dicono anche gli americani, lo lasciava intendere Bush, lo hanno raccontato i media di tutto il mondo. Un espediente che fu utilizzato anche da un regime totalitario come quello nazista e che è stato sanzionato al processo di Norimberga e nelle convenzioni internazionali successive sul trattamento dei prigionieri, al netto del fatto che comunque quelle torture restano illegali per la costituzione e le leggi americane, aggirate solo grazie al fatto che il paese si è per anni accodato in silenzio e acriticamente allo sforzo bellico, spacciato per reazione agli attacchi di Bin Laden. Che poi sarà ucciso solo nel 2011 e individuato senza il contributo d’informazioni ottenute sotto tortura, diversamente da quanto asserito dalla CIA. Se questo è lo standard esibito dalla prima potenza militare e grande paladina di democrazia e diritti, difficile pretendere di meglio da altri, che anzi saranno incoraggiati a seguire l’esempio dei maestri. La misura del danno procurato dalla disgraziata scelta americana in favore di rendition e torture sta tutta in queste considerazioni e nella sfortunata circostanza per la quale molti altri paesi, compreso il nostro, si sono accodati a Washington con il rumoroso silenzio dei complici subalterni.

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