Piemonte, ora Cota teme la procura

12 Gennaio 2014 1 Di luna_rossa

lastampa.it – Rischia il rinvio a giudizio per l’inchiesta Rimborsopoli.
Salvini: “Chi tocca i nostri, dovrà aver paura”

 

 

Chissà che cosa ha in mente Matteo Salvini quando, al termine della fiaccolata contro il golpe rosso che ha cancellato le elezioni regionali del 2010 e anche la vittoria di Roberto Cota, lancia il suo messaggio/avvertimento che si può sintetizzare così: occhio a toccare un leghista.

 

Oggi, infatti, la rabbia del Carroccio si sfoga sui giudici amministrativi ma dietro l’angolo ci sono le conseguenze politiche del lavoro di altri magistrati, quelli della Procura della repubblica di Torino. Nei giorni scorsi i pubblici ministeri hanno chiuso l’inchiesta Rimborsopoli ascoltando l’ultimo dei consiglieri regionali che hanno scelto di rispondere alle domande dei pm. Adesso si capirà per quanti dei 43 consiglieri regionali indagati arriverà la richiesta di rinvio a giudizio per peculato oppure la loro posizione verrà archiviata. Tra di loro c’è il governatore Cota, una folta pattuglia di consiglieri ed assessori leghisti, esponenti del centrodestra ma anche Udc, Italia dei Valori e l’ex presidente Mercedes Bresso.

 

E lo stesso Cota dal palco a evocare quell’incubo: «Scontrini? Queste sono solo schifezze perché siamo stati noi a tagliare i costi della politica, 30 milioni all’anno che saranno usati per i bisogni dei piemontesi». Salvini plaude e rilancia: «Il prossimo leghista che toccheranno non so se sarà a Torino, Milano, Bologna, Genova, Pordenone, Trento o Vicenza, dodici ore dopo non solo noi ma mille, duemila, diecimila persone pacifiche ma non tanto si mobiliteranno e qualcuno cominci ad avere paura, perché la paura fa bene».

 

Il governatore invita ad alzare la testa e a ribellarsi a chi «sta cercando di attuare il golpe perfetto». Dagli insulti contro i magistrati e dalle parole di Salvini – «sono orgoglioso di non essere uno dei centri sociali e sono orgoglioso di non essere un magistrato dei centri sociali» – si capisce che, al di là delle indicazioni dei magistrati, la Lega non accetterà di finire sotto processo. Lo spiega bene Salvini: «È cominciata una battaglia e quando si parte per la battaglia si corrono dei rischi, ma se qui, questa sera, non c’è solo gente incazzata ma determinata a mettere a disposizione dei cittadini anche la sua libertà personale. Quello che fanno ci scivola addosso e cominceranno ad avere paura davvero».

 

E dopo Torino, e dopo i presidi ai caselli delle autostrade, per protestare contro il caro-pedaggi che colpisce solo il Nord, la Lega ha intenzione di non fermarsi, mobilitazione permanente. Ancora Salvini: «Ci riuniamo a Milano con tutti i governatori, gli assessori, i consiglieri delle regioni del Nord, perché si parte più forti di prima. Ci sarà Roberto Cota come Governatore piaccia o non piaccia a quel tribunale, perché quando ci fanno incazzare invece di deprimerci, noi cominciamo a correre più forte».

 

L’appuntamento è per il 25 a Milano. Il sabato a Torino toccherà agli alleati del centrodestra piemontese per difendere «la vittoria che i magistrati vogliono cancellare». Ieri assessori e consiglieri regionali di Forza Italia e del Ncd hanno sfilato, senza bandiere, fianco a fianco di Cota e dei big del Carroccio, dal presidente del Veneto, Luca Zaia, all’europarlamentare Mario Borghezio. Con loro centinaia e centinaia di fiaccole accese (700 per le forze dell’ordine, migliaia per gli organizzatori). Una manifestazione pacifica ma carica di insulti e volgarità contro giudici e comunisti (Bresso e Chiamparino in particolare). Salvini elogia la diversità tra le manifestazioni della Lega e quelle dei centri sociali, anche se questa volta l’intervento delle forze dell’ordine ha sedato una scaramuccia con un gruppetto di passanti in piazza Castello, mentre poco più in là bruciava una bandiera del Pd.

 

La Stampa – Piemonte, ora Cota teme la procura.

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