Uscire dalla demagogia e dai facili abbagli | Teste Libere

18 Novembre 2013 0 Di ken sharo

 

Foto di Jollyroger (http://it.wikipedia.org/wiki/File:2june2006_108.jpg)

Inevitabilmente, in periodi di crisi e impotenza politica, i militari sono protagonisti, quali detentori della forza e primi attori delle nostre missioni di guerra, delle accuse o delle speranze di molti. Da un lato, c’è’ chi li accusa di ogni turpitudine e cospirazione , di essere i responsabili delle guerre e braccio armato della silente dittatura in atto. Dall’altro chi invece ne auspica continuamente l’intervento, ne tesse le lodi a prescindere e si rammarica della loro passività. Forse, l’uno e l’altro, ma sicuramente né la causa né la soluzione del problema. Più probabilmente, un semplice alibi per tutti.
Ho deciso di affrontare l’argomento nella consapevolezza che questo scritto finirà per scontentare tutti, tanto i patriottardi acritici quanto gli antimperialisti dal discernimento variabile, ultras e tifoserie dell’agone politico, sedicenti rivoluzionari e reazionari cronici. Non ho dubbi nemmeno sul fatto che finirà per essere strumentalizzato, a volte frainteso, ma sento di farlo comunque, perché l’equilibrio e la capacità di discernere è necessaria per compiere una corretta analisi dei fatti, scindendo il bambino dall’acqua sporca, distinguendo i reali centri decisionali dai capri espiatori di comodo, per fare la guerra al potere e non farsi strumento di quella tra vittime e sottoposti.
Si potrebbe iniziare da delle domande, anche volutamente provocatorie, la cui risposta da parte di ognuno di noi, renderebbe forse palese la stortura di certi ragionamenti e scaricabarile di comodo.
Mi chiedo e vi chiedo : ma tutti coloro che scaricano le responsabilità delle scelte politiche servili e imperialiste (perché sono tutte politiche) sui soldati “mercenari esecutori”, perché non si ribellano per primi al potere costituito? Perché la gente si lamenta, ma continua a votare chi prende quelle scelte? Perché non si ribellano operai e dirigenti delle aziende che prendono soldi e appalti da alcune di queste guerre (fabbriche d’armi, aziende petrolifere, forniture varie, etc..? Perché non si ribellano i dipendenti delle banche che ci si arricchiscono? Perché i cittadini non si ribellano per le tasse, gli espropri, che finiscono per finanziare le banche e le guerre imperialiste? Perché il paese muore e nessuno muove un dito, ma molti pretendono che i militari facciano quello di cui loro per primi non hanno il coraggio di fare? che dire dei dipendenti di Equitalia, dei ministeri, lobby aziendali, dei giornalisti. etc.? Perché molti di questi sono tra coloro che, se i militari si ribellassero, li lascerebbero al loro destino o griderebbero al colpo di stato e all’emergenza democratica? Quanti perché e quanta incoerenza.
Allora, innanzitutto, smettiamo di fare il gioco del potere e di consentire di mettere il popolo contro il suo esercito e viceversa. Mi sembrerebbe ovvio non dare tanto la colpa a chi porta la divisa del suo paese, quanto a chi li utilizza e impiega contro gli interessi loro e del loro paese, con lo stesso inganno che abbindola il resto della popolazione. Evidentemente, ovvio non e’. Un coltello e’ utile o pericoloso, e’ arma o utensile, esclusivamente in virtù dell’utilizzo che ne fa chi lo impugna.
Non posso accusare il coltello, o deciderne di farne a meno, solo perché chi lo usa lo usa male. E’ ben più logico, toglierlo di mano all’utilizzatore. Per definizione, questi obbediscono ai governi nominati nelle elezioni e non fanno (e devono fare) politica attiva o di parte. Altrimenti, si vivrebbe tra continui colpi di stato, a seconda della propensione politica del Comandante di turno. L’essere schierate dalla giusta parte della barricata o meno, cosa peraltro “soggettiva”, non le rende giuste o sbagliate, semplicemente perché in democrazia, questa scelta non compete a loro. In nessun caso, che non sia una invasione fisica del proprio territorio. La loro utilità/capacità o meno, la devono dimostrare sul campo nel quale vengono impiegati, giusto o sbagliato che sia, e di quello devono rispondere al popolo. Chiarito questo concetto basilare, si può affrontare il resto.
Il problema e’ che se non si muove niente di serio e numeroso nel paese (passivo, asfittico e rassegnato, se non quando livoroso e diviso) nulla potrà muoversi nelle sue forze armate, anche se esse fossero ancora di leva. Il tutto deve partire dalla società civile o ognuno rimarrà al suo posto a recitare la tragedia fino in fondo. Certamente, non si può sperare che per primi si muovano i “Generali” nominati dal sistema, per essere fedeli al sistema. Qualunque cosa dovrebbe partire dal basso (ufficiali, sottufficiali e truppa), da coloro che percepiscono il bisogno e la richiesta di un popolo “in movimento”, cosa che invece non avviene per nulla. Anzi, lo stesso popolo continua a dare forza ai soliti venduti cialtroni dei partiti di sempre. Lo stesso motivo per cui non si ribellano gli altri statali o i privati, fino al momento in cui a saltare non sono proprio loro.
In una nazione che è colonia dalla testa ai piedi, la popolazione, che magari non serve in armi, ma che “uccide” non meno di loro esprimendo il voto e il consenso – a volte tacito e a volte passivo – a chi ordina e dispone queste imprese imperialiste per conto terzi, forse ha la coscienza pulita perché non preme fisicamente il grilletto? I militari “tout court” stanno diventando il perfetto capro espiatorio (certamente non esenti in nulla dalla loro quota di responsabilità) di una minoranza pseudo – cosciente che si sente impotente. Comprensibile, ma non fingiamo di non sapere che un soldato obbedirà sempre agli ordini ricevuti dal “legittimo” governo: reso legittimo (anche se servile e traditore) proprio dal consenso della grande massa della popolazione che ci mette solo la penna al seggio e i commenti al bar. Li si voglia chiamare mercenari, illusi, idioti o solo ragazzi bisognosi di lavoro, non sono certo loro né la causa né la soluzione dei nostri mali. Sarò strano, ma la penso così. Il cambiamento deve venire prima dalla società civile, poi si può ipotizzare un cambiamento anche nelle sue FF.AA. Sui “Generali” e capi di stato maggiore (minuscolo voluto) non parlo nemmeno, perché la complicità voluta e servile deriva dalla loro nomina e carriera per conto della politichetta asservita, esattamente come in ogni altro comparto statale.

Foto di Causa83 (http://it.wikipedia.org/wiki/File:Blindo_Centauro.jpg)

Ben altro discorso, sarebbe cercare di riportarlo sotto un maggiore controllo popolare (http://testelibere.it/blog/ffaa-nazional-popolari-e-leva-obbligatoriariprendiamoci-le-nostre-forze-armate ), investirlo di diverse funzioni da quelle sancite costituzionalmente (altro pericoloso discorso che richiederebbe numerose riflessioni) o dire apertamente che si rifiuta lo strumento militare per partito preso e ogni scusa è buona per delegittimarlo. Provi il Sindaco di Messina, invece di canzonare la giornata delle FF.AA, per indossare le penne del pavone elettorale care alla sinistra sorosiana e salottiera, ad immaginare un’ Italia sottoposta, come lo è oggi la Siria, all’aggressione di circa 100.000 terroristi organizzati da gruppi integralisti religiosi in 83 paesi e addestrati, armati e finanziati per fare attentati , occupare villaggi e città, distruggere strutture sociali e produttive, nonché massacrare comunità religiose diverse dalla propria, in primis quelle cristiane … è a tutti noto che senza l’esercito e la sua eroica resistenza, la Siria e la sua cultura, la sua tolleranza e laicità, sarebbero già state spazzate via.
Allora proprio non mi presto a questo gioco al massacro inutile e dannoso. Al contrario di alcuni, pur riconoscendo “la resistenza” dei popoli invasi da noi come giusta e sacrosanta, e che addirittura vada appoggiata in quanto giusta e legittima di diritto, non riesco a godere (ne a capire chi lo fa) neanche un pochino nel vedere la morte di ragazzi italiani, partiti in guerra per compiere il “loro dovere”. Non cambia la sostanza il fatto che siano attirati e sospinti a farlo da forti ragioni economico sociali o da un qualsivoglia senso dello stato e del dovere. Anzi, ogni volta che accade, la rabbia dovrebbe crescere cento volte in più contro l’assurda passività servile del nostro paese, nei suoi politici e nei suoi abitanti, sempre più colonia (nella cultura della sua gente, prima della politica che esprime) e sempre meno Nazione, anche nel reagire a tutela dei propri interessi.
Giova ricordare che la sovranità nazionale appartiene al popolo (in armi e senza) e nessuno o nessuna costituzione delega le FFAA a decidere quale governo, fazione o decisione sia giusto eseguire o meno. Il loro compito e’ eseguire gli interessi individuati, di volta in volta dai suoi rappresentanti politici, non decidere liberamente quali essi siano. Questo lo deve fare la politica su mandato dei cittadini e per conto dei cittadini.
Siamo noi cittadini tutti , non solo i militari, (i cui compiti sarebbero peraltro delegabili facilmente ad altra potenza dominante, magari sostenendone le sole spese) a doverci riappropriare della nostra sovranità/decisionalità. Per fare questo è indispensabile il riacquisto della necessaria libertà/lucidità di pensiero e, solo successivamente, di quella d’azione.
Qualcuno obietterà che la “nazione e’ occupata” (vero) e i suoi politici traditori e collusi con l’ invasore (vero), quindi dovrebbero intervenire per prestar fede al loro giuramento. Premesso che questa presa di coscienza appartiene ancora ad una minoranza assoluta della popolazione, tacitata e demonizzata, ed e’ una grave ingenuità non rendersene conto, non farebbe una piega, se il nemico fosse fisicamente visibile, ma così non e’, anzi, egli e’ legittimato dalle stesse istituzioni e dalla maggioranza dell’opinione pubblica fabbricata dai media. Questa e’ la vera subdola azione colonizzatrice che subiamo e questa la sua vera forza: agire sull’ignoranza e la disinformazione, lasciando che sia la vittima a suicidarsi per fare gli interessi del suo carnefice. Un’invasione,senza essere invasi; un omicidio con la complicità della vittima.
Detto cio’, per quale motivo si pretende che i militari, come categoria lavorativa, siano più’ illuminati degli altri, tanto da rischiare tutto, insubordinarsi e andare a sicura condanna, per un popolo che non ne avverte la minima esigenza? Sarebbe come pretendere che il braccio forte salvi, contro la volontà della mente e del resto del corpo, la persona dalla propria volontà di suicidio. Le forze armate sono lo specchio del paese ( con i suoi limiti culturali e di coscienza, i suoi bisogni e le sue paure), ma molto più’ vincolati e limitati nelle libertà (divieto di associazione, sciopero, manifestazione politica, diritti, sindacati, controllo gerarchico) e facilmente colpibili. Gli stessi motivi per cui detengono una forza che può cambiare le carte in tavola, fanno si che la loro autonomia sia ridotta allo zero e subentri solo “estrema ratio” o in casi anomali.
Una volta in più e’ necessario capire che siamo ad uno stadio ben lontano da una presa di coscienza popolare tale da giustificare una sollevazione generale, ed in assenza di questa, ancor meno di una parte delle FFAA. Ogni tentativo di questo tipo, non supportato e/o cagionato da un vero movimento popolare, non sarebbe solo velleitario, ma finanche funzionale al sistema ed alla successiva repressione. Io, sentirei subito puzza di servizi segreti o di utili idioti.
Quanto sopra vale, a maggior ragione, per chi invoca Il “rifiuto individuale” dei singoli alle missioni.

Foto di Jollyroger (http://it.wikipedia.org/wiki/File:2june_2007_209.jpg)

Premesso che ritengo la cosa quanto di più lontano dalla mentalità militare – tutta basata sull’accentuazione (in certi casi, vera e propria idolatria) dello spirito di Corpo, di Reggimento, della disciplina e della sacralità della guerra, come momento in cui dimostrare il proprio valore di soldato – la pretesa e’ proprio fuori dal mondo (il loro e il nostro).
A meno di immolarsi a pubblico ludibrio, passare per folle o semplice vigliacco agli occhi di colleghi e superiori, non sortirebbe effetto altro che non sia incorrere in sanzioni disciplinari, ritorsioni varie, fino a perdere o lasciare il lavoro. Ovviamente, dati i presupposti di cui sopra, nel disinteresse silenzioso del resto del mondo. Impossibile con professionisti, improbabile con un esercito di leva.
L’esempio recente si è avuto in Grecia, dove l’esercito si e’ rifiutato di fare ordine pubblico e il Capo di Stato Maggiore e’ stato rimosso e “accusato” di golpe nell’indifferenza generale, quando non la condanna di parte dell’opinione pubblica anestetizzata. Inoltre, è facile immaginare cosa accadrebbe se si legittimasse il “diritto” individuale di decidere, al di fuori dei soli casi previsti da Regolamento militare, quale ordine eseguire e quale no, quale missione compiere e quale no, quale sia la causa giusta o meno. Sarebbe la fine dello strumento in se, l’anarchia totale.
Se si vuole interagire con quel mondo, bisogna necessariamente sforzarsi di comprendere che si parla di ambienti in cui spesso “l’anormalità e’ normale”, perché anormali sono le situazioni d’impiego e i teatri operativi. Quasi tutto, giudicando all’infuori di questa logica, cagionerebbe gravi abbagli.
Ci sarebbe da scrivere un trattato, ma non è questo il mio fine. il mio fine era solo quello di produrre qualche dubbio e riflessione in più, spostando unicamente l’obiettivo sul vero target e non perderci in inutili, quando non dannose, ingiustificate crociate o speranze.
In conclusione, qualcosa accadrà (forse) solo quando i cittadini capiranno che, innanzi tutto, devono muoversi loro e smettere di pretendere (e accusare) altri per non fare quello che loro per primi non hanno il coraggio e la coscienza di fare.

Uscire dalla demagogia e dai facili abbagli | Teste Libere.

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