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Donne, cambiate uomo, non cambiate l’uomo

 

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Come ogni 25 novembre, nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il popolo di internet si scatena a favore del sesso debole. Parole. Parole inutili. Parole copiate da Tizio e da Caio, parole scritte tanto per lavarsi la coscienza, come in qualsiasi giornata internazionale architettata ad hoc per giustificare il menefreghismo di tutti i restanti giorni dell’anno.

Le giornate internazionali salvano la faccia di tutti coloro che, per ventiquattro ore, diventano buoni, come se fosse  “Natale in anticipo”. Ma in un anno ci sono più di 8700 ore. 8700 ore in cui la vicina della porta accanto viene presa a pugni in faccia, strattonata per i capelli, zittita con una fellatio imposta. Quella vicina a volte urla, ma si è troppo sordi per sentirla. Quella vicina a volte implora aiuto con gli occhi, ma si è troppo ciechi per vederla. Si è sordi e ciechi perché non è la giornata giusta, non è la giornata internazionale. E quando arriva la giornata giusta, a parole, quella vicina la si incoraggia, dicendole: “Denuncia”. Tutti dicono “denuncia” e tra i tutti – i dati Istat parlano chiaro – per forza di cose ci sono anche coloro che le mani le usano per massacrare. E ci sono coloro che non picchiano, ma che annientano l’anima delle femmine facendole sentire costantemente delle nullità. Sì, perché ci sono donne che non possono permettersi di ingrassare di un etto senza essere additate con repulsione; ci sono donne tradite un giorno sì e l’altro pure; ci sono donne buttate via dopo una scopata e altre buttate via dopo una vita; ci sono donne umiliate perché non portano a casa uno stipendio decente, le chiamano casalinghe, ma in molti casi sono serve: sono quelle che cucinano, lavano, stirano, crescono i figli e passano le giornate in compagnia della loro solitudine e che, poi, si sentono urlare dal partner: “Io ti mantengo”; ci sono donne sempre a testa china, che chiedono scusa perché convinte di meritare insulti e corna, perché manipolate al punto tale da esser certe di non valere niente, di essere niente. Perché quando qualcuno te lo ribadisce a chiare lettere che sei niente, alla fine ci credi. Ci credi per davvero, ci credi sino in fondo. E non basta una giornata internazionale a cancellare rabbia, dolore, vergogna. Serve un abbraccio costante, l’abbraccio del mondo intero che, davanti a ogni donna abusata, dovrebbe fermarsi non per piangere con lei, ma per asciugarle le lacrime. Dovrebbe fermarsi e poi mettersi in moto, per far sì che il 25 novembre non venga osannato, ma abolito. Il mondo intero dovrebbe aprire orecchie e occhi, senza delegare al politico di turno, all’istituzione di turno, all’associazione di turno: ognuno di noi è politico, istituzione, associazione. Ognuno di noi è complice della violenza ogni volta che finge di non capire cosa accade dietro alla porta della vicina.

Esistono uomini indecenti, donne altrettanto indecenti, ma esiste ancora una parte di mondo che può fare la differenza, cominciando da domani… che è la giornata di un fico secco. E se oggi proprio si deve dire qualcosa, che sia almeno costruttiva: “Donne, non tentate di cambiare l’uomo violento, cambiate uomo o, in alternativa, state sole, tanto lo siete comunque”.

Cinzia Lacalamita

 

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