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Le Donne sono la Garanzia della Rivoluzione di Rojava – UIKI ONLUS

Le Donne sono la Garanzia della Rivoluzione di Rojava – UIKI ONLUS.

di Halil Deniz * – Rojava Report ha tradotto brani tratti da un articolo di Halil Deniz dal titolo “La Garanzia della Rivoluzione di Rojava: I Battaglioni delle Donne”, in cui discute la recente formazione del YPJ – una forza di difesa tutta al femminile – e parla con alcuni comandanti e combattenti per capire che cosa sia il YPJ e come e perché è stato fondato.

Deniz inizia richiamando l’attenzione sul ruolo preminente delle donne nelle zone sotto il controllo amministrativo del PYD e YPG . Egli osserva ad esempio che in Afrin – una città con una popolazione oggi superiore ad un milione di individui a causa dell’attuale crisi dei rifugiati – oltre il 65 per cento degli individui che partecipano all’amministrazione della città è costituito da donne. Passa poi a redigere una breve storia del YPJ e quindi a presentare una serie di conversazioni che ha avuto con le donne membri del YPJ.

La storia del YPJ e la sua composizione

Con il rapido aumento delle combattenti donne il primo battaglione tutto femminile – il Martyr Ruken Battalion – è stato fondato il 5 marzo 2013 ad Arfin . Successivi battaglioni femminili sono stati fondati in altre città. Ora ci sono due battaglioni femminili ad Afrin. L’obiettivo finale, insieme con la conclusione positiva della rivoluzione di Rojava, è di fondare un nuovo esercito tutto femminile.

Il YPJ ha battaglioni in tutte le città di Rojava così come legami e attività organizzative in tutte le sue città e i suoi quartieri. Anche se il numero esatto di combattenti femminili è sconosciuto si pensa che sia nell’ordine delle migliaia.

L’età media delle combattenti femminili è tra i 19 e i 20 anni. Mentre la maggior parte delle combattenti sono curde, anche alcune donne arabe e armene – tra le altre – vi stanno prendendo parte. Mentre il YPG è composto di combattenti di tutte le età, la maggioranza dei membri del YPJ sono giovani donne. A causa della necessità di tutelare le famiglie, non sono accettate, con alcune eccezioni, coloro che vogliono aderire al YPJ ma sono sposate e hanno figli.

Non vi è alcuna relazione gerarchica tra questo battaglione e il YPG. La caserma principale e il sistema di lavoro sono gli stessi ma la struttura militare e i battaglioni sono separati.

Il Generale Comandante del YPJ, Axin Nucan, sulla formazione del YPJ

Deniz ha intervistato il Generale Comandante del YPJ, Axin Nucan, e le ha chiesto commenti su alcuni argomenti. Riguardo la formazione militare che le donne ricevono prima di unirsi al YPJ, questo è quanto sembra abbia detto:

Le donne che vogliono unirsi al treno del YPJ si addestrano con il YPG per venti giorni . Dopo questo breve periodo di formazione tutte quelle che vogliono unirsi al YPJ si sottopongono ad un periodo di intenso addestramento. In questa formazione le donne ricevono una preparazione politica e militare oltre all’istruzione sulla storia delle donne e al mainstreaming di genere. Quando la loro formazione termina e le donne sono assegnate ad un battaglione, questa istruzione continua.

Nucan sulla prima vittima del YPJ

La nostra prima martire fu la compagna Berivan. Qui ogni donna soffre. Berivan divenne madre da bambina. E’ stata molto abusata dal marito. Ha sofferto molto. È stata costretta a sposarsi. Al fine di non rimanere lì e continuare a soffrire cercò un’altra soluzione e trovò la sua salvezza nel far parte del YPJ. Immaginate una stanza molto buia piena di dolore ma dove da qualche parte spunta un piccolo fascio di luce. In queste circostanze alcune persone hanno paura e non si avvicinano alla luce. Alcuni vanno con perseveranza verso la luce e riescono ad essere salvati. Proprio in questo modo Berivan si diresse verso quel fascio di luce con costanza e ardore attraverso un mondo pieno di tenebre e fu salvata da quel buio. E’ riuscita a diventare una combattente per la libertà nel YPJ. Ha combattuto per la libertà del suo paese, della sua gente e delle donne del suo paese e quando è caduta in qualità di prima martire ha impresso il suo nome d’onore nella nostra storia in un modo che non sarà mai cancellato.

Parlano le Combattenti del YPJ

Deniz ha anche parlato con un certo numero di giovani combattenti all’interno del YPJ. Di seguito sono riportati alcuni stralci di interviste che ha condotto con loro:

Avesta Cotkar (Età 22): io sono di Afrin. Sto nel YPJ da un anno. Quando gli eventi in Siria cominciavano nel 2011 io studiavo ad Aleppo. In quel periodo sono stata coinvolta nel movimento giovanile curdo. Siamo una famiglia di tre figli. Non siamo rimasti a guardare indifferenti e insieme con i miei fratelli abbiamo aderito al movimento giovanile. In realtà mentre eravamo nel movimento giovanile non eravamo a conoscenza di nulla. Non sapevano cosa stesse accadendo politicamente, come le nostre vite sarebbero state influenzate e di come avremmo vissuto in seguito. Dopo essere stata attiva nel movimento giovanile per qualche tempo ho deciso di aderire al YPJ. In un primo momento la mia famiglia era contro questa decisione ma ho insistito e loro hanno acconsentito e mi hanno sostenuto. Dopo di me ha aderito anche mia sorella.

Inizialmente ho avuto quattro mesi di formazione. Vedo molto chiaramente ora la differenza verificatasi in me stessa prima e dopo questo addestramento. Dopo questa formazione la mia visione degli eventi, la mia conoscenza, il mio processo di pensiero e le mie percezioni sono completamente cambiate. Mi sento molto diversa ora. Pensavo di aver capito tutto. Adesso ho compreso molto bene quello che abbiamo vissuto e come dobbiamo procedere da qui. Dal punto di vista della mia percezione e della mia valutazione degli eventi posso vedere che sono una persona completamente diversa. La mia mentalità è cambiata in un breve periodo. E naturalmente il modo e lo stile in cui mi esprimo sono completamente cambiati.

Zilan Cudi (Età 25 anni): io sono di Kobane. Sono nel YPJ da sei mesi. Prima di entrare a farne parte vivevo a casa. Insomma secondo il linguaggio popolare ero una ‘ragazza di casa’. Quando la rivoluzione è iniziata, come migliaia di giovani curdi ho deciso di combattere. Se devo essere sincera ho deciso di diventare una combattente per desiderio di vendetta. Sotto il regime Baath tutta la mia famiglia e soprattutto mio padre erano terribilmente oppressi. Con questo desiderio sono arrivata e mi sono fatta assoldare. Ho ricevuto una formazione politica e militare. Oggi ho tutta l’attrezzatura necessaria per essere una combattente. Posso usare qualsiasi tipo di arma. Ora, quando mi giro a guardare vedo questo: i benefici che le persone hanno raggiunto sono più importanti della vendetta personale. Forse mi sono fatta reclutare per vendetta personale ma dopo la mia formazione il mio pensiero è molto diverso. Ciò che è importante è la vendetta del nostro paese, la nostra gente, e i loro successi. Se la gente prende possesso di questi risultati, sarà sufficiente dire che ho avuto la mia rivincita.

Come donna è difficile combattere? No non lo è. Tutto ciò che un uomo può fare in guerra anch’io posso farlo. In questo senso non ho alcuna difficoltà. In ogni caso che tipo di differenza ci può essere tra un combattente maschio e una combattente femmina? Se un uomo può combattere per 15 ore senza una pausa allo stesso modo posso farlo io. Utilizziamo le stesse armi. In realtà le uso meglio io.

Ora il mio unico pensiero è quello di avere successo. Combattendo porteremo questa rivoluzione ad una conclusione e in questo modo otterremo anche la libertà per le donne.

* Halil Deniz ha pubblicato una versione più lunga di questo articolo nella pagina turca di ANF

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