DATAGATE / L’analista “Potere Usa sterminato con target ‘manipolazione’ Paesi Ue? Senza strategia” – Quotidiano Net

25 Ottobre 2013 0 Di ammiano marcellino

DATAGATE / L’analista “Potere Usa sterminato con target ‘manipolazione’ Paesi Ue? Senza strategia” – Quotidiano Net.

Roma, 25 ottobre 2013 – “Chi controllerà i dati controllerà il mondo. Agli altri resteranno gli avanzi”. Francesco Vitali, 40 anni, pesarese, giornalista con studi universitari in Italia e in Inghilterra e borsa di perfezionamento in Information & Communication Technologies alla Texas University di Austin, è uno dei massimi esperti italiani di uso strategico dei ‘Big Data’. Il generale Giuseppe Cucchi, ex direttore del DIS (Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza) e direttore dell’Osservatorio Scenari Strategici e di Sicurezza (OSSS), ospita sull’annuario di studi geostrategici Nomos & Khaos i suoi saggi anticipatori per le edizioni Nomisma. Quotidiano.net lo ha intervistato.

Vitali, lo spionaggio tra Paesi anche alleati è sempre esistito. Perché il Datagate oggi è un tema imprescindibile?

“Perché dopo le rivelazioni di Eric Snowden sull’invasività dei programmi della Nsa, un ambito prima strategico per soli specialisti è diventato finalmente di dominio pubblico. Costringendo gli Stati nazionali a guardarsi allo specchio e a riposizionarsi sul tema. Con effetti non meno distorsivi rispetto alla vera materia del contendere che è più ampia del reciproco controllo tra Paesi anche alleati. Che c’è sempre stato e in misura più o meno consistente sempre ci sarà”.

Il punto nodale?

“La straordinaria superiorità del paese più tecnologico, gli Usa – che doveva restare per così dire felpata, quasi nascosta, e ora invece emerge nella sua drammatica evidenza – pone i Paesi democratici europei di fronte a un bivio: mantenere tutti i principi fondamentali delle proprie costituzioni o, in assenza di patti realmente condivisi, perdere capacità competitiva nelle sfide geoeconomiche e geopolitiche che attraversano il globo”.

Fanno sapere dalla Nsa: non spiamo la singola telefonata, acquisiamo dati e li mettiamo via. Per ogni evenienza. Dobbiamo commuoverci di fronte a tanta discrezione?

“Se la Nsa archivia i file di 70 milioni di comunicazioni francesi in 3-4 settimane, che in mezzo a queste ci siano considerazioni pubbliche o private di Francois Hollande o propositi di attentati suicidi di un banlieusard islamico, non è risolutivo. E’ risolutivo e dirimente che gli Usa e solo gli Usa abbiano le infrastrutture tecnologiche e le competenze software per scandagliare adeguatamente il materiale acquisito, setacciarlo e rinvenire in qualsiasi momento, a distanza di anni, anche quello che direttamente e volontariamente non avevano mai cercato”.

Una pesca dati a strascico, insomma, e per di più illegale. E’ la nuova linea del potere?

“La capacità di raccolta e analisi dei dati è un nuovo fondamentale elemento del potere geopolitico. Già ora gli Stati si possono dividere in tre categorie. Quelli in grado di esercitare solamente un controllo locale sulle informazioni trasmesse, magari aiutati da potenze straniere. Quelli in grado di implementare autonomi sistemi regionali di analisi o di eventuale blocco delle comunicazioni. Quelli in grado di archiviare dati da ogni possibile fonte e di utilizzarli per produrre previsioni più o meno simultanee sui comportamenti individuali e di gruppo. Intorno alla capacità di utilizzare i dati, non soltanto in chiave di guerra cibernetica, si ridefiniranno anche i rapporti di forza tra Stati e tra Stati e multinazionali che lavorano contro o a favore del nuovo assetto. In entrambi gli ambiti gli Usa oggi sono incontestabilmente leader con miglia e miglia di vantaggio su una concorrenza che pure è agguerrita, basti pensare alle ambizioni della Cina”.

Ambizioni suffragate da ‘server fumanti’?

“I cinesi, pur essendo in grado di incrociare algoritmi evoluti e pur vantando capacità statistiche avanzate, non dispongono ancora di sufficienti ‘sensori’ a livello globale per poter studiare quello che avviene in tempo reale nel mondo e proporsi in automatica chiave predittiva. Anche i francesi e i tedeschi hanno una tecnologia sofisticata ma mancano di capacità di raccolta e al pari di altre democrazie europee hanno il ‘problema’ – rispetto agli Stati Uniti che pure si fanno paladini della democrazia mondiale – di dover rispondere a una sensibilità sociale e politica molto pronunciata e altamente infiammabile su violazioni o minacce alle libertà fondamentali dei cittadini”.

Per business o per amor di patria molte major di internet, da Google a Facebook, alla stessa Microsoft, si sono relazionate con i superiori interessi della Nsa. E’ un processo governabile o destinato a sfuggire al controllo di chi l’ha pensato?

“Cellulari, smartphone, tablet, phablet, computer, siti internet, e-mail, social network, transazioni finanziarie, sistemi di pagamento elettronico via computer o via telefonino, telecamere classiche e a controllo biometrico, web-cam, emissioni audio-video, elettrodomestici intelligenti, set top box televisivi, satelliti spia, tecnologie Gps (Global positioning system) o Rfid (Radiofrequency Identification), cioè minuscoli prodotti con antenna applicabili a qualsiasi genere di prodotto e facilmente rivelabili anche a distanza grazie ad appositi ‘illuminatori’: grazie al nuovo Internet Protocol 6 a 128 bit che farà passare il mercato hi-tech da un miliardo a 8 miliardi di ‘devices’ connessi da qui al 2016, molto presto tutti questi sistemi, programmi e oggetti saranno ‘parlanti’ tra loro e scambieranno dati in autonomia senza che nessuno possa fermarli. Gli Usa partono avvantaggiati, anche grazie al continuo interscambio di personale altamente qualificato – sia tecnico sia manageriale – tra settore Ict e Intelligence del Paese. Il nuovo Data Center della Nsa, a Bluffdale, nello Utah, pronto quest’anno, avrà una potenza di calcolo inimmaginabile. Si apre una fase del tutto nuova del rapporto tra uomo e tecnologia. Nessuno può ipotecarne i confini”.

Il Grande Fratello è già preistoria, allora.

“Le nuove reti neurali e i più complessi algoritmi di analisi statistica e semantica, grazie all’utilizzo pervasivo della tecnologia, già oggi consentono ai soggetti più evoluti di riorganizzare collezioni di dati non strutturati, con livelli di efficienza simili a quelli di un’analisi campionaria su database perfettamente organizzati. Diventa così possibile – per chi controlla la tecnologia – estrarre informazioni da flussi indefiniti di dati, tratti da combinazioni di e-mail, numeri telefonici, infografiche, file audio o file video. Qualsiasi dato può essere incrociato, macinato e interpretato attraverso un linguaggio comune, perché ogni interazione sociale del pianeta terra viaggia ormai attraverso trasmissioni digitali. E il nuovo Ipv6, la sesta versione dell’Internet Protocol lanciata in sordina il 6 giugno 2012, aumenta indirettamente le potenzialità di acquisizione e riorganizzazione”.

Andare oltre il controllo del presente e prevedere il futuro. E’ questa la sfida?

“In effetti, nel caso Datagate, tutti si sono fermati al primo livello: quello del controllo globale. C’è poi il secondo livello che riguarda gli attori, gli Stati, che sono in grado di passare dal controllo delle informazioni, alla previsione: strumenti usati, ad esempio, nella psicofinanza. Solo chi sta nella autentica elite è in grado di passare dalla predizione alla manipolazione dei comportamenti individuali e sociali. Perché l’obiettivo non certo strombazzato ma tenacemente perseguito è la proprio la capacità di poter agire – se necessario – con sistemi di manipolazione individuale e soprattutto sociale”.

Un esempio?

“Oggi per studiare il comportamento di persone o gruppi di persone non servono apparecchiature speciali. E’ sufficiente utilizzare la webcam o gli altri sensori di cui sono dotati tutti i nuovi tablet e smartphone. Ogni utente può essere utilizzato come una cavia. Dalla tipologia di argomenti selezionati, come dalle reazioni agli stessi durante la navigazione web o l’utilizzo di supporti digitali, è possibile acquisire informazioni puntuali per studiare i successi processi cognitivi di singoli utenti adeguatamente profilati o di vaste platee egualmente influenzabili attivando specifici stimoli di azione. Già nel 2008 Microsoft ha registrato, solo per fare un esempio, un brevetto che consente di usare la piccola telecamera installata nei principali dispositivi elettronici per scansionare le espressioni del volto dell’utente durante la navigazione e interpretare il suo stato d’animo. Così come Microsoft anche gli altri moloch tecnologici oggi hanno la possibilità di orientare processi cognitivi e sociali che sino a qualche anno fa sembravano troppo complessi per poter essere indirizzati in maniera univoca ed efficace”.

L’Europa riunita a Bruxelles protesta a gran voce contro gli Usa. Ma in realtà soffre per il proprio ritardo tecnologico e l’ormai acclarata non autosufficienza. E’ un gap recuperabile?

“Non nell’immediato, solo con investimenti colossali e capacità di indirizzo sovranazionale sui quali non scommetterei. E comunque a scapito di valori cosiddetti non negoziabili in una democrazia”.

Numeri?

“La potenza di analisi e stoccaggio dei Data Center americani – senza considerare il cloud – esprimeva lo scorso anno ben 1046 Data Center commerciali dedicati. Dieci volte più della Gran Bretagna, seconda in classifica con 161. Per non parlare dei gap della Germania (127), della Francia (108), della Russia (28) e della Cina (9). E questo come mera cifra quantitativa, senza neppure considerare la capacità di memorizzazione ed elaborazione di ogni singolo apparato. Ma è soprattutto nella qualità dei programmi di ricerca che la superiorità degli Stati Uniti appare oggi soverchiante e sterminata, sia nel pubblico sia nel privato”.

Un paradigma della sfida?

“Il programma Pace (Predictive Analytics Center of Excellence) dell’Università della California di San Diego, che lavora sui meccanismi dell’analisi predittiva e dell’interpretazione dei fenomeni economici, finanziari, farmaceutici e medico-sanitari. O il programma Smisc (Social Media in Strategic Communication), lanciato dall’Agenzia per i progetti avanzati del Dipartimento Difesa (DARPA) degli Stati Uniti, che affronta invece il tema cruciale della creazione e prevenzione di eventi inattesi in campo strategico. Pensiamo ad esempio ad alcuni casi legati alla cosiddetta Primavera Araba”.

L’effetto ‘Cigno Nero’?

“Sì, l’evento impronosticabile. Proprio come nell’opera di Nassim Nicholas Taleb. Solo che nell’èra contemporanea votata all’interconnessione degli eventi e delle reti il ‘Cigno Nero’ ormai rischia di non arrivare da solo. Arriva in formazione”.

Come in questi tre anni – sembrerebbe.

“Prima Wikileaks, poi il Datagate, il rischio di Shutdown e ora l’indignazione dell’Europa per lo spionaggio dei suoi capi di Stato. Tutti passaggi, a volte generati ma non ben controllati, che rischiano di mettere in crisi anche il Paese più evoluto. Non è certo il periodo politicamente più solido per gli Stati Uniti. Vengono accusati di aver spiato l’intero pianeta anche per motivi strettamente economici e ora rischiano di entrare in crisi nei negoziati di libero scambio transatlantico che sono un elemento fondamentale del loro futuro geoeconomico. Ma l’Europa è comunque rimasta terribilmente indietro e dovrà presto interrogarsi sul suo ruolo, se vorrà averne uno – non da colonia – nel mondo del Big Data”.

E l’Italia?

“Specie nel comparto militare abbiamo programmi tecnologici avanzati e di assoluto rilievo. Ma nessun Paese di ambito G8, a parte gli Usa, ormai può più competere da solo. E’ l’Europa a 28 – o a 27 se la Gran Bretagna preferisse privilegiare gli Stati Uniti – a dover pianificare insieme il suo futuro”.

di GIOVANNI ROSSI

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