#19O, chi è che alza la tensione?-popoff.globalist.it |

19 Ottobre 2013 0 Di ken sharo

Fra poche ore il corteo dei movimenti in un contesto di criminalizzazione stabilito dai grandi media e dalla voglia di vendetta di alcuni settori delle polizie [Checchino Antonini,

di Checchino Antonini, da Liberazione

popoff.globalist.it |Ciao, come stai? Bene, e tu? Ma ci sarai anche domani? Solo in caso di scontri, risponde i collega della Raitivvù. La questione sociale o fa pietà o fa paura. Fa notizia solo se si sente il fumo aspro dei gas, il rumore delle lamiere schiacciate, se si vede il rosso delle teste spaccate dai manganelli. Le ragioni di chi manifesta non bucano lo schermo.

Anche stavolta «Martellante è stato il bombardamento: “gli spaccavetrine scendono a Roma”, “i Notav -entità che ha sostituito nell’immaginario la fantomatica figura del black block – assedieranno la città”». Un cronista che s’è costruito una reputazione scrivendo di Ustica va scrivendo sul sito più mainstream di tutti il dettato delle sue fonti nei servizi: scrive di probabili assalti ai bancomat, agli esercizi commerciali, di carrelli dei supermercati da usare come arieti per rompere i blocchi delle forze di polizia, macchine idropulitrici per spruzzare di vernice le visiere dei caschi degli agenti e bombe carta di varia potenza in arrivo da Napoli, oltre a tutti gli strumenti di offesa e difesa che sono stati già sperimentati sul campo: caschi, maschere antigas, spranghe. «La macchina della paura è partita in pompamagna. E con essa anche la macchina della repressione, oggi infatti a Roma il clima si è scaldato, ma certo non a causa di black block o presunti terroristi!», scrivono i movimenti che hanno lanciato la giornata del 19 ottobre.

La mattina è iniziata con la notizia del fermo preventivo di cinque francesi che ieri notte, dopo esser stati identificati in centro, sono stati portati nel commissariato di Trevi – Campo Marzio e da lì trasportati all’ufficio immigrazione da dove verranno direttamente rimpatriati senza che venga imputato loro alcun reato.

«Nelle ore successive – prosegue la nota dei movimenti – è stato fermato un militante romano, gli è stato perquisito il furgone che utilizza per lavoro all’interno del quale è stato scritto che ci fosse un pericoloso arsenale. Sappiamo bene che non è così, sappiamo anche che ciò che è stato rinvenuto è un oggetto utile all’auto-tutela di chi lavora di notte in condizioni non certo sicure. Queste, tuttavia, sono storie dell’ordinario sfruttamento e delle pessime condizioni di lavoro che viviamo tutti i giorni e che di certo non interessano a chi dalla giornata di oggi voleva solo ricavare un mostro da sbattere in prima pagina. Ebbene abbiamo anche il nostro furgoncino carico di mazze, proprio come nei migliori copioni».

E veniamo alle cariche del Pigneto dopo le quali molti cittadini testimoni non sanno più se devono temere per via dei black bloc o per la violenza di uomini mascherati e armati, violentissimi e arroganti, pagati con i soldi dei contribuenti. Un gruppo di attivisti ha effettuato un volantinaggio di fronte alla sede dell’Atac che si è recentemente costituita parte civile nel processo per la manifestazione del 15 Ottobre 2011 ed è stato rincorso e caricato a freddo dalle forze dell’ordine nel mercato del quartiere con il coinvolgimento dei passanti.

A gestire l’ordine pubblico è lo stesso prefetto, Pecoraro, che non ha saputo impedire le scorrerie naziste in occasione dei funerali di Priebke. Ed è piuttosto inquietante leggere le circolari interne di alcuni grandi ospedali vicini al percorso del corteo che ordinano di liberare più posti letto possibili in vista dei previsti incidenti per la manifestazione del 19. «Le liste di attesa per un posto letto in un ospedale romano notoriamente sono lunghissime, ma state tranquilli se vi volete operare domani avrete intere corsie pronte ad accogliervi! Se poi nei reparti oltre a medici e infermieri troverete anche poliziotti non è un problema, vogliono solo il numero del vostro documento poi il resto è carico del servizio sanitario nazionale». Per ordine del questore Fulvio della Rocca, l’ateneo la Sapienza domani resterà chiuso per tutta la giornata per ragioni di ordine pubblico. «Dunque, a poche ore dal corteo la macchina mediatica guidata da Questura e Ministero degli Interni ha avuto i suoi arresti di Black Block, il suo arsenale e le sue teste aperte. Si prepara a chiudere i luoghi di aggregazione e ad aprire gli ospedali. Chi alza la tensione?». Un funzionario, dietro le mura di S.Giovanni spiega ai suoi uomini la dislocazione dei reparti per l’indomani e conclude: «A Porta Pia facciamo strike». Un maresciallo dei carabinieri si vanta col barista del chiosco di fronte alla Coin di Piazzale Appio: «Domani ci divertiremo». Non sembra un mistero per nessuno che settori di polizia vorrebbe la rivincita, la vendetta, per lo smacco del 15 ottobre di due anni fa.

S.Giovanni, intanto, è ormai un villaggio di tende e bandiere accogliente con gli ultimi e arrabbiato con il governo e le burocrazie confederali. La Banda Bassotti, dal palco centrale, ha iniziato il soundcheck per il concerto della sera. Negli speakers corner si discute animatamente. Lo sciopero del sindacalismo di base è andato bene. I primi dati sullo sciopero confermano la necessità dell’azione di lotta: molti i voli cancellati, i servizi pubblici bloccati, con una forte adesione in, INPS, nei comuni, nella sanità e negli uffici territoriali. Fortissimo il dato del trasporto pubblico locale: il 100% dei mezzi fermi a Pisa; 90% a Terni; 80% a Bologna; 65% a Ferrara; 70% a Reggio Emilia; all’ACTV di Venezia ha incrociato le braccia l’81% del personale nel trasporto automobilistico ed il 70% di quello marittimo; 70% a Torino e provincia; a Milano metro chiusa e bus fermi al 75%; 50% a Trieste; 40% a Gorizia; 45% a Livorno; si è fermato il 70% dei mezzi nel tpl regionale della Sicilia ed il 40% nella Calabria; 45% nelle Marche. I dati del Tpl sono inoltre tutti destinati a salire nella fascia pomeridiana e serale in tutti i territori. A Roma, dove in accoglimento della richiesta del Sindaco Marino è stato revocato lo sciopero dei trasporti per la sola fascia serale e per le metropolitane, si registra in fascia diurna un dato del 65% per i bus e le ferrovie in concessione e del 60% nella Roma tpl (bus periferici). In Emilia Romagna è bloccato il 95% del trasporto merci e 75% di quello passeggeri delle ferrovie regionali. Il corteo, aperto dai migranti e rifugiati, seguiti dai lavoratori dell’ILVA e dai Vigili del Fuoco in divisa, ha visto la partecipazione di lavoratrici e lavoratori da tutte le regioni e di tutti i settori: dal del commercio a Telecom; da Mirafiori alla Sigma Tau; dal Poligrafico di Roma e della Puglia; e poi i lavoratori di Alitalia, del settore logistica, il coordinamento ferrovieri. Tanti i dipendenti pubblici, dalla sanità ai ministeri, dagli enti locali alla ricerca; tutti riuniti dietro lo striscione “Pubblico impiego incazzato”. Tutti insieme ai precari, i pensionati, i licenziati ed i cassaintegrati, i movimenti di lotta per la casa. Folte le rappresentanze dei movimenti per la difesa di salute e ambiente: No Muos, No Tav, il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua; dalla Campania le Mamme Vulcaniche ed il Comitato contro l’inceneritore di Giuliano/Acerra; rappresentanti dei movimenti sociali e per il diritto all’abitare.

Sotto il tendone issato dal Prc si discute di come uscire dall’Europa, Unione non più riformabile. «Il problema è come si rompe – dice al microfono Paolo Ferrero – perché il problema è che, mentre demolisce i diritti e gerarchizza i paesi, la crisi alimenta anche movimenti nazionalisti e fascistoidi». E’ per questo che Rifondazione propone una linea che intrecci la ricerca della democrazia con i temi della classe. Ad esempio la disobbedienza ai trattati unilaterale, paese per paese, ma con punti di collegamento tra i movimenti operai di ciascuno stato. «E’ vero – interviene Turigliatto – la lotta di classe ha ritmi diversi da uno stato all’altro. Ma rompere con l’Ue è possibile in nome di un progetto europeo e solidale». Per l’esponente di Sinistra Anticapitalista, che risponde ad altri interventi centrati sulla fuoriuscita dall’euro e il ritorno alle monete nazionali, l’approccio corretto è quello dei greci di Syriza che partono dalla difesa dei diritti dei lavoratori in nome dei quali, eventualmente, si può anche uscire dall’euro ma svicolando rispetto all’egemonia nazionalista di progetti che guardano all’indietro. L’importanza di questa piazza tematica è che per la prima volta è all’ordine del giorno la questione dei referendum sui trattati e della costruzione di una lista per le europee. Sarà possibile l’unità a sinistra su una piattaforma minima? Ma la domanda più urgente sembra quella sulla saldatura tra vecchio e nuovo movimento, tra sindacato e comitati di lotta di precari, senzacasa, studenti. In altri termini la domanda è: riuscirà il corteo di domani a raggiungere Porta Pia, a riunificare quello che il 15 ottobre di due anni andò in frantumi. E riuscirà quel corteo ad assediare la controparte (il ministero delle infrastrutture) non solo simbolicamente ma con un’accampata che dia il senso di una movimentazione permanente che in molti paesi c’è da tempo e che in Italia non trova i margini per una condensa efficace? Oppure vincerà di nuovo il rito del riot, la logica della rappresentazione autoreferenziale, l’appiattimento su un’immagine – quella del black bloc – inventata dagli apparati che presiedono alla costruzione dell’immaginario?

«Il grande corteo del 19 Ottobre si concluderà nella piazza della Breccia. Da lì non ce ne vogliamo andare», fanno sapere una serie di collettivi “creativi” (Laboratorio di Cultura Indipendente Volturno Occupato, Teatro de Merode, Rapnoize, Cinema Preneste Liberato, CircoOfficina, Onde Nervose RadiOfficina Occupata, Adna Collective, Adriano Bono, Teatri della Viscosa, CircoMare Teatro, Synesthesia Art Lab). L’idea è quella di prendersi la piazza, facendola vivere attraverso pratiche sociali con lo sviluppo di relazioni e condivisione. Cinema occupati e autogestiti, laboratori autogestiti teatrali, radio web, collettivi di attori e artisti, centri sociali, officine autorganizzate, compagnie indipendenti invitano tutti e tutte ad attivarsi e coordinarsi per animare la lunga notte bianca del dissenso a Porta Pia con esibizioni, live-set, expo, spettacoli, jam. La raccomandazione è «Porta quello che vuoi trovare, la piazza è di tutti».

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