Voglio un altro 8 settembre! di Teresa Vergalli | Com.Unità

4 Settembre 2013 0 Di macwalt

http://e-pur-bisogna-andar.com.unita.it – Voglio un altro 8 settembre!

 

Voglio un altro otto settembre! Che segni la morte dell’Italia  berlusconiana e che sia l’inizio, anche se faticoso e sofferto, di una epoca nuova, dove buongiorno voglia dire veramente buongiorno e dove condanna voglia dire veramente condanna.  Dove non ci sia un armistizio, ma una resa, una resa senza condizioni. Dove il colpevole non pretenda la grazia, ma a testa bassa chieda perdono.

Perdono per tutto il male che ha fatto, cioè per i guasti profondi nelle teste della gente. Il male più imperdonabile aver insegnato con le parole e con l’esempio, che le regole sono carta straccia e roba per i gonzi. Che la furbizia è  fregarsene dei doveri e  però pretendere tutti i diritti.

Un otto settembre perché venga avanti una bella schiera di giovani ribelli, ragazzi della giustizia, che si alzano in piedi a fare tutti  i rattoppi e  i restauri necessari.

Sto facendo la moralista? Ebbene sì. Credo che occorra proprio un po’ di moralità. Vorrei avere sotto mano il caro Violante e strattonarlo di più che non la coraggiosa pensionata torinese. Non ti basta  aver difeso, o sdoganato, i cari “ragazzi di Salò”, cioè quei così fantasiosi torturatori delle mie amiche partigiane? E ora ti pare proprio necessario dare una mano a un tizio che sa già tanto bene difendersi da se, e farsi difendere da battaglioni di prezzolati?  E come posso sperare  che  non farai  danni anche alla nostra bella Costituzione?  Per favore, un po’ di buon senso.

Poi ce l’ho anche con qualcun altro della mia parte. Ho  sempre detto e pensato che Bersani è una brava persona. Ora, da brava persona, vorrei che lui si mettesse da parte. Che prendesse atto che se siamo in questo buco nero è in gran parte colpa sua e di chi si è scelto  intorno. Perciò vorrei che se ne stesse in silenzio, che seguisse l’esempio di Prodi, che lasciasse la parola e l’iniziativa agli altri.  Non ha più diritto di aiutarci a sbagliare.

Dal mio nuovo otto settembre vedo franare o scolorire un bel po’ di vecchia Italia. E vedo sempre più in luce alcuni nuovi ragazzi  – ora si è ragazzi a quarant’anni, non a sedici come noi della Resistenza – che hanno forza, freschezza, irruenza, coraggio. Ce ne è bisogno, perché sarà dura, cari Matteo, o Enrico, o Pippo. Spero solo che il tempo necessario alla demolizione e alla ricostruzione non sia maggiore di quei famosi diciotto mesi di dolori e di sangue che abbiamo passato noi, tra l’otto settembre ’43 e il 25 aprile ’45.  E che sul terreno non restino tante macerie e tanti morti.

Fonte: http://teresavergalli.wordpress.com/

su E pur bisogna andar
Autore: Teresa Vergalli

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