Rogo di Città della Scienza, sotto torchio i due vigilantes

17 Luglio 2013 0 Di luna_rossa

Pista interna, contraddizioni nel faccia a faccia tra i custodi. Convocato come testimone anche il responsabile della sicurezza. Acquisiti nuovi atti, s’indaga sulla polizza anti-incendio

Li hanno messi a confronto, uno dinanzi all’altro, facendogli le stesse domande, battendo sugli stessi punti: a che ora è successo? Chi è intervenuto per prima? Chi era presente in quel momento? Poi, sono andati più a fondo, hanno provato a scavare sulla catena di responsabilità nella gestione dei soccorsi, almeno secondo quanto sostengono le due persone informate dei fatti. Chi sono i due testi? Qual è l’inchiesta animata da un classico confronto all’americana? Città della scienza, rogo doloso, quattro mesi e dieci giorni dopo in Procura si scava ancora, si punta ad approfondire, grazie a una serie di audizioni di persone ascoltate almeno fino a questo momento come persone informate dei fatti. E pochi giorni fa è toccato a loro, ai due vigilantes, gli addetti alla sicurezza, quelli che erano responsabili di eventuali soccorsi in caso di incidente. Anche in caso di incendio.

Inchiesta top secret, ecco la strategia degli inquirenti: sentiti nelle fasi immediatamente successive all’incendio, oggi i due vigilantes vengono messi a confronto, in relazione ad alcune contraddizioni emerse nel resoconto offerto agli inquirenti. Contraddizioni, nodi da sciogliere, l’ideale per un faccia a faccia tanto per mettere un punto fermo su alcuni aspetti decisivi per il prosieguo delle indagini: chi c’era quella sera, intorno alle 21? Chi è entrato in azione? Chi aveva l’occhio su monitor e sul sistema di allarme? A chi spettava fare le prime mosse? I due vigilantes hanno detto cose non perfettamente sovrapponibili, ragionano gli inquirenti.

Qualcosa non ha funzionato nel sistema degli interventi, dal momento che ci sono voluti appena venti minuti alle fiamme per abbattere l’ex museo di Bagnoli. E non è un caso che dopo il confronto, la Procura ha convocato – sempre come testimone – il responsabile della vigilanza, il coordinatore dei due addetti al servizio interno, insomma l’uomo che sovraintende l’intero servizio di controllo di un museo che non c’è più. Anche le sue risposte – facile dirlo – peseranno per valutare la tenuta delle dichiarazioni rese dai due vigilantes. Inchiesta condotta dal pool guidato dal procuratore aggiunto Gianni Melillo, al lavoro i pm Michele Del Prete e Ida Teresi, quella dei vigilantes messi a confronto non è l’unica mossa della Procura.

In questi giorni, agenti di polizia giudiziaria sono tornati a Coroglio ad acquisire nuovi atti. Bilanci e atti amministrativi sono da tempo sotto i riflettori e il pressing dei pm su questa materia sta diventando incalzante. Anche di recente, un nuovo sopralluogo negli uffici di Fondazione Idis, questa volta si sono mossi in modo mirato: agenti di pg (al lavoro la Digos e la Mobile), ma anche consulenti della Procura chiamati ad usare il bisturi, a chiedere in modo sempre più circostanziato alcuni aspetti legati alla gestione economica della struttura. I bilanci, dunque, e i vigilantes. Dove inizia e dove arriva la catena delle responsabilità?

Quattro mesi e dieci giorni dopo le fiamme di Bagnoli è la pista interna ad assumere spessore, a motivare blitz e audizioni riservate. Una domanda su tutte: chi ha beneficiato della distruzione del museo della scienza? Un punto che va esplorato a partire dalla piena conoscenza dei fatti, dallo stato di salute della struttura andata in fiamme: stipendi, incassi arretrati, debiti nei confronti di fornitori privati, crediti vantati verso gli enti locali. E la torta della polizza assicurativa. Poi: appalti, gare per servizi condotti in questi anni per attività che ora – al di là dei meriti culturali e dell’impatto nella divulgazione scientifica – finiscono dritto sul tavolo dei pm napoletani.

Rogo di Città della Scienza, sotto torchio i due vigilantes.

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