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Vedremo se il Pd saprà parlare di povertà – Europa Quotidiano

Cara Europa, una polemica è scoppiata a Torino perché da Roma, nell’annunciare che sabato il Pd farà il miracolo di tornare in piazza col suo segretario per parlare ai poveri di tutta Italia, abbiamo messo insieme Scampia con San Salvario, cioè la capitale di Gomorra con la zona tipica della movida torinese. 

I due circoli, insieme a quelli di Corviale, Tor Bella Monaca, Laurentino e San Basilio (Roma), hanno promosso la manifestazione di sabato, in concomitanza col secondo comizione (a Bari) di Berlusconi, lanciatissimo per la sua corsa al Quirinale e per la campagna elettorale successiva. Così, oltre la confusione dell’economia e delle istituzioni, abbiamo anche quella dell’ultimo partito democratico che ci era rimasto in Italia, e che tra fiorentino, romano, bolognese, napoletano, piemontese rischia di diventare un’altra Babele. 

Giovanni La Casa, Napoli

Caro La Casa, rispondo anche ad Augusto Forte Deaglio ([email protected]) il quale dice che, se quello di Civitanova Marche è «suicidio di stato», gli stati responsabili sono almeno due, l’Italia burattina e la Germania burattinaia, e auspica che la Boccassini smetta di indagare su Berlusconi e apra un fascicolo a carico della Merkel (la corrispondenza è bella perché ti offre nuovi orizzonti); e a Ezio Pelino ([email protected]), abitué della lettera-circolare, che contesta Bersani per aver inseguito i grillini e per consegnarsi ora a Berlusconi che chiede per sé «immondi salvacondotti»: invece avrebbe dovuto farsi da parte e proporre per il Colle e per palazzo Chigi due personalità ben viste dai 5stelle, in modo da metterli spalle al muro: votarli o sputtanarsi, più di quanto non stiano facendo col loro nullismo.

Tot capita tot sententiae, dicevano gli antichi. Ma la confusione mentale nasce anche dall’angoscia, che l’Allgemeine Zeitung di Francoforte riassume così: «L’Italia sta facendo perdere la pazienza al mondo e rischia di vedersi voltare le spalle dalla finanza internazionale». Se così sarà, non basterà il comizio di Bersani (a proposito: ma dove si tiene, mica all’Ambra Jovinelli?) a evitare che file sempre più chilometriche si allunghino davanti alle capaci mense pontificie. Dico “capaci” visto che il nuovo papa, così largo di buone parole, non avrà vita facile a metter mano ai forzieri, nemmeno per i suoi argentini, colpiti dallo tsunami.

Spero che, superata la querelle sulle false suscettibilità offese (non credevo che anche a Torino ne esistessero ancora, come si trattasse di damigelle ottocentesche guardate impudicamente), Bersani faccia finalmente un comizio di massa, denunci chi non ci sarà, dica (a, b, c,) le cose che il Pd vuol fare per porre un argine alla miseria, spieghi cosa rimuovere della politica del rigore per evitare che, chi ha avuto la sfortuna di lavorare e risparmiare lira su lira tutta la vita, si trovi alla fine senza poter pagare le tasse, il condominio, le bollette della casa che fu indotto a comprare quando il mercato glie le buttava dietro.

Di questo si deve parlare sabato, non d’altro, neanche delle bacchettate del Quirinale al Pd e delle mancate repliche a Sandro Veronesi, che in due pagine del Corsera ha sputtanato l’amoralità miliardaria di chi aspira alla presidenza della repubblica acquistando olgettine e senatori. (Mentre si parla di povertà).

Vedremo se il Pd saprà parlare di povertà – Europa Quotidiano.

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