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Iva, cassa in deroga ed esodati c’è il rischio manovra | italia | Il Secolo XIX

Non c’è copertura per 7 miliardi che servono per evitare l’aumento dell’Iva, per finanziare gli esodati e per gli ammortizzatori sociali. Grilli però rassicura: «Le spese sono coperte»

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Roma – Servono 7 miliardi entro giugno. Se a maggio ci sarà finalmente un nuovo governo, il primo impegno in agenda sarà una manovra aggiuntiva per finanziare alcune emergenze sociali che non hanno copertura nello schema di bilancio (il Documento di economia e finanza) lasciato in eredità da Mario Monti.   

Una conferma indiretta che ci sarà bisogno di trovare le somme che mancano all’appello arriva anche dalle indicazioni contenute nella relazione economica dei saggi consegnata ieri al presidente della Repubblica, nella quale si chiede al nuovo esecutivo di intervenire in fretta su esodati e cassa integrazione in deroga.

«C’è l’urgenza di rifinanziare entro giugno gli ammortizzatori in deroga per il secondo semestre del 2013», scrivono i saggi. Il costo? «Circa 1 miliardo». Poi c’è la «grave questione» degli esodati non salvaguardati dai decreti del ministro Elsa Fornero. I saggi chiedono al governo di individuare «con precisione la platea interessata» e definire «gli eventuali interventi normativi necessari».

Stando alle ultime stime circolate, sarebbero circa 150 mila gli esodati rimasti senza tutela ma è un numero tutto da verificare. Così come sono da verificare i costi, che vanno da 500 milioni a 1 miliardo. Nel loro rendiconto, i saggi individuano anche una scadenza da rifinanziare sfuggita ai più: «A fine marzo, è scaduta la moratoria sui mutui delle famiglie in difficoltà. E’ quindi importante assicurare un’adeguata dotazione del Fondo di solidarietà da utilizzare a tale scopo». Problemi che vanno risolti perché – avvertono i saggi – è « a rischio povertà ed esclusione sociale il 28,4 per cento dei residenti nel nostro Paese».

Altra questione sollevata dai saggi è quella dei pagamenti arretrati alle imprese: i 40 miliardi del decreto sblocca-debiti non bastano. La cifra andrebbe almeno raddoppiata. «E’ opportuno saldare l’intero debito commerciale pregresso prima del 2015», si legge nella relazione. L’elenco non finisce qui. Bisognerà decidere sullo stop all’aumento dell’Iva a luglio, che costa circa 2 miliardi nel 2013, che però diventano 4 miliardi su base annua, se non si vuole semplicemente rinviare il problema (cioè il rincaro dell’aliquota) di sei mesi, a gennaio 2014. Altro nodo irrisolto è il salasso della Tares. Non basta.

L’ipotesi di una manovra da 7 miliardi esclude qualsiasi alleggerimento della tassa sul mattone: se si toccano i 24 miliardi di gettito Imu riducendo magari gli incassi sulla prima casa (4 miliardi), bisognerà trovare una copertura. L’alternativa sarebbe quella di lasciare le cose così come sono state “fotografate” dal Def , con tutti gli aumenti, i tagli e le mancate coperture. E comunque il deficit è fissato al 2,9 per cento. Bruxelles ha consentito di appesantirlo di uno 0,5 per cento per pagare i debiti delle imprese e siamo a un soffio dal limite del 3 per cento stabilito dall’Europa. «I conti sono strutturalmente in equilibrio», sostiene il ministro dello Sviluppo Corrado Passera. In effetti, è così ma solo se si congela qualsiasi decisione fino al 2014, come del resto ammette lo stesso Passera.

Gli spazi sono stretti. Nuove tasse e altri tagli rischiano di uccidere la ripresa attesa per fine anno. L’unica via d’uscita è aprire un tavolo di trattativa con Bruxelles. Un’ipotesi che si fa strada: «Il Paese non regge più altri tagli e altre tasse, così il pil non riparte. Bisogna andare in Europa a ricontrattare il deficit e chiedere due anni di tempo per ristrutturare il debito, allungando i tempi di scadenza», dice al Secolo XIX il Pd Francesco Boccia. Una missione possibile solo per un «governo forte».

 

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