I geni della generazione digitale che sanno tutto di Dante e Manzoni – Corriere.it

27 Aprile 2013 0 Di macwalt

Le Olimpiadi di Italiano: la finale tra i 64 super studenti I geni della generazione digitale che sanno tutto di Dante e Manzoni A Firenze le Olimpiadi di Italiano. Alla gara più licei scientifici che classici. «Che tristezza quegli strafalcioni in televisione»

Giovani, generation jobless: il ritratto impietoso dell’Economist

FIRENZE – Il linguista Luca Serianni è felice, ma non è stupito: «Tanto entusiasmo smentisce il luogo comune, la preoccupazione sul degrado dell’italiano tra i giovani per colpa di Facebook e degli sms. I ragazzi migliori li usano come strumento ma senza rinunciare all’amore e allo studio della lingua attraverso i canali tradizionali». Parliamo di giovani che navigano con disinvoltura per i mari dell’ortografia («qualcosaltro?», che orrore), della morfologia («più bene?», vietatissimo), della sintassi (le subordinate implicite? Un gioco riconoscerle). Superano con agilità i trabocchetti del lessico («pedissequo?», lo sappiamo, è chi imita passivamente qualcuno) e della testualità (dire «non è un genio» è una litote, non una metonimia).

Sono i sessantaquattro finalisti della terza edizione delle Olimpiadi di Italiano, progetto dalla Direzione generale per gli ordinamenti scolastici del ministero dell’Istruzione (affidata a Carmela Palumbo) in collaborazione con la Farnesina, il comune di Firenze, l’Accademia della Crusca, l’Associazione per la storia della lingua italiana, Radiotre Rai, l’Ufficio scolastico regionale Toscana, l’Ente nazionale Giovanni Boccaccio.

Le Olimpiadi di Italiano della generazione 2.0

Le Olimpiadi di Italiano della generazione 2.0    Le Olimpiadi di Italiano della generazione 2.0    Le Olimpiadi di Italiano della generazione 2.0    Le Olimpiadi di Italiano della generazione 2.0    Le Olimpiadi di Italiano della generazione 2.0

Firenze, ai «nastri di partenza» della gara di italianoFirenze, ai «nastri di partenza» della gara di italiano

Due le sezioni della gara: primo biennio e triennio conclusivo della scuola secondaria superiore in Italia, più le scuole italiane all’estero. Dodicimila ragazzi inizialmente in gara tra licei e istituti tecnici-professionali, c’è chi si è iscritto nelle scuole italiane di Casablanca, New York, Teheran, Parigi, Barcellona, Madrid, Tunisi, Lagos, Bogotà, il Cairo, Losanna. Una curiosità: su 547 istituti in gara sono stati più numerosi i licei scientifici (212) dei classici (151), delle scienze umane (18) e degli artistici (15). La regione più entusiasta è stata la Campania, con 70 istituti, seguita dal Veneto (59), dalla Sicilia (55), dalla Lombardia (36). A parte la piccola Val D’Aosta (1) il fanalino di coda è la Basilicata (2). Guida operativa affidata al professor Paolo Corbucci del ministero dell’Istruzione. Il vincitore verrà proclamato oggi alle 18 nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio dopo la gara di stamattina tra i sessantaquattro finalisti. Le selezioni sono state due: gare d’istituto e semifinali provinciali e interprovinciali. Entrambe le prove sono svolte per la prima volta online utilizzando una piattaforma informatica creata appositamente.
I ragazzi? Motivati, svegli. Alcuni, scelti a caso. Davide Fiamozzi, Trento: «L’italiano? Una delle più belle lingue del mondo, ha una musicalità straordinaria che altre non hanno. Leggo molto, preferisco la verità storica alla fiction». Letizia Orlando, Nova Siti, Matera: «L’italiano fa parte del nostro patrimonio culturale, va studiato e tutelato. Spesso sento in tv gli errori linguistici dei politici e dei personaggi famosi, mi irritano molto. Leggo volentieri Manzoni e Verga». Giovanni Gentili, Carcare, Savona: «Amo l’italiano perché è la base della nostra stessa cultura, padroneggiare regole e strutture è essenziale per potersi esprimere correttamente nella vita di tutti i giorni».

Maria Finello, Pinerolo, Torino: «Ho sempre avuto un’ossessione per l’italiano e per la scrittura, dai tempi delle filastrocche. Ho già scritto un romanzo fantasy, si intitola “Falasyr”. Mi appassiona sinceramente Dante così come Dostoevskij». Veronica Galluzzi, Putignano, Bari: «Mi piace sottopormi alle prove, poi penso che padroneggiare l’italiano significhi saper esporre bene i miei pensieri. Prediligo Calvino, soprattutto “Il barone rampante”, mi ricorda “Alice nel paese delle meraviglie”». Federico Bindi, Rho, Milano: «In realtà preferisco la matematica, alla gara mi ha iscritto la mia prof. È andata bene. Leggo moltissimo le avventure di Montalbano». Gioia Cofone, Verbania: «Ho imparato a leggere e scrivere a quattro anni con le favole. Alla gara mi hanno iscritto i miei compagni per farmi una sorpresa. Preferisco i libri alla tv, leggere ti fa emozionare».

Riccardo Paccagnella, Padova: «Dell’italiano mi affascina la grammatica, la logicità di certe regole. Una splendida lingua, c’è sempre qualcosa da imparare. Comunque farò Ingegneria. Ma anche un ingegnere deve saper parlare bene». Giovanni Lo Pinto, Palermo: «Mi ha sempre incuriosito la grammatica, ma inciampavo nelle regole, inventavo parole che non esistevano. Conoscere l’italiano significa sapersi muovere bene in futuro nella vita e nel lavoro». Maria Vittoria Petrioli, Terni: «L’Italiano è un mezzo meraviglioso, ti permette di esprimere ogni concetto e ogni sfumatura, adoro Pirandello ma anche Umberto Eco, “Il nome della rosa”. Vorrei iscrivermi a Lettere ma temo per gli scarsi sbocchi nel lavoro».

La presidente dell’Accademia della Crusca, Nicoletta Maraschio, è soddisfattissima: «Il compito della scuola resta comunque importantissimo. L’italiano è un insieme di varietà diverse. Come dice Tullio de Mauro, occorre abituare i giovani a muoversi con sicurezza in uno spazio linguistico sempre più complesso per via delle esigenze settoriali. La politica ha la sua lingua, i ragazzi hanno la loro, il lavoro ne ha un’altra ancora. A questo va aggiunta la nuova necessità del multilinguismo, derivata dal fenomeno della massiccia immigrazione».

I premi? Stage di una settimana a Barcellona, Madrid, Parigi, Casablanca, Saarland. Per chi vive all’estero, un soggiorno di studio a Firenze, all’Accademia della Crusca. Ieri, non solo studio: nel pomeriggio incontro all’Accademia della Crusca con Roberto Vecchioni, grande cantautore, ottimo insegnante, scrittore molto amato. Grandi applausi.

I geni della generazione digitale che sanno tutto di Dante e Manzoni – Corriere.it.

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