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Vite in emergenza – La libreria di terrelibere.org

Vite in emergenza

“Dobbiamo chiudere il rubinetto e svuotare la vasca”, così Umberto Bossi ha accolto i rifugiati provenienti dalla Libia, nel febbraio del 2011, quando fu proclamato lo stato di emergenza Nord Africa. Tutto è stato affidato alla Protezione Civile. Sono passati quasi due anni. Dove si trovano oggi quelle persone? In che condizioni vivono? Cosa succede nei centri di accoglienza?

 

“Dobbiamo chiudere il rubinetto e svuotare la vasca`, così Umberto Bossi ha accolto i rifugiati provenienti dalla Libia, nel febbraio del 2011. In quei giorni il governo sperava di potersene liberare al più presto. Per fare più in fretta possibile è stato proclamato lo stato di emergenza, denominato per l`occasione: emergenza Nord Africa. Dopo il fallimento dell`Aquila, dopo i mondiali di nuoto, tutto è stato nuovamente affidato alle oscure mani della Protezione Civile. Sono passati quasi due anni e poco è cambiato: siamo ancora fermi nell`emergenza.

Dove si trovano oggi quelle persone? In che condizioni vivono? La nostra inchiesta intende mostrare cosa succede in alcuni centri d`accoglienza della provincia di Roma. Tutto sembra procedere come al solito: i soldi pubblici finiscono nelle mani di pochi, senza che sia prevista alcuna forma di controllo. E così edifici, alberghi e agriturismi vengono adibiti a centri di accoglienza dalle cooperative designate.

Ma a chi appartengono queste cooperative? Quanti fondi ricevono? E soprattutto, quali servizi forniscono? Rispettano gli standard minimi previsti per l`accoglienza dagli accordi internazionali e dalla Costituzione italiana?

Saranno gli operatori sociali, i ragazzi che lavorano in questi centri, a raccontare senza filtri cosa avviene. Ci descriveranno un`esperienza difficile, nella quale operatori sociali e migranti si sono ritrovati sulla stessa barca alla deriva. Accomunati dalla medesima sensazione di indeterminatezza, senza diritti e privi di garanzie.

GENESI DELL`EMERGENZA NORD AFRICA

Il crollo dei regimi nordafricani, tra gennaio e febbraio del 2011, fa saltare gli accordi per il controllo del Mediterraneo, rendendo possibile la fuga di migliaia di persone verso l`Italia. Il governo Berlusconi rappresenta questo fenomeno migratorio, massiccio ma tutto sommato sostenibile, come un`“invasione`, arrivando a definirlo “un`esodo biblico`. Attraverso questo discorso prepara mediaticamente il terreno alla proclamazione dello stato di emergenza.

Nel febbraio del 2011 tutte le reti televisive trasmettono le immagini di Lampedusa, un`isola che sembra “assediata` dai giovani tunisini. Il mese successivo, all`interno della campagna “Welcome` lanciata dal progetto Meltingpot, decidiamo di partire per vedere con i nostri occhi cosa sta succedendo sull`isola: è proprio da qui che ha inizio la nostra inchiesta.

Mentre i media mainstream (targati Berlusconi) alzano l`allarme nell`opinione pubblica, noi cerchiamo di raccontare una realtà diversa, fatta anche di solidarietà e rispetto reciproco. Tutto il materiale video e audio prodotto in quei giorni è liberamente consultabile.

Per concludere questa prima fase abbiamo deciso di realizzare un mini reportage: “Lampedusa, isola di permanenza temporanea`, nel quale sono raccolte le immagini di tutto il tragitto percorso dai tunisini: da Lampedusa a Ventimiglia.

COSA RIMANE DELL`EMERGENZA

Il governo, spaventato dalla bolla mediatica che aveva costruito, rilascia ai tunisini dei permessi umanitari, consentendo loro di varcare le frontiere verso la Francia. Ma gli sbarchi non si arrestano. Al contrario, la situazione continua a peggiorare quando viene meno anche l`alleato strategicamente più importante nel contrasto dei flussi migratori mediterranei: la Libia. Un`aspra guerra civile combattuta tra sostenitori di Gheddafi e ribelli della cirenaica, sostenuti militarmente e politicamente dalla Nato, fa saltare completamente tutti gli accordi per il controllo delle coste libiche.

 

In migliaia sfidano il mare con destinazione il sud dell`Italia. Il governo è costretto ad accoglierli, non potendoli respingere verso un paese dove è in corso un conflitto armato. Per gestire l`arrivo di questi profughi di guerra viene adottato un piano d`azione chiamato “Emergenza Nord Africa”.

 

E qui si spengono i riflettori mediatici. Nonostante venga meno l`attenzione del grande pubblico, però, gli effetti dell`emergenza continuano a sentirsi. La Protezione Civile esercita tutti i poteri di pianificazione dell`accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo, subappaltando la gestione dei singoli centri a varie cooperative. In questo modo, il sistema ordinario di accoglienza, a carattere pubblico e vincolato a degli standard minimi di qualità, viene rimpiazzato in un colpo solo da un sistema parallelo, di tipo “emergenziale`, privato e, soprattutto, sottratto a qualsiasi tipo di controllo. Mentre ogni cooperativa riceve più di 40 euro al giorno per ogni persona ospitata (circa 80 per i minori), ai migranti arrivano solo le briciole. Oltre a condizioni di accoglienza spesso inumane e degradanti (mancanza di riscaldamento, di letti, cibi di pessima qualità…), tutta una serie di servizi necessari a garantire percorsi reali di inserimento socio-lavorativo semplicemente non partono. Pensiamo ai corsi di italiano, alle attività di mediazione linguistico-culturale, alla formazione professionale, alla ricerca di soluzioni abitative, alla tutela legale e all`assistenza psicologica e sanitaria. Abbiamo cercato di raccontare in questo articolo ciò che avviene nei centri e come funziona il nuovo modello di gestione.

Vite in emergenza – La libreria di terrelibere.org.

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