Uno bianca: nuovo processo | Indymedia Lombardia

26 Gennaio 2013 0 Di ken sharo
armi speciali.jpgUno bianca: nuovo processo all’ungherese che vendeva armi alla banda.

Si torna a parlare di Uno bianca nell’aula del Tribunale di Rimini dove è processato l’ungherese Tamas Somogyi, 53 anni, che vendeva le armi alla banda. È il nuovo processo dopo l’annullamento della condanna in primo e secondo grado a 8 anni e 6 mesi, già scontati. All’udienza del 26 marzo è chiamata a testimoniare Eva Mikula, fidanzata di Fabio Savi, il ‘lungo’ della banda. Lo stesso Fabio con il fratello Roberto, ex poliziotto a capo della banda, sono inseriti nell’elenco dei testimoni.

La uno bianca lasciò una scia di sangue lunga più di sette anni, terrorizzando un’intera regione come l’Emilia-Romagna. 23 delitti senza movente, una strage strisciante. Rapine da pochi spiccioli per massacrare benzinai, zingari, extracomunitari, impiegati di banca, semplici testimoni. Un eccidio pianificato, una violenza bestiale per un rebus senza soluzione.
Chi sono i poliziotti assassini della Uno bianca? Folli esegeti dello sterminio, “assassini nati” nostrani o Terminator al servizio di forze occulte? Chi li ha protetti, chi li ha guidati, chi ha tirato i fili di questi burattini armati fino ai denti?
Una Questura inquinata, quella di Bologna. Una magistratura cittadina ciecamente lanciata – e con ostinazione degna di miglior causa – sempre e comunque su piste sbagliate e devianti. 55 innocenti condannati per reati commessi da altri. E in trasparenza una misteriosa trama di appoggi e coperture. Un altro mistero di stato.

Tra il 1990 e la fine del ’94 la falange armata aveva fatto più di 500 telefonate. Una presenza continua e angosciante. Dopo quasi ogni grave fatto di sangue accaduto in Italia, dalla primavera del 1990. Eccoli formare il numero delle redazioni delle agenzie di stampa o dei quotidiani per dettare le loro rivendicazioni di morte, spesso con la voce artefatta, a volte parlando un italiano con falso accento tedesco. Sono loro. Sono i telefonisti della falange armata. Terroristi della disinformazione che lavorano in “orario d’ufficio”, come li definì Nicola Mancino quando era ministro dell’interno. “Gente che ha la piena disponibilità di una rete informativa” all’interno dell’apparato pubblico. Come ritiene la magistratura. Fantasmi che sanno far udire solo la loro voce. Entità sconosciute che come avvoltoi, si lanciano sulla loro preda per minacciare, depistare e lasciare oscuri segnali. La falange armata è un gruppo terroristico e predilige un particolare evento criminoso ma, di volta in volta, chiamando per attribuirsi la paternità anche di delitti di mafia, come avvenuto dopo l’assassinio di Salvo Lima o dopo la strage di capaci in cui perse la vita il giudice Giovanni Falcone. Nella lunga vicenda della banda della uno bianca la presenza della falange armata è stata asfissiante.

Il terrorismo della falange armata

27/10/90 – Viene ucciso l’educatore del carcere di Opera, in provincia di Milano, Umberto Mormile. L’attentato viene rivendicato dalla Falange Armata.
04/01/1991 – A Bologna , nel quartiere del Pilastro, la banda della Uno bianca uccide 3 carabinieri. La strage è’ rivendicata dalla Falange Armata. Per la strage viene usato, come in altre azioni rivendicate dalla Falange Armata, un mitra Beretta SC 70 in dotazione soltanto a forze speciali di pronto intervento e impossibili da trovare tanto sul mercato legale come su quello illegale, un’arma uguale sarebbe scomparsa nell’Ottobre del 1990 da una sede del SISMI a Roma.
02/05/1991 – Vengono uccisi in un’armeria a Bologna, Licia Ansaloni, la titolare e il commesso Pietro Capolungo, ex appuntato dei carabinieri. La strage è rivendicata dalla Falange Armata. Il negozio era frequentato da carabinieri e militari, nell’armeria furono acquistati centinaia di proiettili del medesimo tipo di quelli utilizzati per la strage del quartiere Pilastro e per numerose altre azioni rivendicate dalla Falange Armata. Gli autori verranno poi individuati come la banda della “Uno bianca”.
23/05/1992 – Giovanni Falcone viene ucciso insieme a sua moglie e alla scorta a Capaci in Sicilia. L’attentato viene portato a termine con una bomba di eccezionale potenza, circa 1.000 chili di esplosivo, che fa saltare decine di metri dell’autostrada Punta Raisi-Palermo. La strage verrà rivendicata anche dalla Falange Armata.
19/07/1992 – Paolo Borsellino, giudice con tendenze politiche di destra del pool antimafia, viene ucciso in Via D’Amelio a Palermo. L’omicidio verrà rivendicato dalla Falange Armata.
14/05/1993 – Alle 21,40 esplode in Via Fauro a Roma, una Fiat Uno imbottita con 120 chili di una miscela esplosiva costituita da tritolo, T4 (esplosivo di provenienza Nato) , pentrite e nitroglicerina. L’esplosione provoca 24 feriti. Anche in questo caso ci sarà una rivendicazione della Falange Armata. L’attentato, probabilmente contro Maurizio Costanzo, provoca 15 feriti.
27/05/1993 – Alle 1,04 in via dei Georgofili a Firenze nei pressi della galleria degli Uffizi esplode un Fiat Fiorino imbottito con 250 chili di una miscela composta da tritolo, T4, pentrite, nitroglicerina. L’esplosione, che fa crollare la Torre dei Pulci, sede dell’Accademia dei Georgofili, provoca 5 morti e 48 feriti, sarà rivendicata dalla Falange Armata. Su vari organi di stampa viene ipotizzata la matrice mafiosa dell’attentato col coinvolgimento dei servizi segreti e di logge massoniche.
02/06/1993 – A Roma, a Via dei Sabini, a 100 metri da Palazzo Chigi viene scoperta una bomba che viene rivendicata dalla Falange Armata.
16/09/1993 – La Procura della Repubblica di Roma apre un’inchiesta con un rapporto congiunto di polizia e carabinieri che individua in 16 ufficiali del SISMI i telefonisti che hanno rivendicato le azioni della Falange Armata. L’inchiesta parte da una indagine interna ordinata da Paolo Fulci, capo del CESIS, il comitato di coordinamento dei servizi segreti, fino al ’92. Fulci infatti per scoprire la fondatezza di voci che individuavano come provenienti dagli uffici del SISMI le telefonate della Falange Armata fece predisporre delle intercettazioni telefoniche che avrebbero dato esito positivo. Fulci però aspetterà fino all’estate del ’93 per rendere noto alle autorità di polizia ciò che conosceva già nel 1992.
18/10/1993 – Vengono cambiati i capi dei servizi segreti italiani: Direttore del SISMI è il gen. Cesare Pucci, a comandare il SISDE è chiamato il prefetto Domenico Salazar e al CESIS va il gen. Giuseppe Tavormina. Viene approvata anche una epurazione di ufficiali dei servizi tra i quali, dirà il ministro della Difesa Fabio Fabbri 300 uomini del SISMI, tra i quali si annidano i 16 sospetti telefonisti della Falange Armata, e l’intera settima divisione, quella da cui dipende Gladio. Più che epurati in realtà verranno rispediti alle sedi di provenienza.
21/10/1993 – Attentato a Padova durante la notte contro il Palazzo di Giustizia che viene in parte distrutto. L’attentato viene rivendicato dalla Falange Armata.
26/10/1993 – Viene arrestato a Taormina Carmelo Scalone, educatore penitenziario, uomo di fiducia di Nicolò Amato, è accusato di essere uno dei telefonisti della Falange Armata come risulterebbe da alcune intercettazioni telefoniche. Cade il silenzio invece sui 16 uomini del SISMI precedente individuati.
25/11/1994 – Nell’ambito dell’inchiesta sulla banda della Uno bianca è stato arrestato un altro poliziotto, altri due sono sospettati di avere chiuso gli occhi sull’attività dei colleghi, un altro ancora a Pescara ha ricevuto un avviso di garanzia. I magistrati bolognesi hanno inoltre trasmesso gli atti dell’inchiesta ai colleghi romani che indagano sulla Falange Armata. Il poliziotto arrestato si chiama Pietro Gugliotta e prestava servizio alla sala operativa delle volanti della questura di Bologna.
27/11/1994 – Eva Mikula, arrestata con Fabio Savi ha dichiarato di aver conosciuto il componente della banda della Uno bianca nel gennaio del ’92 a Budapest nel bar dove lavorava come cameriera. A presentarglielo era stato un amico di Budapest che aveva sentito parlare Fabio Savi di mercurio rosso. Una perizia, inoltre, ha constatato che una delle pistole 357 magnum sequestrata ai componenti della banda è la stessa che nell’aprile del ’90 uccise l’educatore carcerario di Opera Alberto Mormile. Il senatore Libero Gualtieri racconta che l’ex segretario del CESIS, Francesco Paolo Fulci redasse un elenco di 16 nomi interni alle “forze dell’ordine” come sospetti di essere implicati nella vicenda della Falange Armata che tale sigla avrebbe avuto lo scopo di disinformare e intimidire per allontanare i sospetti su Gladio.
01/12/1994 – Sui terminali dell’agenzia stampa ADN-Kronos compare un messaggio a firma della Falange Armata che nega collegamenti con la banda della Uno bianca. Si tratta di un accesso non autorizzato alla banca dati dell’agenzia.
20/04/1995 – L’ex giudice Di Pietro, in qualità di consulente della Commissione Stragi, ha consegnato le sue conclusioni sull’indagine svolta sulla banda della Uno bianca. Di Pietro il super poliziotto di Dalla chiesa e custode di tanti segreti italiani dice: non esistono collusioni e coperture dei servizi segreti e non c’è alcuna connessione con la Falange Armata con la banda Savi. Sempre secondo Di Pietro non esisterebbero legami neanche fra la banda di poliziotti della Uno bianca e la criminalità organizzata. Un giudizio molto affrettato, che non coincide con molti riscontri derivanti dalle indagini, che comunque vanno a rilento, e che ha dato luogo alle reazioni nervose della Procura di Bologna. Anche Di Pietro il super poliziotto di Dalla Chiesa, ha prestato servizio nel commissariato vicino all'”autoparco della mafia” di Milano e non si è accorto di nulla, c’è il rischio che anche stavolta non abbia visto ciò che è evidente.
30/09/1995 – La Falange Armata ha lasciato dei messaggi nei computer collegati a Internet della Banca d’Italia, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, della Italsempione e del CERPL di Massa Carrara, Padova, Roma e Ferrara. Nel messaggio lasciato si legge: “Voi avete le reti, le informazioni, la tecnologia. Noi abbiamo voi, le vostre cose, le reti. Rivoluzione sì, ma nuova, come non l’avreste mai immaginata… Guardatevi intorno … i vostri nemici saranno i monitor”. In un comunicato arrivato ai giornali firmato Falange Armata viene rivendicata l’azione: “Abbiamo preso il totale controllo di alcuni sistemi informatici… Abbiamo cancellato le parole chiave per accedere agli elaboratori e abbiamo inserito una nostra password… Ci dite che l’informazione è il potere, che essa viaggia sulle reti. Noi ora abbiamo le reti, abbiamo l’informazione, abbiamo il potere”.

La Storia siamo noi: Uno Bianca 1/5
http://www.youtube.com/watch?v=AztIIcS8Xj0

GLADIO CARCERARIA E FALANGE ARMATA PER OPERAZIONI CONGIUNTE
http://www.paolodorigo.it/Cosae’.htm

Uno bianca: nuovo processo

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