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riceviamo e pubblichiamo – vigilanza democratica-il mondo ultrà si mobilita per Paolo Scaroni:

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Domani venerdi 18.01.2013 il mondo ultrà si mobilita per Paolo Scaroni:
«Tifiamo uniti per la verità»
Dal Corriere della Sera:
Ci saranno tifosi del Saint’Etienne, Sampdoria, Fortitudo Bologna e pure gli storici nemici dell’«Atalanta»
Studiata da schiere di sociologi, spesso senza successo, la cosiddetta «mentalità ultrà» arriva ad annoverare fra i suoi articoli costitutivi anche la deposizione provvisoria della bandiera, quindi della fede stessa, in nome di un ideale comune, in questo caso la giustizia. O meglio la verità, che conduce – dovrebbe condurre – alla giustizia. Venerdì alle 14.30 il tribunale di Verona emetterà la sentenza di primo grado per i poliziotti della Celere di Bologna accusati di aver causato un’invalidità totale al tifoso bresciano Paolo Scaroni, picchiato selvaggiamente il 24 settembre 2005 alla stazione Porta Nuova di Verona: il pm della Procura scaligera Beatrice Zanotti ha chiesto al Tribunale di condannare gli imputati fino a otto anni di reclusione. Sentenza attesa. Molto.[leggi l’articolo]

Lettera aperta di Paolo in vista del verdetto di domani:
“Salve a tutti, mi chiamo Paolo Scaroni e Vi scrivo -nella speranza di avere la Vostra attenzione- alla vigilia dell’ultima udienza del processo nel quale sono imputati otto celerini del VII Reparto Mobile di Bologna, indagati per il reato di lesioni gravissime (per la cronaca il PM ha chiesto otto anni di condanna per i celerini, e l’iscrizione nel registro degli indagati per alcuni dirigenti della Questura scaligera accusati di falsa testimonianza).
Durante questa udienza sarà emessa la sentenza di primo grado.
Per chi non conoscesse ancora la mia vicenda (ormai, mio malgrado, sono diventato un personaggio di interesse pubblico), sappia che più di sette anni fa sono stato pestato a sangue e ridotto in fin di vita mentre cercavo di risalire sul treno che mi avrebbe dovuto riportare -di lì a poco- nella mia città (Brescia) e dalla mia famiglia, cioè a quella quotidianità fatta di duro -ma dignitoso- lavoro, di sport, di sentimenti umani, di valori cristiani, di amici veri, di amori personali.
Purtroppo, come molti sapranno, così non fu, e al mio paesello (Castenedolo – BS) feci ritorno solamente dopo un intervento miracoloso (la prima prognosi mi dava per spacciato, la seconda mi relegava a un vegetale) e dopo alcuni mesi di terapie e riabilitazioni intensive, cure impegnative e dispendiose che, naturalmente, continuano tuttora (sono invalido al 100%, e poiché non ho più speranza di migliorare, almeno fisicamente, continuo la dolorosa fisioterapia nel tentativo di mantenere quel poco che mi è stato risparmiato).
[leggi tutto]

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Intervista a Martina Fabbri
Il 12 ottobre 2011 a Bologna davanti la sede della Banca d’Italia, gli agenti del VII Reparto mobile caricano gli indignados che in quella città come in tutta l’Italia sono scesi in piazza per protestare contro i tagli contenuti nella manovra del governo, la crisi economica e il ruolo della finanza.
A fare le spese della violenza inaudita del VII Reparto mobile di Bologna è questa volta Martina Fabbri.

Martina puoi dirci in breve qualcosa di te?
Sono una studentessa universitaria di arti visive quasi arrivata alla laurea, prossima al mondo della precarietà lavorativa.
Ho iniziato a fare attività politica durante le mobilitazioni contro la riforma Gelmini, a Roma. Ho continuato, spostandomi a Bologna, all’interno di un collettivo universitario e poi dentro il centro sociale Tpo.

Perché il 12 ottobre del 2011 protestavi di fronte a Banca Italia a Bologna?
Quel giorno a Bologna, come in tante altre città, si sono tenuti presidi e mobilitazioni davanti alle sedi della Banca d’Italia. Volevamo provare ad entrare per consegnare una lettera. La risposta a quella che Draghi e Trichet avevano mandato, qualche mese prima, all’Italia, con le misure da adottare per uscire dalla crisi. Misure che prevedevano tagli e privatizzazioni, svendita del patrimonio pubblico, abbassamento dei salari per aumentare la competitività…Tutte quelle misure che poi sono state adottate e non hanno fatto altro che peggiorare le condizioni di vita di chi, già allora, si trovava senza diritti, senza servizi né welfare, immerso nella precarietà.

I giornali hanno raccontato che sei rimasta ferita in seguito “ai tafferurugli” e “agli scontri tra manifestanti e poliziotti, mentre gli organizzatori della manifestazione hanno parlato di “due cariche a lato, a freddo e con l’intenzione chiarissima di far male”, ci racconti come è andata quel giorno?
Sono stata colpita durante la seconda carica. Non ero davanti e il contingente della polizia che stazionava sul lato e non davanti al cancello della banca è intervenuto quando le prime file di manifestanti erano già state allontanate dall’ingresso dai carabinieri e respinte oltre i gradini: insomma non rappresentavano più alcun pericolo. In questo contesto il settimo reparto mobile ha agito con estrema violenza, arrivando nelle file dietro, colpendo chi a volto scoperto e mani nude provava ad indietreggiare.

Che lesioni hai riportato dal punto di vista fisico?
Ho perso quattro denti, gli incisivi inferiori. Per due mesi, dopo il colpo, sono rimasta senza, perché dopo le prime operazioni ho dovuto attendere che i tessuti guarissero. A dicembre 2011 ho avuto un ponte solo in funzione estetica. Solo a settembre 2012, dopo svariate operazioni per inserire le viti degli impianti nell’osso, ho avuto dei denti provvisori molto più stabili e funzionali. Ora, gennaio 2012, sto aspettando di finire questa lunga trafila e di avere gli impianti definitivi. Sinteticamente, si parla di un indebolimento permanente dell’organo di masticazione.

Dal punto di vista psicologico che effetto ha avuto su di te l’aver sperimentato in prima persona “un abuso di polizia”?
Quello che mi è successo non mi ha fatto smettere di fare politica, anzi. Mi ha convinto ancora di più della mia scelta di vita. Sicuramente posso dire che quando scendo in piazza e mi trovo schierata la celere davanti non è come prima, ed è quello che mi fa più rabbia: quello mi è stato fatto ha generato in me della paura. Anche perché ho dovuto gestire anche tutta l’angoscia che questo ha creato nei miei genitori. Il punto credo che sia spostare ogni volta un po’ più avanti questo sentimento, non farsi vincere. [leggi l’intervista integrale]

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Complici e solidali Corteo Nazionale Teramo 9.02.13
In seguito alle pesantissime condanne a 6 anni di reclusione e 60000 € di risarcimento inflitte lo scorso 7 gennaio ai 6 ragazzi accusati di essere coinvolti negli scontri avvenuti nella Capitale il 15-10-11, Azione Antifascista Teramo chiama all’appello tutti i gruppi, i movimenti e i singoli individui che si riconoscono nelle lotte e che vogliono dimostrare la loro solidarietà e vicinanza con i fatti, oltre che con le parole.

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