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Raid israeliano in Siria | mondo | Il Secolo XIX

Beirut – Israele passa all’azione in Siria. Dopo diversi allarmi lanciati nei giorni scorsi sul pericolo che armi chimiche o di altro genere potessero arrivare nelle mani delle milizie sciite libanesi dell’Hezbollah, caccia dello Stato ebraico hanno attaccato oggi all’alba obiettivi in territorio siriano.

Raid israeliano in Siria (immagine di archivio)

Per tutta la giornata diverse fonti diplomatiche e di apparati di sicurezza – rimaste anonime – hanno raccontato di un bombardamento vicino al confine di un convoglio che dalla Siria trasportava armamenti verso il Libano. Mentre in serata l’esercito siriano ha denunciato ufficialmente un raid israeliano – alle prime ore dell’alba – contro un centro di ricerche militari che avrebbe provocato due morti e cinque feriti. 

Altri testimoni avevano raccontato in precedenza di un attacco – martedì notte – ad un sito per lo sviluppo di «armi non convenzionali» ad al-Hameh, 15 km a nord ovest di Damasco. Le informazioni arrivano confuse e lo Stato ebraico tace. Ma quel che appare certo è che l’attacco c’è stato e che tra ieri pomeriggio e la notte scorsa diversi jet israeliani hanno violato gli spazi aerei libanese e siriano.

Un’attività consueta, ma stavolta avvenuta su scala ben maggiore rispetto al solito. Almeno 12 caccia, secondo fonti militari di Beirut, hanno solcato i cieli libanesi in tre ondate successive tra le 16.30 di ieri fino alle prime ore di oggi. Una circostanza confermata anche dalle forze Onu dell’Unifil in Libano. Ciò confermerebbe una ricostruzione che i mass media israeliani hanno cercato di fare, sfuggendo parzialmente alle maglie della censura militare.

Secondo i siti di Maariv e Haaretz, infatti, l’attacco sarebbe avvenuto vicino alla strada tra Damasco e Beirut. Maariv ritiene probabile che gli aerei da combattimento israeliani abbiano sorvolato le alture del Golan e quindi abbiano puntato verso Nord, lungo la linea di demarcazione siro-libanese. Secondo Haaretz, invece, gli aerei israeliani avrebbero sorvolato il Mar Mediterraneo fino all’altezza di Beirut per poi puntare a est verso la Siria.

L’agenzia statale Nna di Beirut esclude comunque che l’attacco sia avvenuto in territorio libanese. Le fonti che sostengono la tesi del raid contro il carico di armamenti escludono comunque che si trattasse delle tanto temute armi chimiche: sarebbe invece una partita di missili anti-aerei di fabbricazione russa, probabilmente gli SA-7. Un’arma che, nelle mani dell’Hezbollah, potrebbe alterare in modo significativo gli equilibri di forza con Israele.

Se durante la guerra dell’estate 2006 Hezbollah aveva lanciato più di 4.000 razzi sul nord di Israele, l’aviazione dello Stato ebraico non aveva incontrato ostacoli significativi nelle sue ripetute incursioni fino alla periferia di Beirut. Un’efficace arma anti-aerea nelle mani delle milizie sciite potrebbe invece ridurre considerevolmente la potenza di fuoco israeliana. Diversi segnali che Israele potesse passare all’azione si erano avuti negli ultimi giorni.

Domenica il primo ministro Benyamin Netanyahu ha messo in guardia dalle «importanti minacce» che incombono su Israele, citando l’Iran e la Siria. Mentre le forze armate hanno detto di avere riposizionato due batterie di sistemi di intercettazione anti-razzo Iron Dome nel nord del Paese. E proprio in questa regione, ha detto stasera la radio militare, viene mantenuto un elevato stato di allerta, motivato dal timore che armamenti «sofisticati», e non necessariamente chimici, passino dalla Siria agli Hezbollah. Il conflitto siriano rischia di infiammare sempre più tutta la regione.

Raid israeliano in Siria | mondo | Il Secolo XIX.

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