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Processo agli OGM | Greenpeace Italia

Processo agli OGM | Greenpeace Italia.

C’è un settore che, nonostante la crisi, ha le carte in regola per uscirne meglio di prima. Un settore che ci invidiano in tutto il mondo e che sta a noi italiani far rifiorire e non permettere che venga omologato e schiacciato dall’uniformità che livella tutto verso il basso. Visto che parliamo di agricoltura, si potrebbe parafrasare: non permettiamo che la nostra agricoltura e il nostro comparto alimentare diventino una monocoltura arida, sterile e senza volto. Agricoltura di qualità significa non solo garantire il sostentamento degli agricoltori e la produzione alimentare, ma anche salvaguardare il territorio e quei beni comuni come suolo, acqua, aria dai quali dipendiamo e che rappresentano il lasciapassare per un futuro sostenibile.

IL PROCESSO
Si è aperto oggi a Pordenone, in Friuli, il processo in merito all’attività svolta da attivisti di Greenpeace nel 2010 per fermare la contaminazione da OGM, un’attività legata alla semina illegale di mais OGM della Monsanto in due appezzamenti della regione. I capi di imputazione a carico dei 23 attivisti coinvolti erano due: danneggiamento e invasione arbitraria di terreno agricolo al fine di occupazione e danneggiamento. Il reato di danneggiamento è stato archiviato, di conseguenza oggi il PM ha dovuto modificare il capo di imputazione di arbitraria invasione che, pertanto, dovrà essere nuovamente notificato a tutti i 23 attivisti con rinvio del processo al 14 marzo.

L’AZIONE DEL 2010
Gli attivisti entrarono nel campo per isolare e mettere in sicurezza le parti superiori delle piante di mais che stavano producendo il polline transgenico. Era l’unico modo rimasto per impedire la contaminazione delle aree circostanti, dato il protrarsi dell’inazione da parte delle autorità competenti.

In seguito a questo intervento, la macchina ufficiale si è mossa, le coltivazioni sono finalmente state poste sotto sequestro, è stato emesso l’ordine di distruzione delle coltivazioni illegali ed è iniziata una più vasta campagna di campionamenti nella regione, che ancora prosegue. Oggi, a oltre due anni di distanza, sono quelle persone che hanno puntato il dito sul problema – mettendosi in gioco in prima persona – ad essere sotto processo per “invasione di terreno agricolo”.

A TUTELA DELL’AGRICOLTURA ITALIANA
Eppure uno dei passaggi obbligati per far rifiorire l’agricoltura italiana e lavorare per la sostenibilità del settore e dell’ambiente in cui viviamo, è un forte e netto rifiuto degli OGM e del tipo di agricoltura di stampo industriale che incarnano, rischi per ambiente e salute compresi. L’agricoltura italiana ed europea rischia di subire danni irreparabili se l’Europa dovesse seguire l’esempio degli Stati Uniti e autorizzare la coltivazione di OGM, che in gran parte hanno come caratteristica quella di essere tolleranti agli erbicidi. Nel rapporto “Colture resistenti al glifosato nell’Unione europea“, commissionato da Greenpeace al noto economista agrario Charles Benbrook, l’allarme arriva dalle stime di come l’Europa reagirebbe all’approvazione di colture OGM tolleranti agli erbicidi e al conseguente incremento dell’uso di diserbanti legati a queste colture. Il rapporto prevede variazioni – in alcuni casi aumenti fino a 15 volte – nell’uso di glifosato (un erbicida) su un periodo di 14 anni (2012-2025), per mais, soia e barbabietola da zucchero OGM nell’UE. Secondo le stime di Benbrook, se gli agricoltori europei dovessero utilizzare OGM tolleranti agli erbicidi con la stessa velocità degli Stati Uniti, l’uso del glifosato nella coltivazione del mais – la più importante e maggiormente diffusa in Europa – aumenterebbe di oltre il 1.000% entro il 2025, e l’uso totale di erbicidi raddoppierebbe!

È questa l’agricoltura e il futuro che vogliamo?

Credo proprio di no, per questa ragione l’appello che facciamo forte – ancora una volta – al governo italiano, è quello di adottare misure di salvaguardia nazionale per vietare una volta per tutte la coltivazione di OGM in tutta Italia, per salvaguardare e valorizzare la nostra agricoltura, il nostro ambiente e la salute di tutti. Lo hanno già fatto in molti Paesi, ultimo in ordine cronologico la Polonia, ora tocca all’Italia.

Federica Ferrario, campaigner OGM

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