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Petrolio: sversamento al largo dell’Abruzzo | Inquinamenti – ilCambiamento.it

rospo mare

Ancora petrolio in mare. L’allarme, questa volta, riguarda il mare Adriatico. Lunedì sera, infatti, una chiazza di idrocarburi stimata in circa mille litri è stata avvistata dall’equipaggio della nave di stoccaggio Alba Marina davanti al campo petrolifero Rospo Mare, al largo delle coste tra Abruzzo e Molise.

A rendere nota la perdita è stata la Edison, la società che opera nella piattaforma petrolifera. Subito è scattata la procedura di emergenza: la produzione è stata fermata e le squadre del campo, insieme alla Capitaneria hanno individuato e circoscritto la perdita.

Sull’incidente occorso alla piattaforma Rospo Mare, campo petrolifero a largo tra Vasto e Termoli, ha lanciato l’allarme il Wwf. “Si tratta del secondo incidente in meno di 8 anni – spiega Fabrizia Arduini, responsabile petrolio del Wwf Abruzzo – nell’agosto del 2005 ci fu una falla tra i tubi di carico e centinaia di litri finirono in mare: si sfiorò il disastro ambientale nel vero senso della parola”.

La preoccupazione degli ambientalisti è ora l’entità del danno.

“Lo sversamento in mare anche di una minima quantità di idrocarburi può avere un impatto devastante a lungo termine su tutto l’ecosistema marino. Non oso pensare ai danni causati, in questo caso, da una fuoriuscita così ingente”, ha dichiara il direttore scientifico dell’Enpa, Ilaria Ferri, che prosegue: “Chiediamo al Ministero dell’Ambiente di mettere in opera ogni intervento urgente per ridurre gli effetti dello sversamento stesso”.

Secondo Ferri questo incidente dimostra, ancora una volta, la pericolosità delle attività estrattive al largo delle nostre coste. “Bisogna tenerne conto e bloccare le attività di ricerca e di estrazione di idrocarburi nel Mediterraneo. Il mare non può più essere trattato come una pattumiera o considerato alla stregua di una discarica: siamo estremamente preoccupati perché gli sversamenti, causati anche dal traffico navale, sono sempre più numerosi, mentre non altrettanto può dirsi per l’attività di prevenzione”.

Sullo sversamento di petrolio al largo della costa abruzzese-molisana è intervenuta anche Legambiente. “Occorre accertare al più presto le cause, individuare i responsabili, verificare il livello delle misure di sicurezza attive sulle piattaforme e sulla nave di appoggio, e valutare infine gli eventuali danni ambientali”, afferma Angelo Di Matteo, presidente di Legambiente Abruzzo.

“I rischi delle attività di estrazione, stoccaggio e trasporto degli idrocarburi sono sempre più evidenti e devono far riflettere sul tentativo di deriva petrolifera che, fortemente propagandata nella proposta di Strategia energetica nazionale, il ministro Passera vuole impartire al Bel Paese”.

Legambiente ricorda che l’inquinamento da idrocarburi rappresenta una minaccia quotidiana per l’intero Mediterraneo, attraversato ogni giorno da 2.000 traghetti, 1.500 cargo e 2.000 imbarcazioni commerciali, di cui 300 navi cisterna, che trasportano ogni anno oltre 340 milioni di tonnellate di greggio. A ciò si aggiungono le attività quotidiane illecite come il lavaggio delle cisterne in navigazione.

Nelle coste italiane ci sono 9 piattaforme e 68 pozzi petroliferi, che estraggono mediamente circa 650.000 tonnellate di greggio l’anno. “È dunque importante – conclude Di Matteo – attuare una rete di controlli coordinata, sia su scala locale sia nazionale, che tuteli al massimo il nostro mare, scongiuri incidenti nelle piattaforme operanti, limiti i rischi di incidenti di collisioni e metta fine alle pratiche illecite di lavaggio delle navi cisterne”. A.P.

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