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megachip.info – Qualche modesto consiglio a Ingroia

scimmie sagge

di Pixel – Megachip.

Cominciamo dal meglio, cioè dalla “testarda” apertura a Beppe Grillo e al M5S. Da queste pagine, e non da ieri, abbiamo sostenuto che non ha senso, in queste condizioni, con questi dati, con questi rapporti di forza, ignorare il fatto che il M5S porterà in Parlamento una non trascurabile quantità di deputati e senatori. . E che si tratterà di una opposizione.

Bene fa, Antonio Ingroia, a ribadire che – se gli riesce di fare altrettanto – vorrà dialogare con loro per cercare di dare più forza alle istanze di cui è portatore. E che, in parte grande, specie per quanto concerne la lotta alla mafia e alla criminalità organizzata, questa testata sostiene con centinaia di articoli.

Bene fa, doppiamente, Antonio Ingroia, perché in questo modo dice a parecchi dei suoi compagni di strada nella lista “Rivoluzione Civile” che è bene non insistere troppo sul suo carattere “di sinistra”.

Da queste colonne abbiamo ripetutamente criticato la supponenza e il disprezzo con cui le diverse componenti della sinistra guardano al M5S. Con un semplice e preliminare giudizio: prima di criticare sarebbe bene che le sinistre si facessero l’autocritica a e si chiedessero come mai Beppe Grillo si trova ad avere sondaggi che lo collocano a due cifre, mentre tutte le sinistre coalizzate si chiedono ancora se supereranno la barriera del 4%.

Il programma del M5S non è adeguato al governo del paese? Vero. I metodi interni a quel movimento fanno spesso pensare male? Vero.

Ma è anche vero che, quanto a programma “alternativo” all’agenda Monti e a quella dei “Masters of Universe”, anche le sinistre non brillano. E i metodi con cui le sinistre continuano a operare (come si è visto nella triste sorte riservata a “Cambiare si può”) non mostrano il buon esempio.

Ciò detto, passiamo ai modesti consigli. Antonio Ingroia parte, senza infingimenti, da un compromesso (che gli ha fatto sacrificare la sorte di “Cambiare si può”) con i partitini della (più o meno) sinistra. Si è accontentato del passo indietro sui simboli, ma ha incassato, probabilmente, la possibilità di evitare la raccolta delle firme (ostacolo che sarebbe stato insuperabile). E ha dovuto accettare la presenza dei loro rappresentanti nelle sue liste.

In cambio (vedremo la composizione delle liste) ha illustrato le sue intenzioni di mettere ai primi posti, cioè in corsa per l’elezione in base al Porcellum, esponenti della “società civile”.

Dai nomi fino ad ora fatti una cosa si può dire con certezza: che si tratta di una rappresentanza molto carente (ed è un eufemismo). Su alcuni nomi già noti, potremmo dire che è una rappresentanza anche piuttosto discutibile. Basti dire che non è stato fatto nessun tentativo, e nessuna proposta, per includervi rappresentanti di un movimento che ha portato in piazza, il 27 ottobre, svariate decine di migliaia di manifestanti contro, appunto, l’agenda Monti. Ma Ingroia ha tutto il diritto di scegliere, visto che la lista è sua ed è sua la responsabilità degli elenchi che ne scaturiranno.

C’è ancora, tuttavia, la possibilità di migliorare. C’è, a nostro modestissimo avviso, in primo luogo, la necessità assoluta di avere in lista, per essere eletti, alcuni rappresentanti del movimento NOTAV . C’è l’assoluta necessità di avere in lista, per essere eletti (o per essere in corsa tra coloro che possono essere eletti), non uno ma numerosi rappresentanti dei movimenti che hanno condotto alla vittoria il referendum contro la privatizzazione dell’acqua e contro il nucleare. Si può fare? Noi pensiamo che si debba fare. Anche perché, se si fa una lista elettorale, la si fa per farla entrare in parlamento. E quei nomi sarebbero viatici importanti, decisivi per ottenere il risultato.

Come fare tutto questo nei pochi giorni che restano? Del raggruppamento “Cambiare si può” e degli errori che sono stati fatti nella sua conduzione (di metodo, di merito, di sostanza) hanno già scritto autocriticamente coloro che lo hanno “diretto” (questa è la parola giusta, anche se molti si sono illusi che non dovesse essere usata) . Sappiamo che sono stati “aggirati” con astuzie di tipo tardo leninista che – anche per colpa loro – non sono stati in grado di prevedere e di parare. Fino alla consultazione finale via telematica che ha visto la loro sconfitta sul campo.

Ma le assemblee che hanno accompagnato il processo, dal primo dicembre al 22 dicembre, non erano un miraggio. E i tredicimilacinquecento che lo hanno sottoscritto non sono inezie da lasciare in un canto. Mettiamo pure in conto le delusioni, le recriminazioni. Ma restano anche molte speranze. Noi pensiamo che Ingroia non dovrebbe lasciarle cadere. In questo momento, a quanto pare, nessuno può o vuole riconvocarle. Chiediamo a Ingroia: si accontenterà di concludere la formazione delle liste rimanendo nel chiuso di qualche stanza, a usare manuali Cencelli in edizione arancione? Oppure farà appello a quello che resta di quelle speranze, perché diano un contributo decisivo alla formazione delle liste in uno spirito decentemente vicino alla “società civile”?

Infine altri due brevi consigli. Noi non ci eravamo illusi che una lista qualsiasi – fosse quella emergente da “Cambiare si può”, fosse quella, unica rimasta, di “Rivoluzione civile” – ci presentasse un programma all’altezza della crisi dell’Italia e dell’Europa, e del mondo. Sapevamo che l’analisi della crisi, e dei suoi rimedi, è, dentro la “voragine dei non rappresentati”, molto al di sotto della necessità. Lo era nei documenti di “Cambiare si può”, lo è nei punti di Ingroia.

Non ci spettavamo molto di meglio e, quindi, non siamo delusi per questo, perché la delusione è, in buona sostanza, la differenza tra risultati e aspettative. E, se le aspettative erano sbagliate, anche la delusione va presa cum grano salis .

Noi avremmo messo, per esempio, in testa a ogni programma, la richiesta al futuro governo di dichiarare preventivamente la totale indisponibilità dell’Italia a partecipare a qualsiasi operazione militare al di fuori dei confini (non solo il ritiro dei contingenti militari italiani all’estero, che è un’autocritica per le vergogne del passato; non solo il rispetto dell’articolo 11 della Costituzione, ormai già fin troppo calpestato dalle “missioni umanitarie”) .

Si può ancora fare? Darebbe un segno netto in una direzione chiara. E impegnerebbe tutti i partecipanti alla lista di fronte ai loro elettori. Darebbe un contributo anche al futuro comportamento del M5S che di queste cose non parla, purtroppo.

Per il resto – ultimo nostro consiglio a Ingroia – lasci da parte ogni illusione di dialogo con il Partito Democratico. Non ci sarà dialogo su nulla di decente. Meno che mai nella lotta per debellare (non per contenere) la mafia, le mafie. Perché l’intreccio criminale ha ormai, da tempo, raggiunto i vertici politici del potere, italiano, europeo, mondiale. Naturalmente, dicendo questo, non intendiamo minimamente dire che non si debba parlare all’elettorato di quel partito, che è vittima di un abbaglio storico ben congegnato, e va quindi aiutato a liberarsene. Ma non facciamoci fuorviare da cavilli verbali. Dialogare con l’elettorato è un conto, dialogare con il palazzo è cosa del tutto diversa.

Ingroia dovrebbe sapere che, data la strada che ha scelto, si dovrà portare dietro, e in parlamento, non pochi pre-transfughi, che, appena eletti, si preoccuperanno di riannodare i fili per risalire lungo le sartie della nave che li ha appena scaricati. “Rivoluzione Civile” non è, e non potrà essere – per queste e molte altre ragioni – l’embrione di un nuovo soggetto politico. Potrà fare molte cose buone nell’ambito nel quale Ingroia conosce le cose da fare. Ma Ingroia può fare qualcosa, anche molto, se si renderà conto che esiste in Italia, un movimento politico (non necessariamente di sinistra), che vuole un cambiamento profondo.

La geografia politica, anche quella al di fuori del palazzo (che è l’unica, al momento, che sia utile studiare) di questo frangente della storia italiana è tutt’altro che immobilizzata.

La crisi sta arrivando ora e sarà assai più grave di quanto molti mostrino di capire. Dunque – poiché molte cose attuali cambieranno – essenziale è guardare avanti; ricucire dove è possibile, i legami che si stavano faticosamente tessendo con l’esperienza di “Cambiare si può”; non tagliare i ponti con quella parte di elettorato che voterà per Grillo; aiutare la società civile, quella vera, che agisce sui territori in mille forme, a costruire la propria rappresentanza uscendo dalla autoreferenzialità.

Qualche modesto consiglio a Ingroia.

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