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liberazione.it – Un altro mondo è possibile, le proposte di Ingroia e Lotti

Presentata la politica internazionale di Rivoluzione civile che aderisce anche ai dieci punti di Amnesty International

Venti punti per cambiare il mondo. Dieci di Amnesty International e dieci di Rivoluzione civile. Che si integrano e chiedono una svolta di pace per questo martoriato pianeta. E’ questa in sintesi la sostanza di ciò che è accaduto poche ore fa presso la bella e vivace sede di Rc di via del Caravita a Roma, dove la lista capeggiata da Ingroia ha tenuto una conferenza stampa sulla politica estera del nuovo cartello elettorale. La scelta del 29 novembre non è casuale: quel giorno di 65 anni fa venne ucciso il padre del pacifismo mondiale e della nonviolenza. Quel Mahatma Gandhi, padre dell’India indipendente, entrato poi nell’immaginario collettivo di tutti i pacifisti. Appena arrivato insieme a Flavio Lotti, candidato di Rivoluzione civile e organizzatore storico della Marcia per la pace Perugia-Assisi, l’ex pm di Palermo di fronte al pubblico e ai giornalisti ha messo un sì a tutti e dieci i punti dell’associazione umanitaria più importante del mondo. «Questi punti sono tutti dentro il nostro programma» ha detto Ingroia che ha poi siglato con la propria firma il cartellone giallo di Amnesty. Ecco tutti i punti condivisi: garantire la trasparenza delle forze di polizia e introdurre il reato di tortura; fermare il femminicidio e la violenza contro le donne; proteggere i rifugiati, fermare lo sfruttamento e la criminalizzazione dei migranti e sospendere gli accordi con la Libia sul controllo dell’immigrazione; assicurare condizioni dignitose e rispettose dei diritti umani nelle carceri; combattere l’omofobia e la transfobia e garantire tutti i diritti umani alle persone Lgbti; fermare la discriminazione, gli sgomberi forzati e la segregazione etnica dei rom; creare un’istituzione nazionale indipendente per la protezione dei diritti umani; imporre alle multinazionali italiane il rispetto dei diritti umani; lottare contro la pena di morte nel mondo e promuovere i diritti umani nei rapporti con gli altri stati; garantire infine il controllo sul commercio delle armi favorendo l’adozione di un trattato internazionale. Poi è toccato a Lotti esporre i punti di Rc, sottolineando come questa «è la prima e, al momento, la sola forza politica ad aver presentato il proprio programma di politica estera e di sicurezza». Per il pacifista «uno dei segni più evidenti del disastro in cui siamo finiti è nella scomparsa dell’Italia dal mondo e la sua perdita di credibilità e rilevanza internazionale. La responsabilità primaria è di Berlusconi. Ma anche i tecnici del governo Monti portano pesanti responsabilità. Oggi l’Italia è fuori dal mondo» ha detto con forza Lotti. Il nostro Paese è rimasto vittima di «una visione miope, di un’agenda dettata dai grandi gruppi economici finanziari (soprattutto Eni e Finmeccanica) e di una strumentazione profondamente inadeguata che hanno contribuito al declino dell’Italia, l’hanno messa fuori gioco, ci hanno esposto a grandi rischi e ci hanno fatto perdere grandi opportunità. Al punto in cui siamo non abbiamo nemmeno bisogno di richiamare i nostri valori. Per cambiare ci basta di invocare i principi del realismo politico». Per Lotti «non ha più senso parlare di politica interna e di politica estera. Abbiamo bisogno di una politica radicalmente nuova. Una politica nonviolenta fondata sui diritti umani». Per poter realizzare tutto questo l’Italia deve «agire come sistema paese, aprire le porte del Parlamento e del governo alla società civile responsabile e agli enti locali impegnati per la pace e i diritti umani». Nel programma di Rc c’è l’impegno a creare una sede permanente «in cui – sottolinea Lotti – ci sia ascolto (segnalazioni, denunce, proposte), dialogo e collaborazione sulle quattro grandi questioni del nostro tempo: lotta alla povertà, prevenzione e risoluzione dei conflitti, diritti umani e democrazia internazionale». Inevitabile e doveroso l’impegno a far rispettare l’articolo 11 della Costituzione, rifiutando il fatto che la guerra possa essere uno strumento a disposizione della politica e del governo. I dieci punti presentati da Ingroia e Lotti ricalcano in qualche misura quelli di Amnesty, a volte completandoli con un approccio più politico e di programma inevitabile vista la natura diversa delle due organizzazione. Ma di fatto creando una sinergia importante, finora, non vorremmo sbagliarci, mai vista da parte di una forza politica. I punti che impegnano Rivoluzione civile sui temi della pace sono i seguenti: lottare contro la miseria e la morte per fame; mettere immediatamente fine alla missione militare in Afghanistan e risarcire le vittime della guerra sostenendo le forze sane della società civile; cancellare i piani di acquisto dei cacciabombardieri F35 e rivedere tutti i programmi di acquisto degli armamenti; tagliare la spesa militare e riorganizzare le forze armate in senso riduttivo; costruire la Comunità del Mediterraneo che trasformi quest’area di grandi crisi e tensioni in un mare di pace e benessere per tutti; costruire una nuova Europa, un’Europa dei cittadini, solidale e nonviolenta; fare pace in Medio Oriente riconoscendo a israeliani e palestinesi il diritto di vivere in pace su quella terra con gli stessi diritti, la stessa dignità e la stessa sicurezza; fare pace con l’Africa; disarmare la finanza; rafforzare l’infrastruttura internazionale dei diritti umani e salvare, democratizzare e rilanciare l’Onu. Non mancano altri punti più concreti, che potrebbero essere messi nell’agenda di un futuro governo e Parlamento, se solo ci fossero le volontà: aumentare i fondi per la cooperazione internazionale; progettare e organizzare il Sistema-Italia della cooperazione internazionale approvando una nuova legge e promuovendo la cooperazione comunitaria, partecipata e diffusa; rilanciare e sviluppare il servizio civile nazionale ed europeo rendendolo accessibile a tutte le ragazze e i ragazzi che chiedono di parteciparvi; promuovere l’inserimento permanente dell’educazione alla pace, ai diritti umani e alla cittadinanza democratica locale nei programmi scolastici di tutte le scuole di ogni ordine e grado; impegnare la Rai a fornire un’informazione che dia conto dei fatti del mondo, attenta alla vita delle persone e dei popoli anche mediante la creazione di una struttura permanente “la Rai per i diritti umani”, la creazione di una rete di uffici di corrispondenza nel mondo e l’inserimento di spazi adeguati nei palinsesti; creare le istituzioni nazionali per i diritti umani a cominciare dalla Commissione diritti umani e dal Difensore civico nazionale secondo i principi raccomandati dalle Nazioni Unite, dal Consiglio d’Europa e dall’Unione Europea; rafforzare la trasparenza e i controlli sul commercio internazionale di armi; intensificare la lotta internazionale contro le mafie e la criminalità organizzata; fare pace con il mondo che abbiamo in casa; approvare le due proposte di legge di iniziativa popolare che riconoscono i diritti di cittadinanza delle persone di origine straniera promosse dalla campagna L’Italia sono anch’io; abrogare la legge Bossi-Fini e chiudere i CPT; fare una nuova legge sull’immigrazione e promuovere una legge nazionale per l’applicazione del diritto all’Asilo.

Vittorio Bonanni

in data:29/01/2013

Un altro mondo è possibile, le proposte di Ingroia e Lotti.

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