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Dal pronto soccorso appello per i senzatetto | Liguria | Genova | Il Secolo XIX

fotografia da web

Genova – «Signor sindaco Doria, intervenga lei. Genova da sempre città dell’accoglienza, non può abbandonare chi vive in strada e il Comune deve avere più attenzione per queste persone: non basta aumentare i letti quando fa freddo. Bisogna fare di più».

La premessa è d’obbligo: non vuole fare polemica Paolo Cremonesi, vuole solo chiedere aiuto al sindaco perchè, parole sue, «la situazione è precipitata e non si può intervenire quando è ormai troppo tardi».

Il primario del pronto soccorso del Galliera inquadra il problema da due posizioni: la corsia e le sala d’attesa dell’ospedale dove spesso trovano rifugio tanti senzatetto, e le strade buie della città. Perché, due sere alla settimana (il martedì e il giovedì) una quindicina di persone che lavorano al pronto soccorso salgono, a turno, sul pulmino di San Marcellino e vanno ad aiutare chi vive e dorme per strada. Quasi tutti per le sconfitte della vita, alcuni per scelta.

Il primario, la caposala, alcuni medici e infermieri fanno i turni come volontari, senza mettere i manifesti, dalle nove fino a mezzanotte almeno. Da Nervi a Voltri: il tragitto e le fermate cambiano, ma alcune sono obbligate come le stazioni ferroviarie, la Foce, la zona intorno alla Regione, il centro e piazza della Vittoria.

«I volontari portano thè, caffè, bevande calde, oltre a coperte e sacchi a pelo. Noi, quando c’è bisogno, li visitiamo e li curiamo. C’è chi ha la febbre, chi la bronchite, chi ancora il mal di denti e altri malanni. Spesso li trattiamo sul posto e se è il caso li ricoveriamo in ospedale».

Pausa di riflessione e commento di uno che da trent’anni ne vede di tutti i colori, e che una volta alla settimana timbra il cartellino in uscita, dopo dodici ore in prima linea, e va a dare una mano o anche solo una parola di conforto a chi dorme sotto un portico, con un cartone come materasso e si difende dal freddo con una coperta trovata spesso nei bidoni della spazzatura. «Gli incontri e le visite sono l’occasione per aprire un dialogo, cercare di togliere dalla strada tante persone e indirizzarle nei centri di prima accoglienza». Che ci sono, ma i posti che hanno non sono mai abbastanza e comunque sono un palliativo, una soluzione temporanea per una, due dieci notti e poi? Di nuovo il marciapiede, la fame e il freddo. «Genova – ricorda Cremonesi – è sempre stata una città dove l’immigrazione, stanziale e di passaggio, è sempre stata accolta a braccia aperte. Negli ultimi anni sono aumentati i senza dimora, saranno alcune centinaia, nessuno sa di preciso quanti siano e le donne sono sempre di più. Ci sono tante associazioni di volontari come la comunità di Sant’Egidio, il Massoero 2000, la Caritas e tante parrocchie che fanno un lavoro unico, ma non basta».

La situazione drammatica ha dunque spinto il primario dell’ospedale Galliera a chiedere aiuto a Doria. «Gli strumenti sono diminuiti per mancanza di fondi – denuncia Cremonesi – ma ora c’è bisogno che il Comune inverta la rotta. Tanto per cominciare deve prender coscienza dell’entità del problema, andare in giro per la città di giorno e di notte, ma soprattutto ascoltare le associazioni di volontariato».

Dal pronto soccorso appello per i senzatetto | Liguria | Genova | Il Secolo XIX.

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