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CdT.ch – Commenti CdT – Per Israele è ormai allarme rosso

fotografia da web

di OSVALDO MIGOTTO – La crisi siriana si aggrava di giorno in giorno, per il numero di morti e per le brutalità commesse, e il Paese, secondo quanto affermato martedì da Lakhdar Brahimi, inviato dell’ONU e della Lega Araba per la Siria, sta andando a pezzi. Un caos crescente che preoccupa non poco anche le autorità israeliane. Il rischio, infatti, è che le armi chimiche, ma anche quelle più sofisticate in dotazione all’esercito siriano, finiscano nelle mani di temibili estremisti islamici.
Nella notte tra martedì e mercoledì, secondo fonti della sicurezza dello Stato ebraico sentite dal quotidiano francese «Le Figaro», velivoli militari con la stella di Davide avrebbero lanciato diversi raid aerei su bersagli situati lungo la frontiera siro-libanese. Possibili obiettivi degli attacchi, secondo il corrispondente di «Le Figaro» a Gerusalemme, potrebbero essere stati dei convogli che trasportavano materiale militare dalla Siria al Libano e destinati al gruppo di estremisti islamici Hezbollah.
Sulla vicenda le versioni sono contrastanti; ieri l’agenzia statale libanese NNA ha smentito le notizie di un raid aereo al confine tra Siria e Libano. Tuttavia martedì notte le stesse autorità libanesi avevano denunciato la violazione del proprio spazio aereo da parte di aerei israeliani, mentre La Tv siriana ha detto che aerei israeliani hanno attaccato all’alba di ieri un centro di ricerche militare nella provincia di Damasco. Ad ogni modo, vera o falsa che sia la notizia di un attacco israeliano lungo il confine siro-libanese, i timori dello Stato ebraico per un possibile passaggio in mani pericolose dei temibili arsenali siriani sono più che giustificati. Oltre ad armi chimiche, esperti di armamenti fanno notare che l’esercito di Damasco è dotato anche di armi sofisticate, come ad esempio missili terra-mare e terra-aria. Se questi strumenti di distruzione ad alta precisione finissero nelle mani di Hezbollah potrebbero facilmente essere presi di mira vitali obiettivi israeliani quali il porto di Haifa o i pozzi di ricerca di gas naturale nel Mediterraneo. Viste le ottime capacità di intelligence dello Stato ebraico, l’allarme rosso scattato in Israele a seguito dell’aggravarsi della crisi siriana è da considerare seriamente. Nulla di sorprendente dunque se la notizia dell’attacco aereo israeliano contro convogli minacciosi trovasse conferma. Ad ogni modo Israele appare come il Paese meglio preparato, a tutti i livelli, ad affrontare le conseguenze di un possibile collasso del regime di Al-Assad.
Dal canto suo la comunità internazionale, che finora non è riuscita ad accordarsi per una via d’uscita pacifica alla drammatica guerra civile in corso in Siria, ieri si è riunita in Kuwait per offrire un aiuto concreto, almeno dal punto di vista umanitario, alla stremata popolazione siriana. Sono state annunciate donazioni per un totale di oltre un miliardo e mezzo di dollari. Poco più di un cerotto, considerata l’enorme piaga prodotta dal conflitto fratricida che da oltre un anno sta letteralmente devastando il Paese. Si tratta comunque di un dovuto atto di solidarietà nei confronti della popolazione siriana, messa in ginocchio dagli ininterrotti combattimenti che oltre a migliaia di morti e feriti stanno determinando un crescente flusso di profughi verso i Paesi confinanti. Ma a spostarsi tra le frontiere dei Paesi confinanti non vi sono solo profughi. Come detto, vi è il rischio di un traffico di micidiali armi verso il Libano a beneficio di Hezbollah. Vi sono inoltre numerosi combattenti islamici giunti in Siria dall’Afghanistan e da altri Paesi della regione per combattere contro il regime di Al-Assad. In un tale scenario non è per nulla facile far giungere degli aiuti urgenti alla popolazione. Vi è dunque un altro allarme rosso, quello umanitario, con cui la comunità internazionale è chiamata a confrontarsi.

CdT.ch – Commenti CdT – Per Israele è ormai allarme rosso.

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