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Black Bloc e l’Egitto neorivoluzionario – contropiano.org

Black Bloc e l’Egitto neorivoluzionario.

Black Bloc e l'Egitto neorivoluzionarioL’irruzione sulla scena egiziana di questi giovani con il volto coperto e’ uno degli elementi di maggiore novita’. Gli islamisti radicali li considerano “nemici da abbattere”. Un nuovo imprevedibile elemento si è inserito nell’onda di disordini politici in Egitto: un misterioso gruppo di giovani mascherati chiamato Black Bloc, il quale si presenta come difensore dei manifestanti che si oppongono al governo islamista del presidente. Si vantano di voler utilizzare la forza per respingere gli islamisti che in passato hanno attaccato i manifestanti o contro la polizia che reprime le manifestazioni. Questi giovani che nascondono il viso dietro maschere nere da wrestler, sono apparsi tra i dimostranti che lanciavano pietre negli scontri con la polizia durante gli ultimi cinque giorni in cui un’ondata di violenza politica ha scosso l’intero paese. Durante le proteste di lunedì al Cairo, giovani mascherati hanno festeggiato attorno ai blindati della polizia in fiamme al centro di piazza Tahrir, agitando le mani con le due dita alzate in segno di vittoria. La loro apparizione ha provocato anche la preoccupazione di alcuni membri dell’opposizione, i quali temono che il gruppo possa scatenare la rappresaglia degli islamisti o che si possano infiltrare nei loro movimenti. I sostenitori islamisti del presidente Mohammad Morsi hanno definito il gruppo una milizia cominciando a dipingere l’opposizione come una forza violenta che demolisce il paese. In oltre, alcuni islamisti hanno minacciato in risposta, di formare dei gruppi di vigilanza creando il potenziale per una spirale di violenza tra “milizie” rivali. L’apparizione del Black Block giunge in un momento in cui l’opposizione vive un crescente senso di frustrazione, rispetto a Morsi, il primo presidente egiziano eletto democraticamente, e rispetto ai Fratelli Musulmani e agli altri islamisti i cui critici li accusano di aver imposto un monopolio sul potere. La rabbia ha alimentato l’esplosione della violenza che inizialmente si è concentrata nella giornata di venerdì, secondo anniversario dell’inizio del sollevamento che ha portato alla caduta del dittatore Hosni Mubarak.  Successivamente la tensione è ulteriormente salita con i disordini scoppiati nella città di Port Said, vicino al canale di Suez, e provocati da giovani furiosi per la sentenza di morte decretata da un tribunale contro degli ultras locali accusati di esser stati responsabili dei sanguinosi scontri da stadio dell’anno scorso. Morsi ha cercato di ristabilire il controllo, invocando lo stato d’emergenza nelle tre province dell’area del canale di Suez. Questo Black bloc, si ispira agli omonimi gruppi anarchici esistenti in Europa e negli Stati Uniti e che hanno partecipato alle proteste anti globalizzazione durante l’ultimo decennio. In Egitto, la segretezza del gruppo e la voluta struttura dispersa rende difficile stimarne le effettive dimensioni: comunica principalmente tramite i social media. Nessuno ha mai visto i volti dei suoi membri e la loro identità resta anonima, dunque è difficile confermare l’autenticità di chi pretende di parlare in loro nome. È anche impossibile stabilire se ogni giovane mascherato appartenga al blocco o se si tratta di un dimostrante che vuole semplicemente coprirsi il volto, o se addirittura questa distinzione conta davvero. Lunedì, a Tahrir, alcuni ambulanti vendevano maschere nere e i giovani si accalcavano per comprarle. “Noi siamo il Black Bloc.. vogliamo la liberazione del popolo, la fine della corruzione e la caduta del tiranno” proclamava un video che annunciava la formazione del gruppo, caricato online giovedì. Mostrava dei giovani vestiti di nero che marciavano in fila nella città di Alessandria. “Ci siamo sollevati per fronteggiare il tiranno fascista del regime dei Fratelli Musulmani e la sua ala militare” diceva il video, intimando la polizia di non intervenire “altrimenti risponderemo senza esitazione”. Gli ufficiali della Fratellanza, politici islamisti e media pro governativi hanno accusato il gruppo per diversi episodi di violenza, dal tentativo di appiccare il fuoco al palazzo presidenziale e di attaccare gli uffici della confraternita al saccheggio di edifici pubblici, come anche di cercare di bloccare dei treni e di aver sostenuto degli scontri a fuoco con la polizia. Il caos degli ultimi cinque giorni, è stato segnato da questo tipo di episodi, ma non è chiaro quale ruolo abbiano avuto i membri del Black Bloc o se le voci che il gruppo sia armato siano fondate o meno. Alcuni ufficiali della sicurezza hanno dichiarato di aver arrestato un sospetto membro del blocco che portava con sé delle munizioni al Cairo, nella giornata di domenica. Il giornale di stato Al Ahram, che ha descritto il gruppo come alimentatore delle violenze, ha scritto che i membri del Black Bloc hanno cercato di fare irruzione in un hotel a cinque stelle, vicino a Tahrir e di aver sparato alcuni colpi in aria, quando gli altri manifestanti hanno cercato di fermarli. Uno studente universitario di nome Sherif el-Sherafi ha dichiarato di essere uno dei fondatori del gruppo in un intervista con il giornale El-Watan, sebbene le sue affermazioni non possano essere confermate indipendentemente. Egli ha anche sostenuto che il blocco possiede circa 10.000 membri in tutto il paese, organizzati in gruppi di circa venti persone ciascuno, ma senza una catena di comando. I membri vengono addestrati all’autodifesa e a fronteggiare i lacrimogeni. “La violenza non è un’azione ma una reazione” ha detto. Ha dipinto la situazione come un inevitabile scontro tra l’opposizione e il governo. “Il peggio deve ancora venire”. I membri dicono che il gruppo è stato creato in risposta agli scontri del 4 Dicembre, quando sostenitori dei Fratelli Musulmani hanno attaccato un sit-in di protesta davanti al palazzo presidenziale, scatenando ore di guerriglia urbana che hanno lasciato sul terreno almeno dieci morti e centinaia di feriti. Molti in seno all’opposizione, hanno visto questo incidente come un punto di svolta, un segno che gli islamisti e la Fratellanza volevano utilizzare la violenza contro i critici di Morsi. Lunedì sera, svariati dimostranti hanno elogiato gli uomini in maschera a piazza Tahrir. “Non sono qui per sabotare o compiere atti di vandalismo, ma per proteggerci dalle milizie dei Fratelli Musulmani” ha dichiarato Ahmed Ali, un ingegnere. Ali sostiene che la polizia ora “reprime la rivoluzione agendo per conto dell’assassino Morsi.. per questo abbiamo bisogno di uomini per difendere la rivoluzione”. Hossam Al Hamalawy, un noto attivista di sinistra, ha dichiarato che i giovani del Black Bloc “sono sinceri, vogliono il cambiamento e hanno visto molti dei loro amici uccisi.. (quindi) hanno deciso di incaricarsi personalmente della questione”. Poi però ha aggiunto che “potrebbe essere pericoloso per la rivoluzione” avvertendo che “questo potrebbe portare le persone a prendere le armi” verosimilmente in risposta al Black Bloc”. “Coloro che rovesciano il regime sono le masse” non gruppi sotterranei, ha detto Hamalawy, dei Socialisti Rivoluzionari, uno dei principali gruppi dietro la sollevazione anti Mubarak. L’ufficio di Morsi e la fratellanza hanno fortemente asserito per mesi che l’opposizione sta utilizzando la strada per ribaltare i risultati delle elezioni che gli islamisti hanno ampiamente vinto. Ora additano al Black Bloc, come prova che i loro oppositori vogliono ricorrere alla violenza. Sulla sua pagina di Facebook, l’assistente di Morsi per gli affari esteri Essam el Haddad ha accusato il Black Bloc “di violenza sistematica e crimini premeditati in tutto il paese” e l’opposizione di giustificarli. I Fratelli Musulmani, in una nota hanno denunciato ” gruppi di teppisti e milizie di gang in nero” accusate di attacchi alle istituzioni dello stato, alla polizia e alla proprietà privata; “il silenzio dell’opposizione politica su tali crimini..ne prova il sostegno”. Gli alleati più radicali di Morsi sono stati ancora più severi: “Il Black Bloc deve’essere liquidato completamente. Questi gruppi devono essere trattati con forza e violenza” ha dichiarato Mohammad Abu Samra, capo del partito del Jihad Islamico che già una volta ha lanciato una campagna di violenza militante in Egitto. Alcuni ultraconservatori hanno accusato i cristiani di essere dietro al blocco, in linea con i loro passati tentativi di infiammare la loro base ammonendo che la minoranza cristiana sta cercando di rovesciare il regime. Un altro gruppo jihadista, la Gam’a Islamiya ha minacciato di voler metter in piedi delle ronde. Tareq El Zomr, una figura di spicco nel gruppo ha dichiarato che se le forze di sicurezza non riporteranno l’ordine ” sarà diritto del popolo egiziano – e noi saremmo in testa- di istituire dei comitati popolari” per proteggere la proprietà e “opporsi alle aggressioni”. Anche una pagina Facebook ha annunciato la formazione di una nuova milizia chiamata “Brigata Islamica” sebbene non sia possibile confermare l’esistenza del gruppo. In un video presente sulla pagina, un gruppo di uomini armati di fucili e mascherati ha annunciato di essere al corrente di piani dei nemici dell’Islam e di una cospirazione dei Cristiani per trasformare l’Egitto in uno stato cristiano ed hanno accusato il Fronte di Salvezza Nazionale di aiutarli a “bruciare l’Egitto”.

da Nena News

(traduzione di Saverio Leopardi)

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