La Gazzetta del Mezzogiorno.it | Marcia indietro di Clini «Mai parlato di evacuare i Tamburi»

11 Dicembre 2012 0 Di macwalt

TARANTO – Il ministro dell’Ambiente, ieri, ha corretto il tiro: «Mai esaminata un’ipotesi di evacuazione. L’obiettivo è il risanamento ambientale, non l’evacuazione. Non capisco come mai è stata costruita una notizia falsa sulla quale fare delle polemiche, probabilmente il clima elettorale sta iniziando a dare i suoi effetti negativi. Il sindaco di Taranto – ha ricordato il ministro Clini – aveva chiesto a luglio scorso di esaminare la possibilità di delocalizzare alcune delle abitazioni più vicine all’Ilva e più esposte all’inquinamento ambientale; ed io avevo detto e confermo che su questa ipotesi si potrebbe lavorare»  di FULVIO COLUCCI

E a Taranto sfila il funerale della città

– La sua lettera a Clini l’ha già inviata tramite Facebook. Ieri, mentre il ministro considerava l’ipotesi di evacuare il quartiere Tamburi, troppo a ridosso dell’Ilva per non portarne le stimmate d’inquinamento e morte, Antonio Cavallo detto «Ciccio», memoria storica del rione, postava una foto sul social network: un gregge di pecore attraversa via Leopardi negli anni Cinquanta.

L’immagine di un paradiso perduto. «Era così, un paradiso» dice il commerciante che al mattino apre il suo emporio agli abitanti del quartiere, trasformandolo in un’agorà. Lui interpreta lo spirito del quartiere risvegliatosi ieri mattina con l’incubo evacuazione. «Si figuri: sono nato nel 1952 in una casa di via Trojlo. I Tamburi esistevano prima dell’Ilva, con i viali alberati. Ci hanno tolto gli alberi e anche i nomi delle vie. Troppo poco compatibili col trionfo della grande industria».

Cancellare i nomi per uccidere la memoria di una natura incontaminata: «Così via Eucaliptus diventava via Masaccio. Io, quando domenica pomeriggio ho ascoltato le parole di Clini, avrei spaccato il televisore. Come si fa? Devo pensare – aggiunge Ciccio Cavallo, un negozio di materiale elettrico e un amore per il rione a prova di abbandono – che il ministro ha dati allarmanti sulla salute. E sì che ogni mattina, quando ci ritroviamo in negozio, facciamo la conta di chi non c’è più: una roulette russa è diventata. Il tumore come un’e pidemia. Però proprio al ministro dico: lo Stato ha gravi responsabilità. Ha sfruttato lo stabilimento siderurgico, lo ha spremuto, lo ha venduto al privato che lo ha spremuto ancora. Ora, anziché evacuarci dovrebbero aiutarci».

Il ministro dell’Ambiente, ieri, ha corretto il tiro: «Mai esaminata un’ipotesi di evacuazione. L’obiettivo è il risanamento ambientale, non l’evacuazione. Non capisco come mai è stata costruita una notizia falsa sulla quale fare delle polemiche, probabilmente il clima elettorale sta iniziando a dare i suoi effetti negativi. Il sindaco di Taranto – ha ricordato il ministro Clini – aveva chiesto a luglio scorso di esaminare la possibilità di delocalizzare alcune delle abitazioni più vicine all’Ilva e più esposte all’inquinamento ambientale; ed io avevo detto e confermo che su questa ipotesi si potrebbe lavorare».

«Il quartiere Tamburi è lì e resterà lì con i suoi abitanti» ha detto ieri in una sorta di dichiarazione d’impeto il sindaco di Taranto Ezio Stefàno. Non è mancata la sottolineatura sulle «soluzioni che devono essere adottate e da subito, da chi di dovere, per assicurare salubrità al quartiere». «Pura fantasia evacuare i Tamburi» ha confermato alla «Gazzetta» Stefàno, ma rimangono i dubbi che tra lui e «chi di dovere» si giochi una partita nella quale le parole possano alimentare qualche ambiguità. «Ho chiesto al governo di usufruire delle case dismesse o di proprietà della Marina per fronteggiare, in parte, l’emergenza dei senza casa. Parlare di demolizione delle abitazioni di via Machiavelli non c’entra con l’Ilva. Lì ci sono delle fibre di amianto e il degrado è assoluto e clamoroso».

Infine l’amletico dubbio: «Mi hanno detto, ci hanno detto, che con l’Aia, con i primi interventi previsti dall’Autorizzazione integrata ambientale, lo stabilimento siderurgico si sarebbe progressivamente risanato. E, allora, se questo è vero per quale motivo dovremmo evacuare il quartiere Tamburi? Non ce ne sarebbe bisogno. Attendiamo di avere le controanalisi sulla contaminazione dei terreni e poi partiranno le bonifiche finanziate dalla Regione».

«Ci alziamo al mattino – chiosa Antonio “Ciccio” Cavallo – chiedendoci: a chi tocca oggi? È la roulette dei tumori. Pensare che qui è nato il capitano Emanuele Basile, ucciso dalla mafia. Vorranno rubarci anche questi ricordi?»

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