Global warming: le fragole (e le miniere) crescono in Groenlandia

26 Novembre 2012 0 Di ken sharo

Un documentario della Cnn racconta la tragedia dei ghiacciai dell’Artico e dell’intero pianeta

[ 26 novembre 2012 ]

Da tre giorni Cnn International sta trasmettendo “Greenland: Secrets in the Ice”, uno splendido e terrificante documentario  su quel che sta accadendo alla  calotta di ghiaccio della Groenlandia, la seconda più grande massa di ghiaccio del mondo, che si sta sciogliendo ad ritmo allarmante e il network in una nota sottolinea che «Capire perché questi cambiamenti stanno avvenendo sarà essenziale per informare il modo in cui reagire e adattarsi al global warming».

Nello speciale di un’ora, Fred Pleitgen della Cnn segue un team tedesco dell’Alfred-Wegener-Institut für Polar und Meeresforschung che sta testando nuovi metodi di mappatura dei cambiamenti in atto nei ghiacciai  con indagini aeree e carotaggi di ghiaccio, offrendo una visione unica di prima linea dei ricercatori climatici e scorci mozzafiato di “deserti” ghiacciati tra i più belli della natura. Ma, ora che anche nella patria degli eco-scettici, gli Usa, ormai il 77% crede nel global warming, il documentario rivela anche che la Groenlandia sta rapidamente ridiventando la  “Terra  verde” che per un breve periodo scoprirono i vichinghi.

Ormai in quella che era un’inospitale colonia danese abitata da inuit mangiatori di carne di foche e di narvali, fragole ed insalata non crescono più solo nelle serre riscaldate, ma in primavera le piante spuntano anche all’aperto e vengono coltivate insieme a cavoli e patate. Un  coraggioso allevatore groenlandese grazie al riscaldamento globale ha visto liberarsi pascoli prima ghiacciati ed ora ha un gregge di 20.000 pecore.

Ma quello che preoccupa di più gli ambientalisti non sono certo fragole, verdura e pecore, è invece l’industria mineraria e petrolifera che sta arrivando in massa in Groenlandia per accaparrarsi le immense risorse che fino ad ora erano inaccessibili per il ghiaccio a terra e a mare. Come ha spiegato  Pleitgen «Qui le compagnie minerarie sperano di trovare una miniera d’oro, se il ghiaccio continua a ritirarsi», intanto si sta già scavando e trivellando.

Anche nell’inaccessibile Groenlandia del socialismo indipendentista inuit lo sviluppo che sta portando il global warming è quella  del business-as-usual, del binomio crescita/avidità dei dollari maledetti e subito. Una tentazione che si sta facendo spazio nelle Groenlandia semi-indipendente allo stesso accelerato ritmo dello scioglimento dei ghiacci nella più grande isola del mondo.

Gli aerei della spedizione e della Cnn sorvolano ghiacciai crivellati da laghi blu e le immagini satellitari della Nasa mostrano una fusione superficiale sul 97% della calotta ghiacciata e ad una velocità che è due volte più del normale.

In effetti, lo strato di ghiaccio Artico sta perdendo massa ad un ritmo allarmante: quasi 300 chilometri quadrati (115 miglia quadrate) all’anno.

I segreti del ghiaccio che stanno cercando i ricercatori polari tedeschi sono in realtà quelli contenuti nell’archivio congelato dei ghiacciai della Groenlandia, informazioni sulle condizioni climatiche del passato e sulle conseguenze di eruzioni vulcaniche, fino a risalire a 10.000 anni fa trivellando il cuore ghiacciato dell’isola ancora esteso su una superficie due  volte più grande del Texas, sperando che non si trasformi in campi di fragole tra le miniere con vista sulle piattaforme petrolifere.

Il documentario della Cnn è una drammatica visione di come lo scioglimento dei ghiacciai stia rapidamente cambiando l’aspetto e la natura delle Alpi, della Groenlandia e dell’Himalaya, di come il clima del nostro pianeta stia inesorabilmente cambiando per colpa di una scimmia antropomorfa molto versatile che sta utilizzando molto male la sua sapienza e conoscenza tecnica. .

All’impresa ha collaborato anche il fotografo statunitense James Balog, che da 6 anni lavora nell’Artico. Balog ha un passato da eco-scettico, ma ha cambiato radicalmente opinione dopo aver realizzato un reportage per National Geographic in Islanda nel 2005, rimanendo sconvolto dai cambiamenti in corso. Da allora ha cominciato a documentare quel che sta accadendo nel Grande Nord e nelle montagne del pianeta, lontano dagli occhi dei consumatori occidentali, ed ha realizzato il documentario “Chasin Ice”  che in 36 minuti fa una panoramica sui ghiacciai di Alaska, Bolivia, Canada, Francia, Groenlandia, Islanda, Nepal, Montagne Rocciose e Svizzera, realizzato con un milione di foto, scattate ogni mezz’ora sui diversi ghiacciai da fotocamere fisse, e che – messe in fila – hanno definitivamente demolito ogni suo residuo scetticismo sui cambiamenti climatici: «Quello che abbiamo visto è stato uno shock. Non mi sarei mai aspettato di vedere un cambiamento di questa portata del cambiamento. Ogni volta guardavamo il risultato delle riprese era come vedere che il global warming stava appena accadendo» e guardando una serie di foto dice: «Questo è un ricordo di un paesaggio Un paesaggio che è ormai è scomparso e che non sarà mai più visto nella storia della civiltà».

Tornando alla Groenlandia, secondo i dati del National snow and ice data center Usa, il ghiaccio continua a riformarsi in inverno ma si sta ritirando sempre di più in estate e dal 1979 l’estensione del ghiaccio estivo è diminuita del 13% ogni 10 anni, facendo risultare molto concreata a prospettiva avanzata dai climatologi che l’Artico potrebbe restare completamente senza copertura glaciale estiva già nel 2100.

Se è vero che in epoca storica scioglimenti delle calotte glaciali si sono già verificate, secondo Balog quello che è in atto non può più essere considerata un processo naturale: «Quello che stiamo vedendo è un tasso di cambiamento molto più accelerato, soprattutto negli ultimi 40 anni o giù di lì, e che è stata chiaramente identificato dagli scienziati per l’impatto dell’emissioni in atmosfera di anidride carbonica, metano e protossido di azoto. Negli ultimi 100 anni, l’atmosfera ha accumulato anidride carbonica per il 40% in più di quanto era stato visto nel picco negli ultimi milione di anni. Così, negli ultimi milioni di anni il picco di emissioni di anidride carbonica in atmosfera è stato di 280 – 290 parti per milione (ppm). Ora siamo a 395 ppm ed ogni anno se ne aggiunge. E’ andato al di là di quanto è naturale e colpisce tutto il mondo»,

Ma Balog è convinto che «Le soluzioni economiche e tecnologiche per mitigare l’impatto del cambiamento climatico già esistono. Ciò di cui abbiamo bisogno è una maggiore comprensione politica e pubblica dell’immediatezza e della realtà di questi cambiamenti. Credo che questo film possa aiutare a spostare la percezione dell’opinione pubblica raccontando alla gente una storia che è reale e che sta accadendo ora».

Global warming: le fragole (e le miniere) crescono in Groenlandia.

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