MONDOCANE – USTICA, IERI E OGGI

10 Settembre 2012 0 Di luna_rossa

Uscirà presto un libro di giovani di Bologna che, con immagini  e parole, ci imporranno di tornare a Ustica, a quel 27 giugno 1980 in cui furono distrutte 81 vite. La mano che operò allora, è attiva anche oggi. Più che mai. Questo è il mio contributo al libro.

Di questa serie di scheletri di metallo, raccolta da persone che hanno compreso come centrale per la liberazione delle nostre vite sia la lotta contro l’oblio, ontologicamente praticato dagli autori di delitti, persone tanto più meritevoli per essere giovani, probabilmente nate dopo la tragedia di Ustica, tanto più coraggiose per aver sfidato la strategia dell’occultamento praticato dal dominio, mi ha fatto rabbrividire soprattutto quella di un oblò del DC9 con sotto la scritta “exit”. Quasi un’epigrafe posta, con macabro sberleffo, dagli autori dell’assassinio di massa. Il finestrino, dal quale l’occhio dei vivi vagava su mondi, esistenze, spettacoli celesti, è cieco. Dà sul nulla. Il nulla della morte cui, con feroce cinismo, pare indirizzare la scritta.

Mi pare che sia racchiusa in questa immagine tutto il male di una società i cui valori sono stati trucidati da chi si propone di governare il mondo con gli strumenti di una protervia senza confini, finalizzata a distruggere qualsiasi cosa che si opponga alla sua marcia necrofora. O che non le sia utile. Quando l’obiettivo era quello di eliminare Muammar Gheddafi, il capo di una nazione le cui risorse erano appetibili e il cui sistema politico e sociale rischiava di innescare contagi avversi alla dittatura globalizzata dell’Impero, i regnanti, coltivatori di democrazia, diritti umani e pace, non ci hanno pensato due volte a rischiare di disintegrare decine di vite innocenti e inconsapevoli. Non si fa così anche oggi, oltre tre decenni dopo, quando per togliere di mezzo un governante ostico, o semplicemente disobbediente, si annienta un paese, si stravolge un ordine sociale, culturale, politico, si mettono al servizio missili e mercenari sanguinari per eliminare quanta più parte possibile di un popolo, del suo pensiero, della sua storia, del suo futuro?
Crimine e impunità, allora come oggi. Crimine e impunità dei responsabili come dei conniventi, dei mandanti come degli esecutori. Delle stragi di Stato nel nostro paese, come dei genocidi perpetrati in questa “guerra infinita” contro Stati e classi sociali da opprimere fino alla soppressione perché a una élite di licantropi siano garantiti il controllo e la ricchezza del mondo. Un’impunità che garantisce la prosecuzione, che collide con la realtà, ma con cui tanti colludono.


Veniamo da sempre e, con accentuata virulenza, dall’epocale truffa dell’11 settembre, menati per il naso e indotti alla deprivazione e alla sottomissione, dal karma della “lotta contro il terrorismo”. Ma chi è il terrorista? Colui che non si cura di abbattere un aero di linea per uccidere un elemento di fastidio, che compie attentati stragisti per arginare le onde della sollevazione per la giustizia e la libertà e per calibrare con l’altra criminalità organizzata i rapporti di forza e di sfruttamento, che attribuisce al “nemico” efferatezze omicide compiute in proprio, per aprirsi la strada a un malthusianesimo globale, che mette in campo e incita ai bagni di sangue  turbe mercenarie invasate, guidate dai propri “corpi speciali” (Libia, Siria), che semina terrore mediatico per indurre la gente a subire mutilazioni e a mutilarsi (Osama bin Laden, o il “baratro” di Monti e Draghi), che non si fa scrupolo di utilizzare per le sue atrocità le stesse bande terroriste che pretende di combattere?

E’ terrorista il generale che tronfio, con  le medaglie sul petto, passa in rassegna i suoi miliziani con gli stivali ancora intrisi del sangue delle sue prodezze di guerra, o  il pilota con sul suo caccia ancora la polvere dell’innesco del missile che ha polverizzato 81 persone e lacerato la vita a tante di più? E’ terrorista un presidente degli Usa che ogni martedì si riunisce con i castigamatti dei suoi 14 servizi di sicurezza per compilare e firmare una lista di “sospetti” di terrorismo da eliminare (droni, squadroni della morte, assassinii mirati)? O è terrorista chi non si piega al dogma dell’unicità della fede e dell’eccellenza dei sistemi tirannici che vi si richiamano allo scopo di universalizzare il ricatto: o schiavitù o morte?

Quel finestrino cieco del DC9, con la scritta che indirizza verso un’uscita dalla quale non si snoderà più nessuna strada, non si paleserà più nessun orizzonte, è il rovescio occulto del vessillo che ci viene sbandierato sugli occhi con le insegne e le parole della democrazia, dei diritti umani, della civiltà occidentale. Un vessillo che rende narcolettico chi lo segue. Lunga vita a queste immagini che annichiliscono l’oblìo, smascherano la frode, ci consegnano un capo del filo rosso, di sangue, che unisce il terrorismo episodico e circoscritto di allora al terrorismo di Stato e d’Impero divenuto planetario. Lunga vita e la più ampia diffusione. Quel finestrino è cieco. Ma, a ben guardare, vi si può vedere tutto.


MONDOCANE.

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