Pakistan, bimba down in cella E’ blasfema: rischia la morte – Nel Mondo – L’Unione Sarda

22 Agosto 2012 0 Di luna_rossa

Pakistan, bimba down in cella E' blasfema: rischia la morte

Commuove il mondo il caso di Rifta Masih, la bambina cristiana affetta da sindrome di Down arrestata in Pakistan con l’accusa di blasfemia.

Il dossier è finito direttamente sul tavolo del presidente pachistano Asif Ali Zardari, che ha chiesto al ministero dell’Interno un rapporto sul fermo assicurando di aver “preso seriamente in considerazione” la vicenda. Ma l’incidente, nel frattempo, rischia di provocare una nuova ondata di tensioni in Pakistan: nelle ultime ore sarebbero oltre 600 i cristiani costretti a lasciare le proprie case, nel timore di estremisti islamici inferociti.

I contorni dell’accaduto sono in realtà ancora poco chiari. La bambina, che avrebbe 11 anni e vive a Mehrabadi, povero sobborgo alle porte di Islamabad, era stata vista strappare una decina di pagine del Noorani Qaida, il manuale per imparare a leggere il Corano, e gettarle poi nel fuoco, in un secchio della spazzatura. Alcuni vicini hanno quindi denunciato la piccola per blasfemia. La polizia, dopo gli iniziali tentennamenti dovuti alla disabilità della piccola, ha accolto la denuncia giovedì scorso ponendo Rifta in stato di fermo provvisorio per 14 giorni.

La bimba ora rischia una severa condanna, fino alla pena di morte, prevista in Pakistan per chi compie atti blasfemi contro l’Islam. Il suo destino, tuttavia, avrebbe potuto essere ancora più tragico. Secondo quanto reso noto dalla polizia pachistana al quotidiano The Express Tribune, una denuncia parallela è stata presentata contro l’imam della locale moschea ed altre 175 persone responsabili di aver minacciato la polizia esigendo la consegna della bambina che avrebbe dovuto essere bruciata viva su pubblica piazza. Sulla vicenda, ora, sta indagando il comando della polizia di Qasim Niazi che sta valutando “l’autenticità dell’accaduto, l’età della bambina e i motivi che hanno determinato il fatto”. L’eco del quale, con il passare delle ore, si è sparsa a macchia d’olio. Secondo il Centro per la Legge e la Giustizia, circa 300 cristiani, esortati anche dalle autorità, avrebbero lasciato il quartiere di Mehrabadi – abitualmente abitato da circa 900 cristiani – temendo attacchi di estremisti islamici. La stessa dimora familiare di Rifta è stata vista chiusa mentre il Consigliere del premier pachistano per l’Armonia nazionale, Paul Bhatti, ha indicato come, a causa dell’incidente, “oltre 600 famiglie cristiane” siano fuggite, “terrorizzate dalla violenza”. Bhatti, che ha reso noto di aver preso contatto con i leader musulmani per risolvere il caso prima che approdi in tribunale, ha comunque invitato tutte le parti, inclusi gli attivisti cristiani, a riferire con senso di responsabilità la vicenda. Appello al quale si è unito anche il vescovo di Islamabad-Rawalpindi, monsignor Rufin Anthony, che ha parlato di “atteggiamenti immaturi” da parte di alcuni settori. In Italia, tuttavia, qualcuno già si è mobilitato. L’arresto di Rifta “è un’ingiustizia intollerabile”, ha evidenziato dal meeting di Cl il sindaco di Roma Gianni Alemanno annunciando che in Campidoglio verrà esposto il ritratto della piccola.

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