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La portiera chiusa dell’auto di Paolo Borsellino – Cadoinpiedi

fotografia da web della redaz. N.R.

di Angelo Garavaglia Fragetta

Resta fitto il mistero della sparizione dell’Agenda Rossa dalla borsa di Paolo Borsellino. Dagli atti, risulta che la portiera dell’auto del giudice era sigillata dopo la deflagrazione. La domanda è: chi e perché ordinò che la portiera del veicolo venisse aperta?

Come sappiamo, il mistero della sparizione dell’Agenda Rossa dalla borsa di Paolo Borsellino, è fitto. La procura di Caltanissetta sta visionando tutti i video girati il 19 luglio 1992 in via D’amelio, subito dopo la strage, per trovare qualche dettaglio, qualche volto, qualche briciolo di indizio che possa portare alla verità. Aspettando gli esiti dell’inchiesta, non possiamo fare altro che porci delle domande in base alle carte pubbliche a nostra disposizione.
In passato ci siamo occupati di capire i passaggi che la borsa aveva fatto dal pianale della macchina alle mani dell’allora capitano Arcangioli, ripreso da una telelcamera mentre porta la borsa verso l’uscita di via d’Amelio. Abbiamo evidenziato le numerose versioni date da Giuseppe Ayala e messo in evidenza il confronto tra lo stesso ed Arcangioli. Ci siamo anche soffermati sui dettagli forniti da altri due testimoni importanti: Felice Cavallaro (inviato del Corriere della Sera) e Rosario Farinella (carabiniere di scorta ad Ayala). Potete trovare il dettaglio in questo minuzioso post di Federico Elmetti:
Agenda rossa: tutte le verità occultate

Ora però, rispetto al post di cui sopra, vogliamo fare un passo indietro e analizzare i momenti precedenti a quello in cui la borsa viene estratta dalla macchina. C’è un dato che viene poco evidenziato, ma che è fondamentale per la ricerca della verità: l’auto di Paolo Borsellino era chiusa dopo la deflagrazione.
Di più, non era solo chiusa, era proprio sigillata, incastrata, probabilmente dall’onda d’urto dell’esplosione. Qualcuno, sapendo della presenza della borsa all’interno dell’auto, ha chiesto ad un Vigile del Fuoco (Giovanni Farina) di aprire la portiera. Quel qualcuno è sicuramente il carabiniere di scorta di Ayala, Rosario Farinella, che racconta:
“Premetto che siamo arrivati quasi in contemporanea con i vigili del fuoco, (…) ci siamo avvicinati all’auto del magistrato che aveva tutte le portiere chiuse, ma non a chiave, il Dr. Ayala ha notato che all’interno della stessa, appoggiata sul sedile posteriore, c’era la borsa di cuoio del dr. Borsellino per cui, con l’aiuto dello stesso vigile del fuoco (intento poco prima a domare l’incendio dell’auto) abbiamo aperto la portiera posteriore”

Secondo Farinella dunque:
1) Ayala è colui che si accorge che dentro la macchina chiusa c’è la borsa di Paolo.
2) Ayala è presente e consapevole che si sta per aprire la portiera della macchina del magistrato appena ucciso.

Dalle parole del carabiniere però non si può capire se sia stato lo stesso Ayala ad ordinarglielo espressamente.

Nel 1998, testimoniando al Borsellino Ter, Ayala ci offre un dettaglio importante: “Ho cercato di guardare dentro la macchina, ma c’era molto fumo nero“.
Secondo Ayala, dunque, era impossibile vedere cosa vi fosse all’interno della macchina prima che questa venisse forzata.
Giuseppe Ayala non ha mai riferito di aver dato l’ordine di aprire l’auto di Paolo Borsellino o di avere assistito alla sua apertura e, in tutte le sue versioni, racconta dell’asportazione della borsa trovandosi davanti la portiera della macchina spalancata.

La domanda che ci facciamo è quindi: chi e perché ordinò che la portiera dell’auto di Paolo Borsellino venisse aperta?

La portiera chiusa dell’auto di Paolo Borsellino – Cadoinpiedi.

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