Street Parade antiproibizionista a Napoli. Rave party in strada per la legalizzazione delle droghe

24 Giugno 2012 0 Di ken sharo

Ieri, 23 giugno, si è svolta a Napoli la Street Parade antiproibizionista. L’appuntamento è stato organizzato da numerose sigle del movimentismo e dell’associazionismo di sinistra, in primis diversi centri sociali, come Officina 99 e Ska, solo per citarne alcuni. Questo è un blog radicale e, dunque, antiproibizionista militante 365 giorni l’anno e politicamente parlando la manifestazione odierna lascia qualche punto interrogativo. Il rave per le vie del centro, invece, è perfettamente riuscito.

Urge dunque scindere il discorso inerente la riuscita indiscutibile dell’evento – tra carri allegorici, giovani e meno giovani intenti a ballare, fumare, bere e spruzzarsi acqua vicendevolmente in un clima non condizionato negativamente dalla massiccia presenza delle forze dell’ordine che hanno mostrato buon senso e tolleranza – dall’ambito strettamente politico. I Radicali sono stati presenti, seppur senza bandiere né vessilli, grazie alla partecipazione di alcuni esponenti dell’associazione radicale Per la Grande Napoli, che hanno colto l’occasione per continuare la raccolta delle firme a sostegno della proposta di legge Bernardini e altri, giacente nei cassetti di Montecitorio da mesi. La petizione è stata anche consegnata al carro allegorico di Officina, affinché se ne annunciasse l’esistenza ai presenti, cosa che il centro sociale si è guardato bene dal fare. Nonostante ciò, importante è stata la risposta dei giovani – ma anche dei meno giovani – che in buon numero hanno sottoscritto il documento, andando a incrementare ulteriormente un numero complessivo di firme che ha già superato abbondantemente quota 2000, solo a Napoli e Provincia (clicca qui).

Nel corso della festa itinerante, sono state proposte dagli organizzatori in ordine sparso molte tematiche, tra cui la legalizzazione delle droghe, la casa, il bene comune, l’acqua, la Tav, il lavoro e la questione spiaggia libera a Bagnoli, con tanto di banco per la raccolta firme. Quest’ultimo, forse, l’unico atto destinato ad avere un seguito, in una giornata festosa, piacevolmente rumorosa – tra reggae e techno ce n’era per tutti i gusti – ma della quale da domani nessuno più si ricorderà, probabilmente almeno. Per i Radicali e per la causa antiproibizionista, sarebbe opportuno che chi oggi ha manifestato, da domani non si chiuda nei propri centri sociali per fumare allegramente ma scenda in strada – sull’esempio proprio dei Radicali e dei loro tavoli – per contribuire ad abrogare la legge Fini-Giovanardi o almeno provarci. All’interno della Street Parade, o meglio nella sua fase stanziale a Piazza Dante, abbiamo raccolto le impressioni di un portavoce dello Ska, di Luigi Mazzotta ed Emilio Martucci (entrambi membri del comitato nazionale di Radicali Italiani) e di Alberto Mari, di CanaPisa, accorso per l’occasione a Napoli direttamente dalla Toscana.

Un giovane portavoce del centro sociale Ska, sito a Calata Trinità Maggiore, ha così spiegato il senso della giornata a nome dell’intero gruppo: “Da sempre ci occupiamo di questioni che riguardano lavoro e capitale, ma non consideriamo la realtà del proibizionismo slegata dai cicli di produzione. Il giro nero che sappiamo esserci intorno alle droghe è un effetto delle stesse politiche capitalistiche e noi vogliamo l’emersione di questi capitali illeciti”. Una giovane appartenente allo Ska, ha rimarcato un concetto dirimente: “Partiamo da questi ragionamenti, ma alla fine le nostre rivendicazioni sfociano nella richiesta di legalizzazione anche della marijuana per scopo ludico”. Dallo Ska è stata mostrata una certa sfiducia nei confronti delle istituzioni e delle pratiche tradizionali come il Referendum abrogativo. L’opinione dei giovani di Ska è che legalizzare la vendita delle droghe, rischierebbe di creare speculazioni come quelle che si sono verificate su altri prodotti, come gli alcoolici, miranti esclusivamente alla massimizzazione dei profitti. Dunque, maggior attenzione va data alla prospettiva dell’autocoltivazione.

Luigi Mazzotta, segretario dell’associazione radicale Per la Grande Napoli, ha così argomentato la presenza radicale alla manifestazione odierna: “Noi siamo impegnati nella raccolta firma su auto coltivazione, riduzione del danno e legalizzazione delle droghe leggere. La causa è connessa al sovraffollamento delle nostre carceri. I dati su Napoli e Provincia sono allarmanti e ci raccontano di tantissimi arresti quotidiani – anche di minorenni – che sono assunti dalla criminalità, incensurati e provenienti da altri quartieri per farli spacciare nelle maggiori piazze – di spaccio naturalmente – napoletane e in Provincia. Penso a zone dove la presenza dello spaccio è fortissima, come Boscoreale, Torre Del Greco e Torre Annunziata. Spesso l’approvvigionamento delle droghe è fatto a Scampia, supermarket della droga conosciuto in tutta Europa, per poi essere smerciata in Provincia. La Camorra sfrutta la disperazione dei giovani disoccupati fino a che essi, inevitabilmente, finiscono in carcere per essere poi sostituiti da altri che faranno la stessa fine. Bisogna avere la forza per legalizzare almeno le droghe leggere e per fare un discorso a salvaguardia del tossicodipendente da droghe pesanti. La casa dei tossicodipendenti non è il carcere, piuttosto ci vorrebbero delle narcosale con medici che assistano e curino questi ragazzi”.

Mazzotta ci ha poi raccontato dell’esistenza di un’efficientissima narcosala a cielo aperto, naturalmente fuorilegge, gestita dalla Camorra. Essa si trova in un lotto di Scampia ed è gestita dai clan, che mettono a disposizione le siringhe gratuitamente, con tanto di pulizia affidata ad alcuni “clienti”, ripagati con i denari necessari per la dose o con una dose stessa in omaggio. Spaventoso è anche il numero accertato di transazioni che si verificano ogni giorno a Napoli per l’acquisto di droghe, quantificabile in circa 1.500 nella sola Scampia – con ricavi astronomici per le narcomafie, spesso reinvestiti nel circuito legale che viene a sua volta inquinato – dove, quotidianamente, si recano consumatori perfino provenienti da altre città. L’arresto, in una zona presidiata H24 dalle forze dell’ordine, è solo questione di tempo.

Anche l’avvocato Emilio Martucci ha detto la sua sulla giornata odierna: “Anche quest’anno l’associazione Per la Grande Napoli partecipa a questa manifestazione, sacrosanta per le ragioni della lotta. E’proprio il caso di dire, antiproibizionismo, antiproibizionismo, antiproibizionismo. Io sono qui pur non fumando neanche le sigarette, come tanti radicali del resto. Sono decenni che ci battiamo su questo e a chi dice che queste battaglie siano ormai passate di moda, rispondo che essere antiproibizionisti è oggi una priorità. Il proibizionismo come metodo di lotta per risolvere i problemi ha fallito, generando più insicurezza sociale, più criminalità, più consumo, più mafia e più carcere. La battaglia antiproibizionista è strettamente collegata a quella per l’amnistia, dato che in carcere vanno quasi solo tossicodipendenti e immigrati. Questa è l’ennesima prova che la politica repressiva non corrisponde alla sicurezza sociale, mentre se ci fosse un diritto penale minimo, non lo dico io ma i dati, avremmo più sicurezza sociale”.

Dello stretto legame fra proibizionismo e degrado nelle carceri – ma non solo – abbiamo parlato anche con Alberto Mari, Osservatorio Antiproibizionista CanaPisa: “Noi è già da dodici anni che organizziamo manifestazioni simili, chiedendo la fine del proibizionismo. Cerchiamo di far capire che le droghe sono un problema a causa del proibizionismo, dato che esse esistono da sempre e, da sempre, l’uomo ha convissuto con esse finché non si è deciso di renderle fuorilegge – In Italia a fine ‘800, sigaretti di cannabis Indica, erano venduti nelle farmacie per curare l’asma e non solo, NdR -. Bisogna informare e perseguire politiche di riduzione del danno, basate sulla consapevolezza di ciò che il consumatore assume. La legge attuale, che equipara tutte le droghe, non fa che creare un danno enorme perché i giovani si apprestano alle sostanze in maniera del tutto inconsapevole e avventata. Noi cerchiamo di dare informazioni su cosa sono le sostanze e sui loro effetti, per ridurre il danno. Come movimento antiproibizionista, coordinato in varie città, cerchiamo di promuovere l’autoproduzione, per dare un colpo ferale al commercio illegale e alle mafie. La coltivazione domestica per uso personale, cancella in un colpo solo il problema delle narcomafie”.

“Anche sulle droghe pesanti – ha aggiunto Mari – pensiamo a soluzioni sull’esempio di quanto già sperimentato con successo in Olanda e in Svizzera, dove le sostanze sono assunte sotto controllo medico e in sale appositamente messe a disposizione in piena tranquillità, sicurezza e senza repressione. Il mondo sta capendo che il proibizionismo ha fallito e che il proclama che si proponeva di estirpare il problema definitivamente entro il 2015, è destinato a restare per sempre lettera morta. Le droghe ci sono da sempre e ci saranno sempre di più proprio perché c’è il proibizionismo”. Sollecitato sulla recente sentenza della Cassazione, che ha confermato le condanne a 3 anni e 6 mesi – che per l’indulto non saranno di fatto scontati e gli agenti risultano tutt’ora in servizio, seppur non a Ferrara dove è avvenuto il fatto – per gli agenti che pestarono a morte Federico Aldovrandi, Mari ha affermato che: “Abbiamo affisso le immagini delle tante, troppe vittime del proibizionismo, da Stefano Cucchi, Aldo Bianzino, fino allo stesso Aldovrandi. Nelle carceri italiane ci sono 40 mila persone detenute – su oltre 68 mila – per una sola legge, la Fini Giovanardi”.

“E’pazzesco – ha concluso l’attivista toscano – che, a prescindere dal motivo per cui si finisce dentro, se per spaccio, coltivazione o semplice consumo, una sola legge riesca a partorire un numero simile di arresti e lunghe detenzioni in carcere. Una vera detenzione di massa e tra questi, molti sono consumatori o piccoli spacciatori, ovvero tutta gente che in carcere proprio non dovrebbe starci. Noi chiediamo soluzioni rapide anche su questo e infatti chiediamo l’amnistia, proprio perché il carcere non serve a nulla”.

Fabrizio Ferrante

Street Parade antiproibizionista a Napoli. Rave party in strada per la legalizzazione delle droghe.

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