Pasta Russo: è fallita la fabbrica di Pomigliano – Il Mattino

17 Aprile 2012 0 Di luna_rossa

di Pino Neri

POMIGLIANO – Un tempo si chiamava l’oro giallo della Campania ma a giudicare dagli ultimi rovesci la pasta prodotta nella regione rischia di perdere questo suo prezioso appellativo.

Tra i nomi del più che spiacevole declassamento emergono quelli dei pastifici Russo di Pomigliano e Russo di Cicciano, società omonime e distinte che però in tempi lontani ebbero una matrice familiare comune. L’ultima mazzata inferta al settore porta la firma dei giudici del tribunale di Nola, che hanno dichiarato il fallimento del pastificio di Pomigliano.

La sentenza, orribile per i 70 lavoratori in mobilità già da alcuni mesi, sarà pubblicata stamane. Il tribunale ha provveduto a nominare tre curatori fallimentari. Il pastificio Russo ha dieci milioni di debiti. Danaro in parte dovuto agli stipendi arretrati e non erogati, all’Inail, all’Inps, alle banche, ai fornitori di semola. Nicola Ricci, segretario della Flai Cgil di Napoli, si dichiara sorpreso e deluso: «Avevamo ottenuto dal tribunale un concordato preventivo finalizzato all’estinzione del debito in maniera graduale e alla ripresa produttiva».

Alla fine le ragioni di bilancio hanno prevalso su quelle industriali e occupazionali. Ricci però non si arrende: «Chiederemo un incontro urgente con i curatori per verificare la possibilità di riavviare le attività». L’obiettivo del momento è anche di ottenere dal sindaco di Pomigliano, Raffaele Russo (solo omonimo della società), un vincolo ulteriore per l’area in cui si trova la fabbrica. Motivo: impedire qualsiasi ipotesi speculativa. Il pastificio si trova in via nazionale delle Puglie, la grande arteria che collega Napoli ad Avellino. È un capannone circondato da palazzi. Potrebbe diventare un centro commerciale o residenziale, cosa che è capitata a tante altre fabbriche, dappertutto.

Ha una lunga storia il pastificio Russo. Nato da un ramo della famiglia del pastaio di Cicciano Nicola Russo l’impianto sorge nel 1960. Ma il 21 luglio del 1998 si consuma un oscuro presagio, quando i killer della camorra uccidono davanti ai cancelli dello stabilimento tre giovani operai, poco più che ventenni. Alberto Vallefuoco, Rosario Flaminio e Salvatore De Falco muoiono mitragliati. Anni dopo emergerà dalle indagini un tragico errore, un terribile scambio di persona: i sicari avevano sbagliato obiettivo.

Lo stabilimento si riprende dallo choc. Nel 2002 produce ancora abbastanza: esporta all’estero e conta circa 150 dipendenti. Poi però inizia la lenta agonia. A un certo punto, nel 2008, gli addetti scendono a 63. Quindi, a causa di una denuncia spuntata da circostanze mai chiarite, nel 2009 i Nas, su mandato della Procura di Nola, sequestrano il pastificio. Anzi, lo sigillano per due volte, quasi di seguito. Viene disposto il sequestro di quasi quattro tonnellate di pasta, che in base alle ispezioni risulta conservata in maniera scorretta. Su alcuni campioni dei prodotti vengono effettuati prelievi per verificare la qualità chimica e microbiologica degli alimenti. E i risultati dell’Arpa mettono in luce elevati livelli di contaminazione batterica nella pasta prodotta.
La situazione precipita. Scatta la cassa integrazione.

Ma a giugno del 2011, la schiarita: il titolare, l’ingegnere Nicola Russo, richiama al lavoro una ventina di operai. È un fuoco di paglia, però. A novembre scatta per tutti i dipendenti la mobilità. Adesso il pastificio deve fare i conti con un fallimento inaspettato. Intanto il sindacato promette una mobilitazione che si farà sentire.

Pasta Russo: è fallita la fabbrica di Pomigliano – Il Mattino.

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