Torino-Lione, Premier: ‘Ascoltato tutti, ora basta o fuori dall’Ue’ – Politica – ANSA.it

27 Giugno 2011 0 Di luna_rossa

Torino-Lione, Premier: ‘Ascoltato tutti, ora basta o fuori dall’Ue’ – Politica – ANSA.it.

Blitz delle forze dell’ordine contro i No Tav, feriti negli scontri, anche intossicati da lacrimogeni

27 giugno, 23:07 

ROMA – Sulla Torino-Lione il Governo va avanti. Non saranno le proteste a fermare la realizzazione dell’opera. “Abbiamo ascoltato tutti, sentito le ragioni delle diverse parti e lavorato per arrivare a soluzioni condivise – ha detto il premier Silvio Berlusconi parlando con alcuni parlamentari della maggioranza – ma ora non si può più perdere tempo altrimenti rischiamo di restare fuori dall’Europa e questo sarebbe inaccettabile”. Che per l’Italia si tratti di una priorità lo dice anche il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Altero Matteoli, proprio mentre in Val di Susa l’avvio del primo cantiere della Tav è stato accompagnato da scontri con feriti tra polizia e no tav. Ma l’intervento delle forze dell’ordine, difeso dal ministro dell’Interno Roberto Maroni (“si sono comportate molto bene”), fa scoppiare la polemica politica, con l’opposizione che chiede che le infrastrutture non si costruiscano con il manganello.

“La Tav è considerata una priorità da parte dello Stato. I lavori inizieranno e andremo avanti”, ha detto Matteoli, sottolineando che “lo Stato non può assolutamente arrendersi di fronte a dei protestatari”. Anche il ministro del lavoro Maurizio Sacconi ritiene che “non debba essere consentito a una minoranza di fermare un’opera che tantissima parte del Paese e del territorio ritiene assolutamente necessaria, e che, se non realizzata, isolerebbe quel territorio e costituirebbe un fattore di ritardo per l’intero sviluppo nazionale”. “Non possiamo permetterci – ha aggiunto Sacconi – il lusso di accettare il veto di minoranze. Questo vale per la Tav Torino-Lione, ma vale anche in generale. Bisogna anche difendere i diritti di una maggioranza di governare nella direzione che in una democrazia solo le maggioranze possono indicare”. Il blitz delle forze dell’ordine polizia per aprire il primo cantiere della Tav, a Chiomonte, non è però piaciuto ai partiti di opposizione che però sono concordi sulla necessità di non bloccare i cantieri (anche se si apre lo scontro nel centronisinistra su favorevoli e contrari all’altà velocità). Particolarmente duro il leader dell’Idv Antonio Di Pietro che chiede che le infrastrutture “non si costruiscano con il manganello”. Per il leader del Pd Pier Luigi Bersani non vanno bloccati i cantieri ma l’azione delle forze di polizia deve essere “diretta a ridurre al massimo la portata degli incidenti”.

E’ invece inaccettabile per Vendola (Sel) la violenza contro il dissenso. Sta invece con i militari il leader dell’Udc Casini. Anche per Bocchino (Fli) lo Stato non deve indietreggiare quando le contestazioni si trasformano in violenza. A sottolineare la necessità di quest’opera è stata oggi anche la leader degli industriali Emma Marcegaglia, che ha sollecitato l’avvio dei cantieri. “Un Paese civile e democratico come l’Italia non può permettersi la permanenza di un presidio come quello del ‘villaggio Maddalena’ al di fuori della legalita”. “La Tav – ha aggiunto – è un’opera fondamentale per lo sviluppo dell’Europa e un’infrastruttura importante per mantenere i collegamenti italiani a livello internazionale. Per questo è fondamentale che i cantieri partano entro fine mese per non perdere la quota di finanziamento europeo”. Da Bruxelles anche il vice presidente della Commissione Ue Antonio Tajani ha messo in chiaro che non ci sono alternative: o si va avanti con i lavori oppure i finanziamenti Ue “si perdono”. Dal ministero delle infrastrutture, però, filtra ottimismo sulle tre condizioni imposte dall’Ue per i finanziamenti: il ministro Matteoli, secondo fonti del dicastero, oggi ha risposto al commissario europeo ai trasporti Siim Kallas precisando che l’obiettivo dell’apertura del cantiere è stato raggiunto oggi; l’approvazione del progetto preliminare sarà portata al prossimo Cipe; infine, il nuovo accordo Italia-Francia potrebbe essere sottoscritto il 6 luglio.

BLITZ FORZE ORDINE CONTRO I NO-TAV, APERTO CANTIERE – Il primo cantiere della Torino-Lione può partire. Con un blitz all’alba le forze dell’ordine hanno sgomberato il presidio a Chiomonte, in Valle di Susa che, dal nome della località, il movimento No Tav aveva battezzato ‘Libera Repubblica della Maddalena”. L’area di 36 mila metri quadrati è stata consegnata alle società incaricate dei primi lavori per preparare lo scavo del tunnel esplorativo. E’ stata rispettata così la scadenza del 30 giugno, imposta dalla Ue, e al presidio degli oppositori dei treni ad alta velocità si è sostituito quello di Carabinieri e Polizia. E’ scontato che le forze dell’ordine resteranno a vigilare per tutto il tempo necessario a costruire la galleria: 36 mesi. Ed è questa una prospettiva che inquieta i sindaci della Val Susa, preoccupati della “militarizzazione del territorio”. Il movimento No Tav, tuttavia, non si arrende. “Abbiamo perso il primo round, non la guerra”, è il commento del suo leader storico, Alberto Perino. Il capo della Polizia, Antonio Manganelli, elogia il lavoro delle forze dell’ordine. “Sono donne e uomini chiamati a far rispettare disposizioni legittime e lo fanno, a prezzo di enormi sacrifici, non ‘contro’ qualcuno ma per garantire i diritti di libertà di tutti, a partire da coloro che esprimono il loro legittimo dissenso nelle forme consentite dalla legge”.

L’operazione di ‘riconquista’ della Maddalena, pianificata per settimane, è durata poche ore. Dopo la notifica dell’ordinanza del prefetto di Torino Alberto Di Pace al presidente della Comunità Montana Sandro Plano, una ruspa è entrata in azione abbattendo la barricata più a valle e ha via via rimosso, scortata da decine di agenti e carabinieri, tutti gli sbarramenti creati dai No Tav sulla strada dell’Avanà. E’ stata una mattinata di tensione, con lancio di pietre, sedie, rami e tronchi d’albero da parte di alcuni manifestanti, e lacrimogeni lanciati da carabinieri e polizia. Alla fine il bilancio complessivo dei disordini è stato di un’ottantina di feriti lievi o contusi. Un poliziotto è stato portato in elicottero al Cto di Torino: aveva una contusione al torace; guarirà in sei giorni. I manifestanti sono stati dispersi nei boschi, poi sono tornati mestamente a valle insieme alle tende che erano state il loro ritrovo per settimane alla Maddalena.

Ed è cominciato, in tutta la Valle di Susa, ma anche a Torino, persino a Roma e Cagliari, una lunga serie di azioni di disturbo o vandaliche. Molti i blocchi stradali sulle due statali che attraversano la valle piemontese, nel capoluogo una trentina di studenti ha fatto irruzione nell’atrio del Palazzo della Regione, più tardi altri manifestanti hanno bloccato due binari della stazione ferroviaria di Porta Susa. Sui muri di Palazzo Civico già in mattinata era stato scagliato olio esausto ed era stata tracciata la scritta in vernice rossa ‘No Tav’. Nella Capitale un fumogeno è stato buttato contro la sede del Pd, un altro al Pdl, ci sono stati sit-in in via del Corso e davanti a Palazzo Chigi; protesta anche davanti alla Prefettura di Cagliari.

64 FERITI TRA FORZE ORDINE, UNA TRENTINA TRA MANIFESTANTI – Sono 64 gli agenti di Polizia, i Carabinieri e i militari della Guardia di Finanza rimasti feriti nelle operazioni per lo sgombero dell’area dell’area della Maddalena di Chiomonte (Torino), dove è stato aperto oggi il primo cantiere della ferrovia Torino-Lione. Dei feriti – si è saputo dalla Questura di Torino – 53 sono agenti della Polizia di Stato (per tre di loro la prognosi va dai 30 ai 40 giorni ciascuno), dieci sono Carabinieri (uno è trattenuto in osservazione al Cto di Torino per trauma cranico) e uno è un finanziere. Fra i manifestanti No-Tav ci sono stati una trentina di feriti e contusi, nessuno dei quali grave; alcuni si sono fatti medicare sul posto, la maggior parte si sono presentati nel corso della giornata in strutture sanitarie di Torino e della Val Susa.

SINISTRA SULLE BARRICATE, E’SPACCATURA CON PD – “Attacco militare”. “Ordine ‘manu militari'”. “Uso della forza inaccettabile”. La sinistra va sulle barricate contro il blitz delle forze dell’ordine per aprire il cantiere della Tav e si schiera incondizionatamente al fianco dei manifestanti che cercano di bloccare l’inizio dei lavori. Ed è spaccatura con il Pd di Bersani che dice ‘no’ al blocco dei cantieri; mentre Antonio Di Pietro, che nei giorni scorsi ha lanciato un ‘nuovo corso’ dell’Idv, sulla Tav assume una posizione intermedia: le infrastrutture vanno fatte ma in ogni caso “meglio andare col mulo che manganellare” chi protesta. “E’ inaccettabile l’idea che al dissenso legittimo delle popolazioni si debba rispondere con la violenza e con la repressione”, tuona il leader di Sel Nichi Vendola, che aggiunge: “Chi ha la responsabilità di non aver saputo interloquire e ascoltare le ragioni di chi sta difendendo le proprie comunità e territorio oggi non può cavarsela con scene rapide di guerra in Val di Susa”. I Verdi Angelo Bonelli e Monica Frassoni parlano di “inaccettabile guerra contro la popolazione della Val Susa”, sostenendo che “si è tornati alla situazione di sei anni fa, alla logica dello scontro”.

Da Rifondazione comunista Paolo Ferrero parla di “intervento militare del governo che ha impegnato migliaia di agenti”, ottenendo “un successo puramente militare, indegno di un paese civile, che non sposta di una virgola il problema politico, e cioé che la maggioranza della popolazione è contraria a quest’opera dannosa per l’ambiente e assurda per le finanze pubbliche”. Oliviero Diliberto del Pdci rileva: “In un sistema democratico il ricorso alla repressione è sempre una sconfitta. Ma mi rendo conto che si tratta di esigenze sconosciute al presidente del Consiglio e al ministro dell’Interno”. Ma è Marco Ferrando, che bolla il blitz come “un inaudito attacco militare”, a puntare per primo il dito sull'”avallo che le opposizioni parlamentari, a partire dal Pd, hanno dato a questa operazione repressiva”. Gli fa eco Franco Turigliatto di Sinistra critica: “In Val Susa si è materializzato nella sua drammaticità il nuovo asse Lega – Pd”, rileva, osservando che “Maroni non ha fatto altro che eseguire gli ordini impartitigli dal Pd di Chiamparino e Fassino che avevano richiesto al governo persino l’uso dell’esercito per iniziare finalmente i cantieri e ricevere i finanziamenti europei”.

E il Pd? Bersani dice sì a minimizzare l’impatto ambientale, no al blocco dei cantieri. Non manca di esprimere “molta amarezza” per il blitz, pur non mancando di sottolineare “anche che nel movimento No Tav ci sono anche frange violente”. Insomma, è il ragionamento del segretario, “non possiamo consentire che il processo di decisione venga bloccato da iniziative prese da una frangia limitata di persone”; ma l’azione delle forze dell’ordine deve “essere diretta a ridurre al massimo la portata degli incidenti”. In questo quadro si evidenzia anche la cautela di Antonio Di Pietro. “Le infrastrutture e l’intermodalità sono fondamentali per l’Italia. Ma riteniamo altrettanto fondamentale e prioritario che le infrastrutture non si costruiscano con il manganello”, sottolinea, aggiungendo: “E’ chiaro che vorremmo che le infrastrutture si facessero ma preferiamo mille volte andare con il mulo piuttosto che con il manganello sulle teste dei cittadini”.

 

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