L’America cambia volto Congresso a rischio paralisi – LASTAMPA.it

4 Novembre 2010 0 Di ken sharo

L’America cambia volto Congresso a rischio paralisi – LASTAMPA.it.

Lo scontento sull’economia consegna ai repubblicani la Camera ma i democratici conservano il Senato. A Capitol Hill è “gridlock”, stallo. E a giovarsene potrebbero essere i nuovi eletti del Tea Party. Oggi parla Obama
Le elezioni di Midterm ridisegnano la mappa politica degli Stati Uniti e fanno emergere un Congresso a rischio di paralisi perché la Camera va ai repubblicani e il Senato resta ai democratici. Barack Obama affronta lo scenario del «gridlock» – lo stallo – nella conferenza stampa in programma oggi alle 13 ora di Washington, le 18 in Italia,nella East Wing della Casa Bianca tentando di porre le basi di una «collaborazione bipartisan» come ha anticipato nella notte ai leader repubblicani John Boehner e Mitch McConnell nelle telefonate di congratulazioni per la vittoria. Ma in primo luogo dovrà affrontare lo scontento popolare che ha generato i risultati, sospinto dal malessere diffuso per la crisi economica e la disoccupazione.

Il cambiamento della mappa politica dell’America è nei numeri. Si tratta di una brusca svolta rispetto all’«Obamaland» uscita dalle urne delle presidenziali del 2008. I repubblicani conquistano 239 seggi alla Camera – con un progresso di oltre 60 – lasciandone solo 196 ai democratici. Nancy Pelosi perde di conseguenza la presidenza della Camera, che andrà a Boehner da metà gennaio, quando si insedieranno gli eletti. I repubblicani avanzano nel Midwest, nel Sud e nell’entroterra azzerando le conquiste democratiche del 2008. Vincono in Florida,Ohio e Pennsylvania: gli Stati decisivi nelle ultime tre elezioni presidenziali. Anche al Senato c’è un progresso repubblicano – evidenziato dalla conquista del seggio in Illinois che fu di Obama – ma non basta per rovesciare la maggioranza perché i democratici si impongono in West Virginia con l’ex governatore-sceriffo Joe Manchin, in Delaware sulle gaffes della candidata del Tea Party Christine O’Donnell, in California grazie a Barbara Boxer e soprattutto in Nevada dove Harry Reid, capo dei senatori nel Congresso uscente, prevale su Sharron Angle dei Tea Party al termine di un prolungato testa a testa che termina all’alba. La battaglia dei governatori conferma l’ondata repubblicana con un guadagno netto di 12 Stati, incluso l’Ohio dove Obama aveva scelto di chiudere la campagna elettorale, anche se i democraici guadagnano la California: sarà Jerry Brown a prendere il posto di Arnold Schwarzenegger.

Per Boehner «l’America ha parlato, dicendo a Obama che deve cambiare strada» e il vice Eric Cantor, destinato ad essere il nuovo capo della maggioanza alla Camera, conferma le prime tre iniziative legislative su taglio della spesa pubblica, prolungamento a tempo indeterminao dei tagli fiscali varati da George W. Bush e smantellamento della riforma sanitaria. Ma anche i margini dei repubblicani sono limitati dalla maggioranza democratica al Senato e fra Boehner e Reid si annuncia un braccio di ferro su ogni singola legge che si protrarrà fino all’Election Day del 2012, quando si tratterà di eleggere il nuovo presidente. Sul duello fra i maggiori partiti pesa l’incognita del Tea Party: sono i suoi candidati ad essere i volti della vittoria repubblicana, da Rand Paul in Kentucky a Marco Rubio in Florida, e fanno subito sapere di voler andare a Washington per «cambiare come vanno le cose», avvertendo che non faranno sconti nè all’amministrazione democratica nè al loro stesso partito. La dinamica del «gridlock» potrebbe giocare a loro vantaggio: un sistema politico in stallo è destinato a rafforzare la convinzione del movimento del Tea Party che «bisogna tornare alla Costituzione per rilanciare l’America».

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