Chi ha paura di Ruby oltre a Berlusconi? – Lettera43

2 Novembre 2010 0 Di luna_rossa

Chi ha paura di Ruby oltre a Berlusconi? – Lettera43.

Fotografia scelta dal web a cura redazione NR

Ecco chi rischia di più se il Cav dovesse cadere

Chi ha paura del Rubygate? Certo, magari trema il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e sicuramente sono in fibrillazione i politici – parlamentari o ministri – miracolati dalla benevolenza del capo. Ma sono tanti gli uomini del suo entourage a temere le conseguenze dell’ultimo scandalo della ragazza marocchina che partecipò ad alcune feste ad Arcore (leggi articolo).
Tra i fedelissimi la preoccupazione è palpabile: gli uomini i cui successi professionali sono più legati alla permanenza del premier al vertice della macchina dello Stato hanno paura che le loro fortune possano tramontare insieme con il declino dell’ormai lungo regno berlusconiano.
Sono moltissimi i beneficiati dal capo del governo. Escludendo i politici, Lettera43.it ne ha scelti dieci, alcuni sono rappresentativi di un genere, ma sono anche quelli che forse patirebbero i maggiori contraccolpi se le cose cambiassero.

Niccolò Ghedini, l’avvocato di campagna

Tra gli studi legali di Milano circola una battuta maligna su Niccolò Ghedini, deputato del Popolo della Libertà e legale di gran lunga  prediletto da Silvio Berlusconi: «E’ un avvocato di campagna».
Una cattiveria, certo, ma forse anche una convinzione per molti esponenti del Pdl che a microfoni spenti, da quando è partito lo scandalo sulle escort a palazzo Grazioli a Roma, hanno iniziato a dubitare delle abilità dell’ex segretario delle Unione Camere Penali, quando presidente era Gaetano Pecorella, tra i primi legali del Cavaliere insieme con Domenico Contestabile.
Dubbi che nel novembre del 2009 si erano amplificati a tal punto che nell’entourage berlusconiano circolava voce che lo stesso Berlusconi non si fidasse più di lui. (leggi articolo)
Del resto, alcune affermazioni di Ghedini non sono proprio state digerite, ovviamente dal centrosinistra, ma neppure dal centrodestra. In particolare quella in cui definì Berlusconi, dopo lo scandalo escort, come «utilizzatore finale e quindi mai penalmente punibile».
Se cadesse il Cavaliere non sarà più lui a scrivere certe leggi delicate e forse dovrà tornare nella sua amata Padova a dar manforte allo studio delle sorelle avvocato?

Augusto Minzolini, il giornalista prudente

Per l’ex retroscenista della Stampa Augusto Minzolini, nel caso in cui Berlusconi dovesse abbandonare la leadership, non ci sarebbero molte chance di rimanere alla guida del Tg1. Odiato a sinistra, irriso talvolta dallo stesso centrodestra, il direttore del telegiornale più importante della Rai è al centro di polemiche infinite fin dal suo arrivo in viale Mazzini (leggi articolo)
Dal calo degli ascolti alle perdite di pubblicità, il tg di Minzolini è criticato ogni sera per il taglio troppo governativo dato alle notizie. L’esempio è proprio il caso Ruby, che giovedì 28 ottobre è stato gestito con una sorta di editoriale di Daniela Santanché lungo circa un minuto e mezzo, due interventi di Sandro Bondi, coordinatore nazionale del Pdl e uno di Niccolò Ghedini.
Non solo. Le feste del Cavaliere ad Arcore, secondo il tigì diretto da Minzolini, sarebbero state delle semplici cene tra amici. Non una parola sulle indiscrezioni stampa riguardo alle indagini su Emilio Fede, direttore del Tg4, Lele Mora, talent scout dei vip e Nicole Minetti, consigliere regionale lombardo.
Mario Calabresi, direttore della Stampa, sarà così generoso da riprenderselo?

Mauro Masi, il controllore

Oltre a Minzolini, il problema umero uno per il centrosinistra in Rai ha un nome: è Mauro Masi. L’ex segretario alla presidenza del Consiglio dei ministri sotto il governo Prodi, in questi anni sembra aver abbandonato ogni trasversalità per schierarsi apertamente dalla parte di Berlusconi. (leggi articolo).
Nell’ultimo mese, è riuscito a litigare praticamente con chiunque, da Michele Santoro, conduttore di Annozero, fino a quasi la metà del consiglio di amministrazione dell’azienda di viale Mazzini.
Minzolini è famoso il suo vademecum in quattro punti, dove ha spiegato che il pubblico in studio non può essere parte attiva; che il conduttore deve mostrarsi terzo e imparziale; che gli ospiti devono essere intervistati in sequenza di contraddittorio e che deve essere assicurato lo stesso tempo di parola a ciascuno.
Un manuale Cencelli che gli ha riservato un «vaffa un bicchiere» da Santoro, con tanto di furibonda polemica dopo che Masi aveva decretato la temporanea sospensione del programma.
Altro motivo per lui di attrito, il Report di Milena Gabbanelli, le cui fastidiose inchieste sugli affariu immobiliari del premier nei paradisi fiscali sono uno storico bersaglio del centrodestra.
Se dovesse ritirarsi il suo punto di riferimento politico, chi lo vorrà ancora in Rai?

SuperGuido Bertolaso, il risolutore

Al pari del Cavaliere, l’anno di SuperGuido, capo della Protezione Civile, è stato uno dei peggiori di una carriera che fino all’arrivo di Silvio Berlusconi al governo era stata folgorante.(leggi articolo).
L’inizio del declino ha una data. Il 10 febbraio del 2010 quando Bertolaso è stato raggiunto da un avviso di garanzia nell’ambito di un’inchiesta sugli appalti del G8 che avrebbe dovuto svolgersi a La Maddalena, ma poi spostato a L’Aquila.
In seguito al provvedimento ha rimesso nelle mani del Consiglio dei ministri la sua nomina a capo dipartimento della Protezione Civile nazionale e sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega alle emergenze. Le dimissioni sono state però respinte dal premier.
Prossimo alla fine del suo mandato come capo della Protezione Civile sabato 30 ottobre avrebbe affermato che: “L’eruzione del Vesuvio non sarebbe stata una disgrazia”.
Una frase che ha fatto tornale alla memoria di molti, le intercettazioni delle telefonate avvenute quella terribile notte del 6 aprile 2009, quando imprenditori considerati a lui vicini se la ridevano pensando ai grossi affari in vista per la ricostruzione dell’Aquila.
Chi gli rinnoverà la fiducia senza Berlusconi?

Susanna Petruni, l’aspirante direttora

Considerata una «fedele scudiera del Cavaliere», più volte, in epoca di governi di centrodestra, è stata in pole position per ottenere la direzione di Rai 2. Le sue vicende si mischiano a quelle di Mauro Masi e Augusto Minzolini. E’ notizia della scorsa settimana che Petruni fa parte della nuova griglia di nomine che il centrodestra di Viale Mazzini intende varare per blindare ancora di più il servizio pubblico. (leggi articolo)
Finalmente dovrebbe riuscire ad andare a dirigere Rai 2, ma contro di lei si sta accanendo il centrosinistra e in ordine sparso anche la Lega Nord e il ministro dell’Economia Giulio Tremonti.
Molti si ricordano come nel 2003, nel servizio sulla seduta inaugurale del semestre italiano di presidenza dell’Unione Europea, dimenticò di raccontare che il presidente del Consiglio Berlusconi, durante il suo intervento, aveva dato del «kapò» all’eurodeputato tedesco Martin Schulz che gli aveva mosso critiche politiche.
Durante il discorso di Berlusconi all’assemblea generale dell’Onu, non trasmise le vere immagini di un’aula pressoché vuota, montando invece quelle della platea gremita per il precedente intervento di Kofi Annan. Gradita anche a Paolo Bonaiuti, portavoce del premier, soffre ogni giorno per i possibili risvolti dello scandalo Ruby.

Emilio Fede, il fedelissimo

Nato a Barcellona Pozzo di Gotto in provincia di Messina nel 1931, Emilio Fede, direttore del Tg4, è tra i protagonisti dello scandalo di Ruby, giovane marocchina che sarebbe stato lui a presentare al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. (leggi articolo)
Secondo fonti giornalistiche risulta indagato per favoreggiamento della prostituzione. Lui nega e negli ultimi tempi è stato visto sempre più spesso accompagnato da bellissime giovani ragazze.
Nel 2004, dopo la multa inflitta dall’Autorità garante delle Comunicazioni per il mancato rispetto della par condicio nel suo telegiornale troppo sbilanciato sul Popolo della Libertà, Fede andò in onda con una targhetta al collo sulla quale era riportato il contenuto della sentenza (da qui Emilio Fido).
Nel 2006, dopo una multa di 250 mila euro dell’Authority ancora per violazione della legge sulla par condicio Fede, criticando la motivazione della sanzione ricevuta, minacciò le dimissioni e mandò tre volte in sovraimpressione il contenuto della sentenza.
Successivamente ritirò la minanccia dopo aver dichiarato di esser stato indotto dalle lettere dei telespettatori a restare.
Resisterà al vento del Marocco e a quello a lui contrario che spira forte anche all’interno di Mediaset dove, se non fosse per la sua amicizia con Silvio, da tempo lo avrebbero spazzato via?

Mariano Apicella, o’ posteggiatore

Spirito libero d’artista (ma anche lui con futuro incerto), o cantante-impiegato con contratto a termine? E’ Mariano Apicella, il chitarrista napoletano che dalle sale dei ristoranti è passato nella sala da pranzo di Berlusconi, con propensione per quella sarda di villa Certosa.
Un incontro, quello dell’estate del 2001 all’Hotel Vesuvio, che gli ha cambiato la vita trasformandolo in un artista. E prima? Prima faceva il «posteggiatore», cioè colui che con la chitarra a tracolla «posteggia» i clienti ai tavoli di un ristorante. Nel 2003 presentò in pompa magna a Milano un album a doppia firma: «Apicella-Berlusconi».
Quest’anno ne presenterà un altro prima di Natale. Ma tutto ha un prezzo. Quando il premier chiama Apicella è «obbligato» a rispondere. Perché proprio così sta scritto nel contratto che ha stipulato con il presidente del Consiglio.
Senza il Cavaliere Apicella tornerà all’Hotel Vesuvio a fare il posteggiatore?

Lele Mora, il procacciatore

Finito pure lui nella vicenda Ruby, come procacciatore della ragazza marocchina e di tante altre giovani bellezze, Lele Mora è stato travolto negli ultimi anni da scandali di ogni tipo, che oltre a colpirlo nell’animo, gli hanno prosciugato pure il portafoglio. (vedi gallery). Negli ultimi mesi è stato visto sempre più spesso alle feste del Cavaliere, ma se Berlusconi dovesse perdere la carica di presidente del Consiglio per lui le cose si metterebbero davvero male.
Nel febbraio del 2008 Mora è stato prosciolto dalle accuse riguardanti l’indagine “Vallettopoli” e le presunte estorsioni effettuate dal fotografo Fabrizio Corona. Prima, nel 2000, Mora era stato condannato dal fisco per evasione fiscale di 5 miliardi di lire. Nel febbraio del 2008 è stato nuovamente condannato per un’evasione fiscale per 5,6 milioni di euro.
Tra il 2003 e il 2004, i vertici della Lm Management, agenzia di vip televisivi, hanno scaricato come spese di lavoro costi che l’agenzia delle entrate ha ritenuto personali o comunque non legate alla loro attività commerciale.
Mora stava risalendo la china per tornare ai fasti del passato, quando creava personaggi tivù a getto continuo e non c’era trasmissione d’intrattenimento nella quale la sua agenzia non avesse lo zampino. Faceva e disfaceva carriere. Ma la batosta di Ruby lo ha fatto ricadere in basso.

Bruno Ermolli, il grande consulente

Il più grande lobbista del Nord Italia, come lo hanno soprannominato alcuni, mediatore nella vicenda Alitalia, mentore di molti nomi alla testa delle aziende pubbliche, Bruno Ermolli, patron della società Sin&rgetica, è un tassello fondamentale nei meccanismi di gestione del potere del presidente del Consiglio.
E’ l’uomo più ascoltato dal Cavaliere, sempre presente alle cene di Arcore del lunedì insieme con il leader della Lega Nord Umberto Bossi e con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti.
Superconsulente d’impresa, negli anni ‘80 era conosciuto il capo del cosiddetto «terziario avanzato», cioè di quella federazione che riuniva 800 imprese piccole ma innovative. «Siamo l’anima della modernità», disse in un’ intervista del 1984.
Il primo incontro tra Ermolli e Silvio Berlusconi risale all’inizio degli anni ‘90, quando Fedele Confalonieri lo presentò al premier come un consulente d’azienda che avrebbe potuto aiutarlo.
Poi il lavoro e gli affari insieme affinarono l’intesa, che è divenuta ancora più stretta da quando il Cav è a Palazzo Chigi.
Con Confalonieri, poi, Ermolli litigò ferocemente per differenti vedute sulla gestione della Scala. Una passione che accomuna i due quella per il tempio della lirica, di cui Ermolli è vicepresidente.
Nel descriverlo, il giornalista de La Repubblica Giovanni Pons, ha scritto che per i primi due figli di Berlusconi, Marina e Pier Silvio, Ermolli è un «supplente del padre», e un «consigliere» per il fratello Paolo. Senza il Cavaliere a chi riserverà i suoi consigli?

Mauro Moretti, il ferroviere

Sono tempi durissimi per l’amministratore delegato di Trenitalia Mauro Moretti, nominato nel 2006 dal governo Prodi e poi riconfermato da quello di Silvio Berlusconi, che è sempre apparso al suo fianco con un sorriso smagliante in occasione dell’inaugurazione delle tratte dell’alta velocità.
Negli ultimi mesi, Diego Della Valle, azionista assieme a Luca Cordero di Montezemolo e Gianni Punzo di Mdp Holding, società che col 33,5% controlla Ntv, compagnia ferroviaria nata nel 2006 allo scopo di fare concorrenza dal settembre del 2011 a Trenitalia nel settore dell’alta velocità, ha chiesto più volte al Cavaliere la sua  testa. (leggi articolo)
Gli scontri sono all’ordine del giorno. Il premier ha sempre preso tempo, cercando di difendere l’ex sindacalista Cgil delle ferrovie. Dopo lo scandalo Ruby e le conseguenze sull’esecutivo ci riuscirà ancora?

Martedì, 02 Novembre 2010

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