Silvio il comunicat(t)ore – Lettera43

29 Ottobre 2010 0 Di luna_rossa

la strategia diversiva del premier berlusconi – Lettera43.

di Giorgio Triani

(fotografia scelta dal web a cura redazione NR)

L’intrattenitore nato. L’abile intercettatore del senso comune. L’impareggiabile fiutatore del sentimento volatile della gente. Sempre pronto, anzi prontissimo a buttarla in ridere o sul tragico. A passare dalla barzelletta sugli ebrei al proclama a reti tv unificate. A far la parte del dominatore oppure della vittima.
Perché con quella bocca, come diceva una celebre pubblicità d’annata e come ha ripetuto uno dei suoi apologeti, «può dire ciò che vuole». Cantare con Apicella oppure scagliarsi contro il partito dell’odio, (auto)celebrarsi come il miglior statista della storia d’Italia, ma anche offrirsi come una sorta di “corpo mistico” buono per ogni celebrazione popolare.
È vero che ormai si sprecano le occasioni e le immagini devozionali: Berlusconi che scende in campo, che sale sul predellino per lanciare il nuovo partito, che perdona l’attentatore che lo colpì in faccia in Piazza Duomo a Milano, che crolla per un collasso durante una convention di Forza Italia.
Ma a imporsi con forza assoluta è l’icona giovanile, baldanzosa e talvolta proterva, del premier: perfetta per un Paese che non vuole invecchiare. Che dice e si compiace di averlo duro. Perciò si specchia e ride divertito, mentre all’estero ci si preoccupa di un leader eterno adolescente che accoglie i coniugi Blair con la bandana sul trapianto fresco di capelli, o che fa incursioni in discoteca dove, dichiarandosi un ventenne fra i ventenni, afferma che di notte dorme 4 ore e per altrettante fa all’amore.

Diversivi mediatici e colpi di scena

In tutti questi colpi di scena la comunicazione, intesa come capacità di sintonizzarsi con il sentimento collettivo, è la grande protagonista. Il fattore C, che materalizza la convinzione, ormai popolare e condivisa da analisti, commentatori, e forse anche dagli oppositori, che Berlusconi sia un grande comunicatore.
O, meglio il Grande Comunicatore, scritto con le maiuscole e pronunciato con la stessa indulgenza con cui ci si riferisce alle Grandi Marche, che tali sono in forza di uno stesso e reiterato processo che si costruisce fondamentalmente attraverso la Tv e la pubblicità. Proprio i due ambiti che Berlusconi padroneggia come nessuno, visto che su di essi è stata costruita l’intera sua fortuna.
Nel momento in cui il Cavaliere annuncia un audace blitz a Napoli, però, non sfugge la relativa novità di un evento, che continua a fare notizia, essendo ormai parte di una strategia collaudata. Ossia rilanciare prontamente e spettacolarmente la sua immagine ogni qualvolta la sua vita privata ha un clamoroso inciampo.
Le incursioni nella Napoli sommersa dal pattume o fra le macerie del terremoto a L’Aquila sono state, infatti, il puntuale diversivo mediatico agli scandali di questi anni: la moglie che lo accusa di frequentare minorenni, Noemi che dichiara di chiamarlo “Papi”, l’escort Patrizia D’Addario che rende pubblici i trofei delle sue serate nel lettone di Putin.

Comunicatore o padrone dei mass-media?

Ora, con lo scandalo annunciato della minorenne Rubi che racconta di avere giocato al bunga-bunga a casa del presidente del Consiglio, sta per andare in onda il solito copione. La replica di un episodio con protagonista un premier che, quando si trova in difficoltà, allestisce spettacoli, “teatrini” secondo il suo linguaggio, che spostano il focus dell’informazione sul Berlusconi migliore: l’uomo provvidenziale che riesce sempre a farsi perdonare le sue debolezze, lo statista, ma anche l’impareggiabile venditore del made in Italy.
In questo senso, e alla bisogna, vanno bene anche la parata italiana del leader libico Gheddafi o la casa a Montecarlo del presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, parlate bene di me, ma se volete parlarne male parlate d’altro.
L’analisi, dunque, nel momento in cui il premier annuncia che andrà a Napoli sfidando l’ira di chi ieri inneggiava in piazza “Grazie Silvio” e ora vorrebbe fisicamente spedirlo in mezzo al pattume, non è rilevare la portata propagandistica dell’annuncio ma capire se la strategia diversiva pagherà ancora.
Se il giochino funzionerà di nuovo: se scatterà l’applauso popolare oppure la pernacchia. Ma, soprattutto, cominciare a chiedersi se il Cavaliere sia davvero un grande comunicatore. O se, invece, non sia il padrone della comunicazione piuttosto che un comunicatore. Il proprietario in senso proprio, comunque il controllore, di tre quarti dell’informazione nazionale.
Dunque, uno che la sa raccontare e la racconta bene. Ma che, forse, se non avesse avuto a disposizione così tanta stampa amica e potente, non avrebbe mai potuto creare la leggenda del grande comunicatore. Perché, probabilmente, non sarebbe mai neppure entrato in politica.

Venerdì, 29 Ottobre 2010

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