Ecuador, rivolta delle forze dell’ordine Correa ferito denuncia tentativo golpe – Repubblica.it

1 Ottobre 2010 0 Di luna_rossa

Ecuador, rivolta delle forze dell’ordine Correa ferito denuncia tentativo golpe – Repubblica.it.

Ecuador, rivolta delle forze dell'ordine Correa ferito denuncia tentativo golpe

La protesta dopo i tagli degli stipendi a poliziotti e militari decisi dal governo. Il presidente parla ai ribelli: “Nessun passo indietro”, poi viene aggredito e accusa l’opposizione di tentare un colpo di Stato. Il Paese nel caos, banche e aeroporti chiusi. Chavez: “Pronti a intervenire”
 QUITO – Tensione altissima in Ecuador dove è stato dichiarato lo stato di emergenza. Migliaia di poliziotti e militari sono in rivolta a Quito contro le misure decise dal governo che ha tagliato stipendi, benefici fiscali e indennità al personale delle forze dell’ordine. Il presidente Rafael Correa è andato personalmente a parlare ai dimostranti dicendo che non avrebbe fatto passi indietro, ma durante il suo discorso sono scoppiati violenti disordini che lo hanno costretto a ritirarsi e a ricorrere alle cure dei medici per la ferita a un piede.

È stato accompagnato in ospedale dove alcuni agenti si sono scontrati con gli uomini della sua scorta. Quindi ha accusato l’opposizione di tentare un golpe. “E’ stato un tentivo di colpo di Stato guidato dall’opposizione e da alcune sezioni delle forze armate e della polizia” ha detto Correa parlando a una tv locale dall’ospedale dove è rimasto bloccato, dicendo che teme per la sua vita non potendo lasciare l’edificio che nel frattempo è stato circondato dai dimostranti. “Qualsiasi cosa mi accadrà voglio esprimere il mio amore per la mia famiglia e per la mia patria” ha detto il presidente denunciando che i ribelli “mi stanno dando la caccia”. “Se non mi faranno uscire di qui – ha detto Correa all’emittente Telesur – significa che hanno sequestrato il presidente, e se ne assumeranno la responsabilità”.

Spagna e Argentina hanno espresso preoccupazione per per la situazione in Ecuador: Il governo di Madrid ha condannato in un un comunicato il “tentativo di golpe” in atto e ha espresso il suo sostegno al “governo legittimo e alle istituzioni democratiche” del Paese. Buenos Aires precisa che autorità del governo “mantengono un permanente contatto” con Correa. Il presidente venezuelano Hugo Chavez ha lanciato un appello per sostenere il presidente dell’Ecuador. “Stanno cercando di rovesciare il presidente Correa. Popoli dell’alleanza bolivariana e dell’Unasur state in allerta. Viva Correa!”, ha scritto Chavez su Twitter.

Dopo Argentina e Venezuela, anche i governi di Brasile, Uruguay, Cile, Colombia e Perù hanno espresso la loro preoccupazione per quanto sta accadendo in Ecuador, e assicurato che riconoscono come “legittimo” solo il presidente Rafael Correa. In particolare il presidente peruviano Alan Garcia ha ordinato la chiusura dei confini con il Paese vicino. Nello stesso tempo, è intervenuto anche l’ex presidente argentino Nestor Kirchner, nel suo ruolo di segretario generale dell’Unasur, organismo che raggruppa 12 Paesi sudamericani. Da rilevare che, due anni or sono, in seguito al timore che, in Bolivia, fosse scattato un tentativo di golpe contro il presidente Evo Morales, l’immediata reazione dei governi della regione lo bloccò sul nascere.

La Farnesina fa sapere che è in “contatto con l’ambasciata italiana a Quito” e al momento la situazione ”è sotto controllo”, almeno per quanto riguarda la situazione dei nostri connazionali. L’ambasciatore italiano in Ecuador, Emanuele Pignatelli, ha confermato all’Ansa che gli italiani presenti nel Paese sono tra i 2000-3000 e che “non sono in pericolo”.

La rivolta è scoppiata alle 7 del mattino, ora locale, nel Regimento Quito, il principale posto di polizia della capitale, occupato da un migliaio di poliziotti che si sono rifiutati di iniziare il loro turno. Il presidente Correa è andato davanti alla caserma per parlare ai dimostranti spiegando che non avrebbe ceduto alle pressioni. “Non farò alcun passo indietro: se volete occupare le caserme, se volete lasciare i cittadini indifesi, se volete tradire la vostra missione, fatelo, se volete tradire la patria, fatelo, ma questo presidente non cederà”, ha affermato Correa nel corso di un agitato incontro con i leader dei rivoltosi, circa 150 fra soldati e poliziotti.

Durante l’intervento sono scoppiati violenti disordini e il presidente è dovuto ricorrere alle cure dei medici perché rimasto intossicato dopo il lancio di lacrimogeni. Correa ha poi accusato gli agenti di polizia che protestano nel Paese di “cospirazione e tradimento”. Il presidente, parlando al telefono con i media locali, ha anche confermato di essere stato aggredito e di essersi dovuto sottoporre a cure mediche. Correa ha ribadito che sta valutando lo scioglimento del Parlamento.

Il Paese è nel caos. A Quito le banche della capitale e alcuni negozi, per mancanza di protezione da parte della polizia, sono rimaste chiuse: sospesi anche i voli nazionali e internazionali sempre per assenza di controlli di sicurezza. Inoltre un gruppo di agenti ha fatto irruzione della sede della Asamblea Nacional e ha impedito l’ingresso a parlamentari. Circa 150 fra agenti e militari hanno occupato l’aeroporto della capitale. A causa dell’assenza degli agenti di polizia per le strade, nelle città di Quito e Guayaquil sono avvenuti saccheggi e rapine. Diversi centri commerciali hanno chiuso le porte, per timore delle bande di malavitosi. Sono stati attaccate anche sedi di banche e, a Guayaquil, nel sud del Paese, sono stati sospesi i trasporti pubblici. Nello stesso tempo, in entrambe le città, chiuse anche diverse scuole.

I vertici militari non hanno finora manifestato alcuna intenzione ostile nei confronti dell’esecutivo. Il capo di stato maggiore, generale Ernesto Gonzalez, ha confermato il suo sostegno al governo di Correa.

La legge approvata dal Parlamento che equipara poliziotti e militari a tutti gli altri dipendenti pubblici, oltre a diminuire i benefici fiscali e gli incentivi economici, aumenta  l’intervallo minimo necessario per la promozione al grado superiore, che passa da cinque a sette anni.

(30 settembre 2010)

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