Maflow, Bmw apre nel confronto con i lavoratori italiani

27 Marzo 2010 0 Di luna_rossa

Fiom e Flmu-Cub a Monaco per scongiurare la chiusura dell’impianto di Trezzano

Fabrizio Salvatori
Presenza ad un eventuale tavolo ministeriale e possibile riapertura degli ordini. Sarà pure al condizionale, ma del risultato ottenuto a Monaco nel confronto con la Bmw, la Fiom è abbastanza soddisfatta. Circa duecento tute blu della Maflow sono partite da Trezzano sul Naviglio per scongiurare la chiusura della loro azienda, impegnata nell’indotto auto. Accompagnati dalla Fiom e dall’Flm-Cub, i lavoratori sono stati coadiuvati dalla Ig-Metall. <Abbiamo avuto una accoglienza che nessuna azienda italiana ci ha mai riservato>, ha detto Sabina Petrucci della Fiom. A questo punto la palla passa ai tre commissari, che stanno cercando un nuovo compratore, e al Governo, che fino ad oggi non è che abbia dimostrato una grande vitalità.

Il gruppo Maflow, leader europeo nella produzione di componenti per gli impianti di condizionamento delle automobili, è fornitore di Bmw, Audi Volkswagen, Fiat, Peugeot, Renault, Volvo. Maflow ha dieci stabilimenti: in Italia, Polonia, Spagna, Francia, Messico, Brasile, Cina. Il gruppo, già di proprietà del fondo Ilp Italian lifestyle (Hirsch & co.), ha tre siti principali: a Trezzano sul Naviglio, Ascoli Piceno e in Polonia. A Trezzano lavorano 350 persone: 276 sono dipendenti della Maflow, 80 della Man (società controllata al 100% da Maflow).
Il gruppo Maflow entra in una pesante finanziaria nel 2008 di circa 250 milioni a causa di errori manageriali all’interno del fondo di controllo: nonostante il calo del mercato dell’auto, per il 2009 ci sono ancora ordini per 300 milioni, ma i debiti accumulati presso le banche (in particolare Intesa Sanpaolo e Banca Popolare) hanno portato il fondo proprietario a decidere di mettere in liquidazione l’azienda, scelta di cui sindacato e lavoratori vengono a conoscenza ad aprile, solo grazie a una visura camerale. L’11 maggio il tribunale di Milano dichiara lo stato di insolvenza della società italiana e di quella polacca e nomina tre commissari.
L’8 luglio viene avviata una procedura di cassa integrazione straordinaria per tutti i 276 dipendenti della Maflow Spa di Trezzano e per i 113 di Ascoli Piceno. Nonostante questo, seppur a ranghi ridotti si continua a lavorare per quasi tutto il 2008, in particolare su commesse Bmw (che garantiscono circa l’80% della produzione).
Il 30 luglio il Tribunale decreta l’apertura della procedura di amministrazione straordinaria per quanto riguarda la società italiana (quella polacca viene messa in liquidazione fallimentare dal commissario nominato dal tribunale di Varsavia).
Esistono (a detta dei commissari) almeno quattro soggetti interessati all’acquisizione dell’intero gruppo. La presenza in Polonia di un grande stabilimento simile a quello di Trezzano (dove già nel passato sono state spostate alcune lavorazioni a basso valore aggiunto) rischia di mettere a rischio l’esistenza del sito di Trezzano. Nessuno, ovviamente, comprerà una azienda che non ha più nemmeno un ordine nel portafoglio.
Se aggiungiamo il fatto che l’area su cui sorge lo stabilimento alle porte di Milano è già stata alienata e che l’immobile è stato venduto ad una società immobiliare del gruppo Unicredit, la situazione si fa ancora più critica.
“Dopo numerose iniziative già intraprese, i lavoratori hanno deciso di chiedere solidarietà ai loro colleghi tedeschi e di manifestare sotto la sede della Bmw a Monaco, dove incontreranno i sindacalisti della IG Metall – sottolinea Sabina Petrucci, della Fiom – e il capo del Consiglio di Fabbrica della Bmw. E’ previsto anche un incontro con la direzione aziendale.”
I lavoratori della Maflow hanno ricevuto una lettera di solidarietà dalla Fem, la Federazione europea dei sindacati metalmeccanici, e dagli europarlamentari del gruppo Socialisti e Democratici, Sergio Cofferati e Antonio Panzeri, che, nel frattempo, hanno anche presentato un’interrogazione scritta alla Commissione europea in cui sottolineano che, in questo momento di crisi economica ed occupazionale, le decisioni di politica industriale delle aziende e dei governi europei dovrebbero porsi come obiettivo di contribuire alla crescita dell’intera Unione Europea.

Liberazione.it

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