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Bambini Decidono di Suicidarsi Dopo Cura Con Psicofarmaci

Bambini Decidono di Suicidarsi Dopo Cura Con Psicofarmaci.

Bambini Decidono di Suicidarsi Dopo Cura Con Psicofarmaci

Psicofarmaci a una bambina disabile: interrogazione in parlamento
Del 11 Febbraio 2010

De Eccher: timore che la somministrazione possa celare un’operazione commerciale della casa farmaceutica

Modena – Continua a suscitare scalpore la notizia della somministrazione di psicofarmaci a una bambina disabile di soli sette anni. La notizia è stata ripresa dalla stampa, da parecchi siti Internet e ritrasmessa da molti genitori e cittadini preoccupati.

Il Senatore De Eccher, che da anni si batte contro i test psicopatologici nelle scuole e i conseguenti e inevitabili abusi di psicofarmaci ai bambini,ha presentato un’interrogazione in cui denuncia che «il farmaco, immesso in commercio dall’azienda Jassen-Cilag SpA, viene utilizzato per la cura delle psicosi schizofreniche acute e croniche», che «dopo la denuncia dell’avvocato Miraglia la somministrazione è stata interrotta», e chiede quindi se dietro la somministrazione degli psicofarmaci «si possa celare un’operazione commerciale della casa farmaceutica per accrescerne il consumo».

Questo caso, seppur grave e sconvolgente, è solo un indicatore della tendenza alla “medicalizzazione” dei comportamenti infantili che purtroppo porta ineluttabilmente ad abusi di psicofarmaci sui bambini: «In questi anni, negli Stati Uniti e in Inghilterra si sarebbero verificati casi in cui sono state diagnosticate nuove forme di presunto disturbo psichico, tutto da definire, specialmente nelle fasce giovanili più deboli, al solo scopo di somministrare gli psicofarmaci; tali ‘somministrazioni arbitrarie’ si sono verificate soprattutto in assenza dei genitori e con la complicità, evidentemente interessata, del personale sanitario. »

Nell’interrogazione si chiede «se risulti condiviso il timore di un possibile abuso di psicofarmaci sui minori, al pari di quanto verificatosi in passato ed oggi unanimemente riconosciuto in altre nazioni quali gli Stati Uniti e l’Inghilterra»; ma purtroppo la notizia dell’approvazione di una legge in Lombardia secondo cui “migliaia di bambini lombardi ‘beneficeranno’ dei ‘servizi’ delle UNONPIA, Unità Operative di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza per le individuazioni e risoluzioni dei loro errori nella scrittura, lettura e calcolo” ci fa capire che i disastri e le tragedie verificatesi in altri paesi non ci hanno insegnato nulla e fa sorgere il legittimo sospetto che le lobby psichiatriche e farmaceutiche stiano lavorando alacremente per promuovere questa tendenza.

Di fronte a questo attacco frontale nei confronti dei bambini, il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani chiede a tutta la società civile di ergersi contro questi tentativi di “farmacologizzare” e “medicalizzare” la scuola. Al fine di proteggere i nostri bambini, molte associazioni, medici, insegnanti e comuni cittadini hanno già fatto sentire la loro voce e, sebbene le lobby farmaceutiche e psichiatriche non si fermeranno, la battaglia può essere vinta come è già successo in Piemonte e nella Provincia Autonoma di Trento.

COMUNICATO STAMPA DEL 13/03/09

Due bimbi italiani su Atomoxetina progettano il suicidio: l’AIFA tace

In Italia, due bimbi in terapia per ADHD cui veniva somministrata atomoxetina (Strattera ®) hanno manifestato idee suicidarie. Nonostante l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema psicofarmaci e bambini, l’Agenzia Italiana del Farmaco non ha ritenuto di informare tempestivamente la cittadinanza. Luca Poma (Giù le Mani dai Bambini): “Incomprensibile silenzio, l’agenzia avrebbe dovuto emettere sollecitamente un comunicato, ma nessuno è stato informato di questi gravi fatti, d’interesse soprattutto per le famiglie con figli in cura con queste molecole”. Lo Strattera® nuovamente sul banco degli imputati: in Inghilterra nel periodo di monitoraggio 130 tentativi di suicidio.

Roma – A pagina sette dell’ultimo numero del “Bollettino di farmacovigilanza AIFA” l’Agenzia Italiana del Farmaco informa circa le idee suicidarie di due bambini, una bimba piemontese di 9 anni, ed un bimbo sardo di 10 anni. Entrambi i minori erano in trattamento nel 2008 con atomoxetina (nome commerciale “Strattera”®, psicofarmaco prodotto dalla multinazionale farmaceutica Eli Lilly), la bimba da sette mesi ed il bimbo da dieci mesi. Il bambino è stato ricoverato in ospedale con diagnosi di “agitazione psicomotoria ed ideazione suicidaria”, e successivamente dimesso dopo una terapia specifica, mentre per quanto riguarda la bambina non vi sono attualmente notizie circa l’esito finale della vicenda.

“E’ sconcertante – ha commentato Luca Poma, giornalista e Portavoce nazionale di ‘Giù le Mani dai Bambini’, il più rappresentativo comitato italiano per la farmacovigilanza pediatrica – che l’agenzia del farmaco non abbia emesso un comunicato nell’immediatezza del fatto, al fine di informare la cittadinanza, ma renda noto ciò che accaduto solo mesi e mesi dopo: lo Strattera è – purtroppo – lo psicofarmaco più utilizzato in Italia per sedare i bambini troppo agitati e distratti, nonostante siano noti i gravi profili di rischio di questa molecola. Ritengo che l’AIFA avrebbe dovuto, nel rispetto della privacy delle due famiglie coinvolte, permettere agli altri genitori di maturare scelte equilibrate al riguardo, conoscendo pro e contro di questi trattamenti”.

In un documento dell’agenzia di controllo sanitario inglese (British Medicines and Healthcare Regulatory Agency) reso noto su richiesta del giornalista investigativo svedese Janne Larsson, si riportavano già a fine 2005 ben 130 rapporti su tentativi di suicidio da parte di pazienti trattati con Strattera®, oltre a 760 rapporti per problemi cardiaci, 172 rapporti per danni al sistema epatico e circa 20 rapporti per suicidi effettivi. Il colosso farmaceutico Eli Lilly in origine cercò senza successo di far approvare Strattera® dalla Food & Drug Administration USA come antidepressivo, per poi riciclarlo come trattamento per l’Adhd, la Sindrome di Iperattività e Deficit di Attenzione, con significativi profitti finanziari (circa 665 milioni di dollari di giro d’affari annuo).

Da allora, si sono succeduti diversi avvisi urgenti della FDA relativi alla potenziale induzione al suicidio dell’atomoxetina, qualora somministrata ad organismi in via di sviluppo, ma la molecola non è mai stata rimossa dal mercato. L’AIFA, nel rapporto sui due bambini italiani che hanno maturato progetti suicidari, dichiara anche che “l’insorgenza di ideazione suicidaria sembra essere significativamente più frequente nei bambini in terapia con atomoxetina”. “E’ incomprensibile il motivo per cui – ha concluso Poma – nonostante le ormai conclamate evidenze di pericolosità di questo psicofarmaco, riconosciute anche dall’AIFA, l’organismo di controllo non intervenga chiedendo all’Agenzia Europea del Farmaco un’immediata revisione dell’autorizzazione al commercio di questa molecola, come già sollecitato anche in più occasioni da esponenti del nostro Parlamento”.

Media relation: 337/415305 – portavoce@giulemanidaibambini.org

4:01 pm ed archiviato in Farmaci con i tag morte, psicofarmaci, suicidio.

Ogni anno i dati relativi ai suicidi e ai tentativi di suicidio in Italia trasmessi all’Autorità giudiziaria riportano all’incirca 7.000 casi di suicidio e tentato suicidio. Occorre precisare che la cifra dei casi registrati va considerata per difetto perché per recuperare informazioni più complete sarebbe necessaria una più intensa attività di sollecito agli uffici preposti alla raccolta, archiviazione e distribuzione di tali informazioni.

Il tasso ufficiale di suicidi è 8 per 100.000 (con tendenza all’aumento nella fascia d’età tra 15-24 anni). Non sono inclusi i tentati suicidi.

Questa informazione è per aiutare le persone ad avere il coraggio di rifiutare le prescrizioni di psicofarmaci, nonostante quanto pressante possa essere l’opera di convincimento da parte degli operatori del campo della salute. Si cerchino invece altre soluzioni che non implichino l’uso di psicofarmaci.

Questa informazione è anche per i famigliari di chi ha commesso suicidio, per parenti di vittime di una strage, per sopravvissuti al suicidio, perchè possano attribuire la giusta causa a tali episodi nefasti e infine possano richiedere che venga fatta giustizia.

Ovunque accada un suicidio, tentato suicidio, omicidio o strage e l’autore assuma psicofarmaci, in particolare antidepressivi, se prima che gli venissero prescritti la persona non mostrava intenzioni, non minacciava o il suo comportamento non dava motivo di pensare che avrebbe commesso un tale gesto insano, allora la causa va senz’altro attribuita agli psicofarmaci.

La FDA, l’organo incaricato per l’approvazione della messa in commercio dei farmaci, ha fornito una lista di psicofarmaci, in particolare antidepressivi per i quali devono essere aggiunte delle avvertenze di cui chi ne fa uso deve essere portato a conoscenza. Chi li prescrive deve accertarsi che l’interessato abbia compreso che assumendo tali farmaci c’è la possibilità dell’insorgere di pensieri suicidi che possono venire tramutati in azione.

  • Anafranil (clomipramine HCl)
  • Aventyl (nortriptyline
    HCl)
  • Celexa (citalopram HBr)
  • Cymbalta (duloxetine HCl)
  • Desyrel (trazodone HCl)
  • Effexor
    (venlafaxine HCl)
  • Elavil (amitriptyline HCl)
  • Lexapro (escitalopram oxalate)
  • Limbitrol
    (chlordiazepoxide/amitriptyline)
  • Ludiomil
    (Maprotiline HCl)
  • Luvox (fluvoxamine maleate)
  • Marplan (isocarboxazid)
  • Nardil
    (phenelzine sulfate)
  • Norpramin (desipramine HCl)
  • Pamelor (nortriptyline HCl)
  • Parnate (tranylcypromine sulfate)
  • Paxil (paroxetine HCl)
  • Pexeva
    (paroxetine mesylate)
  • Prozac
    (fluoxetine HCl)
  • Remeron (mirtazapine)
  • Sarafem (fluoxetine HCl)
  • Serzone (nefazodone HCl)
  • Sinequan (doxepin HCl)
  • Surmontil (trimipramine)
  • Symbyax (olanzapine/fluoxetine)
  • Tofranil (imipramine HCl)
  • Tofranil-PM (impiramine pamoate)
  • Triavil (Perphenaine/Amitriptyline)
  • Vivactil (protriptyline HCl)
  • Wellbutrin (bupropion HCl)
  • Zoloft (sertraline HCl)
  • Zyban (bupropion HCl)

In questa lista viene fornito il nome sia commerciale che del composto chimico. Se alcuni nomi commerciali dei farmaci delle tue confezioni sono stati italianizzati, vedi se il nome industriale corrisponde a uno della lista. Se a te, o a qualcuno di cui devi prenderti cura, sono stati prescritti farmaci inclusi in questa lista è necessario sapere che possono indurre al suicidio e all’omicidio.

La FDA, ha emesso una direttiva a cui i produttori dei farmaci della lista devono attenersi. I fatti che stanno dietro a quella direttiva devono essere particolarmente gravi, più di quanto appaiano in superficie, se la FDA, nota per il suo servilismo e dipendenza dalle case farmaceutiche, è stata costretta ad emettere tale direttiva che qui traduco:
Gli Stati Uniti richiedono
nuove avvertenze sugli
antidepressivi per i bambini.
Gli antidepressivi devono ora avere un “riquadro nero” di avvertimento, dopo che dei ricercatori hanno collegato i farmaci con l’incremento di pensieri e comportamenti suicidi in bambini e adolescenti.”

FDA: antidepressivi nei bambini, suicidalità raddoppiata

Meta-analisi pubblicata dagli Archives of General Psychiatry

Da una meta-analisi pubblicata dagli Archives of General Psychiatry risulta che, in bambini e adolescenti trattati con antidepressivi, la probabilità di sviluppare suicidalità è quasi doppia rispetto a quelli trattati con placebo.

Quella dell’FDA è la revisione finale di una serie di dati disponibili già da alcuni anni, finora tenuti sotto il più stretto riserbo. Già nell’agosto 2004 la notizia era trapelata dopo alcune dichiarazioni di Andrew Mosholder, esperto dell’ufficio FDA incaricato alla valutazione della sicurezza dei farmaci. Queste dichiarazioni avevano suscitato la reazione piccata dei vertici FDA, indispettiti dalla violazione delle regole di discrezione.

Dopo la valutazione di dati ancor più recenti, l’FDA è giunta alla conclusione che la percentuale di rischio per la suicidalità per i farmaci antidepressivi disponibili è di 1,95.

Irving Kirsh, professore di Psicologia alla University of Plymouth afferma:”Ci sono tre fattori da considerare: il rischio, il beneficio e le alternative. I benefici degli antidepressivi rispetto al placebo nei bambini non sono clinicamente significativi. D’altra parte, la risposta al placebo appare sostanziale. Ciò significa che si riescono ad ottenere gli stessi benefici con praticamente ogni trattamento. E allora perché sceglierne uno che può far aumentare il rischio di suicidio?”. (Fonte: Yahoo News)

Si stima che a 17 milioni di bambini, in Italia 30.000, vengono prescritti farmaci e droghe che alterano la mente.

Questi dati assumono una valenza piuttosto preoccupante basti pensare anche a quanto affermato dal dott. Elliot Valenstein, biopsicologo, autore di Incolpare il cervello: “È un fatto consolidato che i farmaci usati nel trattare un disturbo mentale, per esempio, possono indurre un mutamento biochimico duraturo e perfino mutamenti strutturali [anche nel cervello], che nel passato sono stati ipotizzati essere la causa del disordine, ma potrebbero realmente essere un effetto del trattamento stesso.”

Solo nell’ultimo anno e mezzo, in cinque diversi Paesi sono stati pubblicati 18 allarmi governativi sui pericoli, fino ad allora nascosti, relativi a farmaci psichiatrici che evidenziavano effetti secondari tra cui: dipendenza da questi psicofarmaci, mania, ostilità, aggressione, psicosi, suicidio e violenza.

La Abbott Laboratories ha dichiarato di aver cessato la produzione di un proprio farmaco stimolante del sistema nervoso centrale – il Cylert (principio attivo “pemolina”) – in quanto gravato da epatotossicità. Questo farmaco psicoattivo – introdotto in commercio in USA nel 1975 – è correntemente utilizzato in fascia pediatrica per la cura dell’ADHD, la nota e contestata “Sindrome da Iperattività e Deficit di Attenzione”. La Food and Drug Administration – organo sanitario di controllo in USA – aveva ricevuto 163 segnalazioni per reazioni avverse, tra le quali decine per insufficienze epatiche acute a carico di pazienti in trattamento a normale dosaggio terapeutico: 13 di essi erano morti o erano stati comunque costretti ad immediato trapianto di fegato per scongiurare la morte.

17 milioni di bambini sono sotto psicofarmaci
Otto milioni nei soli Stati Uniti. Quarantamila in Italia

Non è mai stata dimostrata una relazione tra problemi mentali e squilibri biochimici e LA PSICHIATRIA NON DISPONE DI ESAMI come la medicina, ma solo di test.

Progetti e screening di stampo psichiatrico sono già approdati nelle scuole e spesso vengono dati agli studenti questionari, senza il consenso dei genitori, con lo scopo di “diagnosticare” disturbi di apprendimento (come l’ADHD). Ecco alcune delle domande:

* “Muove spesso le mani o i piedi o si agita sulla sedia?”
* “E’ distratto facilmente da stimoli esterni?”
* “Ha difficoltà a giocare quietamente?”
* “Spesso chiacchiera troppo?”

E’ molto facile sbagliare e venire etichettati. Si tratta di un business in costante crescita che ha già patologizzato il 9% dei bambini. Gli stessi insegnanti vengono “addestrati” a individuare i bambini a “rischio” e a indirizzarli alle strutture neuropsichiatriche.

Visita questi siti per saperne di più:

www.ccdu.org
www.cchr.org (Sito internazionale)

Se ritieni di aver subito danni a causa di diagnosi o trattamenti psichiatrici puoi metterti in contatto con il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus:
Tel.: 02 36510685
Email:linea.stampa@ccdu.org

Questi dati sono molto indicativi di una situazione che deve aiutare a riflettere.
Il problema degli psicofarmaci dati ai bambini per “diagnosi” sui comportamenti anziché sulle malattie, frutto della pseudoscienza, sono un problema criminologico. E’ vero che c’è un problema di cura che va salvaguardato, è anche vero che dietro la vendita di tanti farmaci su pseudodiagnosi sorge il dubbio: non è che si tira la volata alle case farmaceutiche?

Per scongiurare cause miliardarie di risarcimento danni, negli USA le case farmaceutiche sono corrono ai ripari scrivendo le controindicazioni nelle avvertenze sull’uso degli psicofarmaci. Così come avviene in Italia per le avvertenze contro il fumo, sui pacchetti delle sigarette: “il fumo provoca il cancro”.In questo modo, se il consumatore muore di cancro non può prendersela con le Case Produttrici di tabacco.

Può darsi quindi, che le avvertenze siano dovute a motivi aziendali cautelari e strategici, ma così come si può ipotizzare che il Tizio che uccide o si suicida lo fa in quanto non ha osservato bene la “cura” (magari ne assumeva una quantità irregolare o altro), allo stesso tempo, è ipotizzabile che lo abbia fatto proprio in virtù delle controindicazioni dello psicofarmaco stesso.

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