Lavoratori della Maflow salgono sul tetto – Milano

11 Gennaio 2010 1 Di ken sharo

Lavoratori della Maflow salgono sul tetto – Milano.

MILANO – Alcuni operai della Maflow, multinazionale che produce tubi per il condizionamento delle vetture, in particolare per la Bmw, sono saliti all’alba di lunedì sul tetto della sede centrale dell’azienda a Trezzano sul Naviglio, in via Boccaccio 1, nel Milanese, mentre altri loro colleghi hanno presidiato l’azienda passando la notte all’interno e picchettando gli ingressi. L’obiettivo della protesta, spiega il sindacato di base Cub, è contestare la decisione della casa automobilistica tedesca di sospendere gli ordini a partire dallo scorso mese di dicembre. La società, già in amministrazione straordinaria in tutto il gruppo da maggio scorso, ha avviato la procedura per la vendita. «Bisogna innanzitutto che la Bmw ripristini gli ordini – ha detto Walter Montagnoli della Cub – e che il Ministero per lo Sviluppo economico emani le necessarie autorizzazioni per permettere la vendita dell’azienda».

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La protesta alla Maflow
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LE COMMESSE – La Maflow è leader in Europa nella produzione di componenti per gli impianti di condizionamento delle principali case automobilistiche. Già di proprietà del fondo Ilp Italian lifestyle (Hirsch & co.), il gruppo ha tre siti principali: a Trezzano sul Naviglio, Ascoli Piceno e in Polonia. Lo stabilimento milanese lavora su commesse che per l’80% arrivano dalla tedesca Bmw. Il sindacato milanese dei metalmeccanici spiega che «nonostante la crisi del settore dell’auto, per il 2009 ci sono ancora ordini per 300 milioni, ma i debiti accumulati presso le banche (in particolare Intesa Sanpaolo e Banca Popolare) portano il fondo proprietario a decidere di mettere in liquidazione l’azienda che, il 30 luglio scorso, entra in amministrazione straordinaria». La Fiom ha precisato all’inizio delle agitazioni, in novembre, che «a detta dei commissari ci sarebbero quattro soggetti interessati all’acquisizione del gruppo, ma la presenza in Polonia di un grande stabilimento simile a quello di Trezzano e il fatto che l’area su cui sorge è già stata alienata e che l’immobile sia stato venduto ad una società del gruppo Unicredit sono delle pesanti ipoteche sul futuro del sito milanese». A tutto ciò si aggiunge che «Bmw ha recentemente deciso di spostare in Germania le commesse, che comunque sono sempre state evase puntualmente, nonostante la cassa integrazione straordinaria».

IN ATTESA DEL «TAVOLO» – Sul posto si è recato il vicesindaco Oliviero Camisani con l’assessore alle attività economiche, Sandro Napoletano e altri componenti della Giunta per confermare il sostegno dell’Amministrazione. Nei giorni scorsi, il sindaco Liana Scundi ha anche scritto ai suoi colleghi primi cittadini dei Comuni dove risiedono i dipendenti della multinazionale per chiedere loro di mettere in atto interventi di aiuto ai lavoratori. Si attende a giorni una nuova convocazione del tavolo istituzionale, costituito al ministro dello Sviluppo economico poco prima di Natale, al quale prenderà nuovamente parte anche il sindaco di Trezzano.

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