Napoli, amianto e rifiuti: capannone sequestratoIl Mattino video.
In azione la polizia municipale di Secondigliano: struttura inibita anche per l’imminente pericolo di crolli
di Marco Piscitelli
Lastre di amianto, animali morti, escrementi e quintali di rifiuti di ogni genere in un enorme capannone abbandonato e a rischio crollo. Il tutto a poche centinaia di metri dal centro abitato. È questo lo scenario che si è presentato agli agenti di polizia Municipale di Napoli nel corso di un blitz a Secondigliano, periferia Nord della città. In via Cupa Arcamone gli agenti dell’Unità operativa hanno posto sotto sequestro l’intero edificio pericolante.
I cinque uomini della Municipale entrano in azione alle 11. Dentro, lo scenario è da brividi. Ovunque escrementi, carcasse ed un’aria irrespirabile. Ma è alzando lo sguardo verso il tetto del capannone che si comprende la gravità della situazione. Diverse lastre in amianto, infatti, si sono staccate. Continua a leggere
Il post sul blog: “Vado a raccontare una tragedia infinita” - GIUSEPPE BOTTERO
Un inviato Rai e tre freelance de “La storia siamo noi”. Sono Accusati di spionaggio, la Farnesina tratta nel riserbo .Sarebbero stati fermati nella notte tra giovedì e venerdì nel Nord del Paese.Nel gruppo un reporter Rai e 3 freelance. Farnesina al lavoro: ora massimo riserbo. Nella mani dei ribelli Amedeo Ricucci (in foto), Elio Colavolpe, Andrea Vignali e Susan Dabous. L’Unità di crisi: «L’incolumità è priorità assoluta» .anna zafesova

Quattro giornalisti italiani sono stati trattenuti dai ribelli nel Nord della Siria. La notizia è stata confermata ieri in tarda serata dalla Farnesina, anche se a quanto pare il fermo risale ad almeno 24 ore prima. La Farnesina per ora non ha reso noti i nomi dei connazionali rapiti, ma secondo i colleghi si tratterebbe di Amedeo Ricucci, Elio Colavolpe, Susan Dabbous e Andrea Vignali, che erano arrivati nel Paese dilaniato dalla guerra civile martedì scorso, per raccogliere il materiale per il programma «La Storia siamo noi». Erano entrati in Siria dalla Turchia, dove facevano base. Giovedì sera sono stati trattenuti da un gruppo di ribelli siriani. Continua a leggere
ROMA – «Dopo due pontificati che hanno mantenuto un totale silenzio nei confronti di questa storia, adesso sento che qualcosa sta cambiando e spero in un dialogo. Essere riuscito a parlare con il Papa mi dà grande fiducia». di Maria Lombardi

Poche parole tra Francesco e Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela, la cittadina vaticana di quindici anni scomparsa il 22 giugno del 1983 a Roma. Un mistero lungo quasi 36 anni. Si sono incontrati nella parrocchia di Sant’Anna in Vaticano, c’erano tanti altri fedeli. Pietro e la madre si sono fatti avanti, quelle poche parole per loro sono tantissimo. Continua a leggere

(ANSA) – ROMA, 20 FEB – ”I cittadini francesi che si trovano attualmente nell’estremo nord del Camerun devono assolutamente mettersi al sicuro e lasciare la zona al piu’ presto”. E’ l’avviso pubblicato sul sito del ministero degli Esteri francese all’indomani del sequestro di 7 francesi nell’area. ”E’ formalmente sconsigliato di recarsi nella regione dell’estremo nord del Camerun (dalle rive del Lago Ciad al sud di Maroua) e alla frontiera con la Nigeria fino a nuovo ordine”, si legge nei consigli ai viaggiatori.

la paternità del sequestro chiedono
la fine «dell’aggressione» francese.
Respinto un blitz dell’esercito locale
Ore d’attesa per i 41 ostaggi catturati da un commando armato in un campo petrolifero algerino della Sonatrach, dove lavora insieme alla britannica Bp e alla norvegese Statoil, nella zona di In Amenas, a un centinaio di chilometri dalla frontiera libica. Nell’operazione sono morti un britannico e un algerino, sei persone – tre stranieri e tre algerini delle forze di sicurezza – sono rimaste ferite. Non ci sono italiani coinvolti, ha rassicurato la Farnesina.
L’emiro che ha pianificato l’assalto, Moctar Belmoctar, ex capo di una brigata di Al Qaida del Maghreb islamico, vicino al Mujao, ha rivendicato il sequestro di 41 stranieri (tra cui «sette americani, due francesi, dei britannici e dei giapponesi») spiegando d’aver voluto punire l’Algeria per l’ok dato al sorvolo dei Rafale che dalla Francia raggiungono il Mali. Continua a leggere
Inviati atti al gip per questione di legittimità costituzionale
Taranto, 4 gen. (TMNews) – Dopo poche ore dalla presentazione dell’istanza dell’Ilva, la procura della Repubblica di Taranto ha già respinto la richiesta di dissequestro del prodotto finito e semi-lavorato posto sotto sigilli il 26 novembre dello scorso anno. I magistrati della procura ionica hanno inviato gli atti della richiesta, contenente anche il resto della legge 231 del 24 dicembre del 2012, così detta “salva-Ilva” perché il gip valuti la possibilità di sollevare questione di legittimità costituzionale alla Consulta. Continua a leggere

Migliaia e migliaia di euro per i “pe-pe-pe-pe-pe’. Sì, insomma, per il trenino. A sentire quel che confessano davanti ai pm della procura di Milano showgirl, olgettine e amiche dell’ex presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi ci si può armare di calcolatrice e cominciare a fare i calcoli. Nelle ultime settimane del processo Ruby (nelle sue due varianti) nell’aula di giustizia milanese hanno sfilato, una dietro l’altra (ma non come nel trenino) quasi 15 ragazze: tutte ospiti delle notti di Arcore.
A quasi tutte i pm o fuori dall’aula i cronisti hanno chiesto conto e dichiarazioni sul rapporto con l’ex premier Berlusconi. Tutte hanno negato di aver “fatto sesso in cambio di soldi o regali” e la maggior parte ha ammesso “di ricevere 2.500 euro al mese da Silvio Berlusconi” attraverso bonifici bancari. Denaro per pagare, a detta loro, “università”, “per campare”, “per saldare l’affitto” oppure il “mutuo”. Conti che in passato aveva controllato direttamente il ragionier Spinelli, tesoriere di Berlusconi oggetto di un sequestro lampo – con i contorni del giallo – lo scorso ottobre. Continua a leggere
Dalle perizie alla manifestazione degli operai pagata dai Riva. Fino agli arresti, alla nuova Aia e al provvedimento del governo Monti che di fatto annulla i provvedimenti giudiziari. Per la città è stato un anno vissuto sul crinale tra il diritto a lavorare e quello alla salute. E all’orizzonte non si vedono soluzioni per il 2013

“Siamo fiduciosi che ora in Italia vi sia una nuova strada, una scelta politica capace di coniugare i valori fondamentali della nostra società”. La famiglia Riva, proprietaria dell’Ilva di Taranto, ha commentato così qualche giorni fa la conversione in legge del decreto “salva-Ilva”. Si è chiuso così l’anno orribile della fabbrica e della famiglia Riva. Le accuse di associazione a delinquere finalizzate al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro e corruzione in atti giudiziari hanno costretto il vecchio Emilio e suo figlio Nicola agli arresti domiciliari dal 26 luglio e un altro figlio, Fabio, a darsi alla latitanza all’estero per evitare il carcere.
Ma il 2012, in realtà, ha colpito e scosso la città di Taranto: dopo decenni di torpore e indifferenza, il 15 dicembre oltre quindicimila persone sono scese in piazza per dire “no all’inquinamento” e schierarsi al fianco dei magistrati dopo che il provvedimento voluto dal ministro dell’ambiente Corrado Clini ha, di fatto, annullato gli atti dell’autorità giudiziaria. Continua a leggere






